L’AQUILA – Che notte, L’Aquila! Un centro storico traboccante di gente come non lo si vedeva almeno da 6 anni, da prima del terremoto del 6 aprile 2009, ma anche da molti anni prima, ha fatto da meraviglioso fondale per la prima, vera notte dell’Adunata nazionale degli alpini.

E gli alpini, giovani, vecchi, veri, finti, perché di questi tempi un cappello con la penna nera può servire anche ad attaccare bottone, hanno dato una grossa mano, “invadendo” il cuore della città: su mezzi impossibili, trattori, motocarri, jeep da guerra, miniauto e così via; ma anche a piedi, camminatori spericolati sono stati avvistati lungo tutte le principali arterie di ingresso alla città, in periferia Est come in quella Ovest, a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Locali aperti, di più, spalancati, con “il fronte” della movida che è stato gigantesco: da piazza Duomo, stracolma di gente a dispetto di qualche goccia di pioggia, al corso, ai Quattro cantoni, crocevia di due fiumane di persone, a San Bernardino, ormai diventata per i turisti “la chiesa con le otto colonne” grazie alla nuova amatissima illuminazione, al corso stretto, praticamente impraticabile senza passare per i vicoli laterali, agli stessi vicoli, con le piacevoli novità della zona di Santa Maria Paganica, una vera discoteca a cielo aperto a pochi metri dalla chiesa ancora devastata, e la conferma di piazza Chiarino, sempre più nuovo crocevia del divertimento, visto che questa città ha sempre bisogno di una nuova moda.

In giro c’erano tutti. Giovani e giovanissimi, persone di mezza età, qualche “vecio”, mamme avventate con i passeggini, chi più ne ha più ne metta. Tutti hanno alzato il gomito, nessuno escluso, qualcuno ha esagerato e ha trascorso la notte accampato nelle condizioni più variegate.

È che è stato detto e scritto talmente tante volte, che gli aquilani si erano ripresi la città, anche quando era solo un timido riaffacciarsi, che ora che, probabilmente è avvenuto davvero, suona quasi ridondante. Eppure in questa notte tricolore qualcosa di veramente vivo è tornato a pulsare là dove la natura aveva deciso di prendersi le vite di molti, e la vita di tutti.

L’Expo di Milano ha il suo “albero della vita”. L’Aquila ha riscoperto la sua fonte di vita nella Fontana luminosa colorata di verde, bianco e rosso dai miracoli delle luci, come fosse un monumento tutto nuovo.

E una ragazzina che supera la calca di concittadini e forestieri, aspetta paziente gli ultimi selfie davanti a sé e va a bagnarsi la mano nelle acque ancora stranamente immacolate della vasca progettata 81 anni fa da Nicola D’Antino. “Lo dovevo fare”. Bentornata, L’Aquila. (alb.or.)