PESCARA – “Dietro le richieste di allungamento del pene, una pratica assolutamente da evitare se non in casi del tutto eccezionali, si nascondono spesso alcuni disagi della psiche come la dismorfofobia, per cui si guarda in modo distorto al proprio corpo, o a una parte di esso”.
Trent’anni di esperienza accumulata anche all’Aquila (specializzazione in Andrologia all’Università, docente di Andrologia alla Scuola di Specializzazione di Urologia dell’Università dal 1990 al 2001), hanno portato il dottor Stefano Goldoni, specialista in andrologia e urologia e direttore del Centro di Andrologia Chirurgica dell’Ospedale di Pescara, a un punto ben preciso anche se complesso e difficile da sdoganare.
Perché sui suoi ‘terreni’, il dottor Goldoni incontra non soltanto i guai che si risolvono con la chirurgia, quindi con un intervento sul corpo, ma anche quelli legati alla psiche da cui possono scaturire conseguenze spiacevoli dal punto di vista sessuale.
Ed è proprio partendo da alcune domande su un argomento scivoloso come l’allungamento del pene che Goldoni spalanca le porte su un universo oscuro, a tratti aspro, se non addirittura drammatico.
“Chiariamo subito una cosa: i moderni modelli del corpo e del sesso sono assolutamente sbagliati – spiega Goldoni ad AbruzzoWeb – perché le eccezioni, pensiamo alle misure del pene di chi lavora nel mondo dell’hard, non possono essere la regola”.
“ll miglior studio scientifico in circolazione in Italia sulle dimensioni del pene – prosegue – è stato realizzato dal professor Roberto Ponchietti e pubblicato sulla rivista European Urology nel 2001: 3.300 soggetti, dai 17 ai 19 anni, visitati per la leva militare. Dunque, allo stato di flaccidità, la lunghezza media del pene è di 9 centimetri, mentre la circonferenza è di 10. Invece, la lunghezza del pene ‘sotto stress’, cioè tirato fin dove può arrivare, è di 12,5 centimetri, misurando dal pube all’apice del pene, con un minimo di 7.5 un massimo di 17.5 centimetri”.
Qui, però, entrano in gioco altri fattori. Perché per molte persone, la scienza evidentemente conta poco e niente.
“Considerato che l’allungamento del pene è pressoché cialtroneria quando effettuato in persone con pene di normali dimensioni. Esistono infatti rari casi di cosiddetto micropene, cioè di lunghezza inferiore ai 7 centimetri, in cui talune tecniche possono trovare indicazione se effettuate in centri di riferimento”, il giudizio di Goldoni non fa sconti.
“Ma quasi sempre – batte con forza sul tasto lo specialista – si tratta di una pratica che porta solo svantaggi, complicanze di ogni tipo, a fronte di un allungamento minimo che può arrivare al massimo al 20 per cento, chi si presenta da un medico per un’operazione del genere nonostante le sue dimensioni siano perfettamente nella media, è senza dubbio una persona con delle fobie, con delle difficoltà soprattutto di natura psicologica”.
Dunque, sono certi modelli ‘culturali’ di riferimento che possono portare a convincersi di qualcosa di sbagliato.
Si può arrivare ad essere dismorfobici, credo sia uno dei problemi più grandi in questo campo. Purtroppo, tutto questo accade anche perché manca l’educazione sessuale nelle scuole, ma c’è pure carenza di un’adeguata psicoterapia. Io stesso, da andrologo, devo collaborare con alcune psicoterapeute, perché ogni giorno ricevo visite da persone convinte di cose che non trovano alcun riscontro nella realtà, fino ad arrivare agli uomini che fanno solo sesso su internet, cioè vivono di sesso virtuale.
Come si può porre rimedio?
È essenziale mettere in piedi dei veri e propri centri di medicina sessuale, puntando però ad allargare il campo anche alla coppia, non soltanto al singolo individuo. Insomma, prendere in cura chi ha problemi di varia natura legati al sesso e metterlo di fronte a una ‘triade’ composta da un andrologo, un ginecologo e uno psicologo. Ormai è chiaro che non si può più lavorare a compartimenti stagni. Esiste già la Società europea di Medicina sessuale, che ha acquisito giustamente una grande importanza.
Anche da lei a Pescara le cose si muovono, anche se per abbattere certi ‘muri’ occorre tempo.
A Pescara c’è un progetto in fase di avviamento che prevederà ascolto e consulenza per chi è in difficoltà. Per ora, posso dire solo questo.
E i più giovani? Quelli che all’improvviso, da adolescenti, sognano di avere un pene più grosso?
Purtroppo, esiste una differenza di ‘attenzione’ sul mondo dei maschi rispetto alle femmine. Una tredicenne con le mestruazioni ha il ginecologo, il tredicenne invece non ha una figura medica che possa accompagnarlo verso il mondo degli adulti, cioè assisterlo con i dovuti strumenti e consigli nella fase cruciale dello sviluppo del corpo e della mente. Il mondo maschile di una certa età, ammettiamolo, è praticamente al buio.
Ecco uno dei motivi che spiega, insieme all’assenza o alla presenza sbagliata della famiglia e della scuola, la fine che fanno tanti ragazzini.
Le dico di più. Il sesso, se vissuto e capito in una maniera ‘sbilenca’, cioè non regolare, non naturale, può portare a conseguenze che molti ancora ignorano, a parte chi quelle conseguenze le vive in prima persona. Esiste uno studio dell’andrologo Giuseppe La Pera, dell’ospedale ‘San Camillo’ di Roma, che ha rotto il silenzio su quello che lui stesso ha definito un ‘segreto di Pulcinella’. Una ricerca compiuta su oltre 200 ragazzi intervistati nei Sert e nelle comunità di recupero, ha dimostrato la connessione fra l’uso di droghe e un disagio sessuale che è quasi una regola negli adolescenti. Eroina e cocaina, droghe che ormai oggi si trovano a prezzi accessibili, migliorano le prestazioni sessuali. E siccome gli adolescenti, per i modelli errati di cui sopra, tendono sempre più a sentirsi inadatti, incompresi, rifiutati, con l’isolamento che vivono, possono finire nel dramma della tossicodipendenza.
Verrebbe da esclamare “ai miei tempi era tutto diverso!”.
Sa, io vissuto il ’68 a Roma, al ‘Giulio Cesare’. Tutti contro la borghesia, contro l’ordine costituito, tutti per la rivoluzione sessuale, si faceva l’amore pure nei bagni delle scuole. Anni anche di eccessi, vero, ma le assicuro che nessuno di noi si preoccupava di non avere un pene adatto a una ragazza. E sappia che i rifiuti, i ‘no’, c’erano anche all’epoca, ma non costituivano affatto un problema, perché il sesso non era vissuto più come un problema. A distanza di tanti anni, le cose sono profondamente cambiate, quando mi confronto con i più giovani resto senza parole. Alcuni di loro se ne fregano, pensano a sfogarsi con l’alcol e le droghe. Altri che al contrario sarebbero, giustamente, interessati alla sfera sessuale, rimangono terrorizzati. E si finisce per affidarsi al sesso online, alla solitudine del virtuale e alle degenerazioni e alle storture che il porno online propone ormai a miliardi di persone.
Facciamo un salto nella sua vecchia L’Aquila, oggi terremotata.
Una città meravigliosa con la quale ho ancora un forte legame, una città dove ho imparato moltissimo, specie insieme al professor Sandro Francavilla. Fa male vederla così, ma ha tutte le carte in regola per rimettersi in piedi. È sempre stata una città importante per la sanità, per la cultura, ha sempre avuto delle eccellenze in ogni settore ed è giusto che riparta dalle eccellenze per tornare a splendere.



