ROMA – L’alcol, se consumato sotto l’età legale, può portare a danni irreversibili al cervello.

È l’allarme lanciato da Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol che in una nota spiega che, a sedici anni, il cervello di un ragazzo “reimposta” le proprie funzioni, passando da connessioni tutte emotive a connessioni razionali.

Scafato afferma: “L’alcol, agendo su questa trasformazione lascia dei segni irreversibili nell’area cerebrale dell’ippocampo, quella che determina memoria e senso dell’orientamento”.

I risultati dell’elaborazione del Censis, su dati dell’Osservatorio e della Doxa, parlano di un bere compulsivo che si va diffondendo tra i giovani sotto i trenta anni.

Ma l’uso di alcol è diffuso anche tra i giovanissimi, a volte dei veri e propri bambini: “In Italia – si esprime al riguardo – sono 600 mila circa i ragazzi tra gli 11 e i 16 anni, ben sotto l’età legale, ad assumere alcol”.

“Non solo – prosegue – in Italia il 13 per cento della popolazione assume alcol al solo scopo di ubriacarsi. Tra le ragazze sotto i 18 anni sono il 7 per cento quelle che bevono per ubriacarsi. E fra i ragazzi questa categoria rappresenta il 25 per cento”.

“È questa categoria di bevitori a suscitare le maggiori preoccupazioni, anche perché tra i 16 e i 20 anni, i ragazzi rimodellano le loro connessioni cerebrali, passando da una cognizione emotiva a una razionale della realtà”.

“L’impatto dell’uso dell’alcol sul cervello – afferma – risulta devastante: le risonanze magnetiche evidenziano delle macchie nella zona dell’ippocampo del cervello, quella che sovrintende alle funzioni della memoria e dell’orientamento. Nei ragazzi che fanno uso di alcol, si registra un calo del 10 per cento della capacità di memorizzare e tenere a mente i ricordi e fino al 20 per cento nella capacità di orientarsi”.

“Si tratta di danni irreversibili – sottolinea Scafato – come irreversibili sono i danni che si possono subire da un incidente stradale correlato all’alcol”.

Per fare fronte a questa emergenza la ricetta del direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol è fatta di: “attenzione e comunicazione. Attenzione da parte dei genitori. Devono essere messi a conoscenza di come i loro ragazzi spendono i soldi”.

“Perché se un tempo era quasi impossibile per un giovane di 16 anni avere accesso a un super alcolico, oggi, con happy hour e open bar è molto più semplice. A questo si devono aggiungere campagne informative mirate ai giovani che devono informare e non suggestionare”.

“Credo che sia però ingiusto e parziale – continua il direttore – attribuire ai giovani tutte le responsabilità o una perdita della capacità di autocontrollo, se fino a quindici anni fa il bere non era considerato un valore per un minore ed era peraltro quasi impossibile, per convenzione e applicazione della norma sociale di protezione, avere accesso alle bevande alcoliche, oggi tra pubblicità su internet e facebook, modalità di marketing ammiccanti ai giovani, happy hours e open bar è naturale che un ragazzo inesperto e incapace di gestire informazioni spesso fuorvianti o ingannevoli si senta spinto e cada nella trappola dell’alcol, sostanza di scelta dello sballo giovanile e ponte di lancio per l’extreme drinking, la drunkorressia, il balconing, l’eye-balling”.

“All’attenzione – conclude Scafato – devono esserci le strategie di prevenzione europee e internazionali, che integrano le campagne di salute pubblica e devono informare, convincere, emozionare e coinvolgere, svalorizzando e contrastando il modello del bere per ubriacarsi e il valore del bere per i minori”.