CHIETI – “Il malcontento non è solo del sottoscritto, e dell’Abruzzo. Mi pare evidente che l’insoddisfazione e la delusione sia generalizzata, nelle altre regioni, da parte di tanti settori produttivi e associazioni di categoria, anche rispetto alle aspettative create dallo stesso governo. Diciamo che i fatti non sembrano proprio corrispondere alle anticipazioni e alla ridda delle veline”.
Vertenze industriali che con l’emergenza coronavirus si sono interrotte ad un passo dalla soluzione, nuove crisi che si aprono e rischiano di mettere in mezzo alla strada centinaia e centinaia di addetti, il crollo del mercato delle quattro ruote globale che rischia di travolgere anche l’automotive abruzzese, pilastro dell’export e della capacità occupazionale in regione. E poi, Il commercio, il turismo e l’artigianato in ginocchio, per non parlare dell’industria culturale.
Non sono deleghe, quelle alle Attività produttive, alla Cultura e al Turismo, ma campi di battaglia e tutte fanno capo all’assessore regionale Mauro Febbo, di Forza Italia. Il politico chietino, ex aennino, ex assessore comunale a Chieti, poi presidente della Provincia, ora alla sua terza legislatura in Regione, contattato da Abruzzoweb, fa il punto della situazione, in un lacerto di tempo tra una videoconferenza e delle incessanti telefonate, su come l’Abruzzo uscirà conciato dall’emergenza sanitaria, e ora sempre più economica e sociale determinata dalla pandemia del coronavirus.
E quale sarà lo scenario della “fase 2”, il calvario per il ritorno alla normalità, con le progressive riaperture delle varie attività produttive e civili.
Febbo critica il governo di centrosinistra di Giuseppe Conte per le incertezze e le deludenti risposte nel decreto d’Aprile, che deve regolare appunto la fase 2, ma poi a sorpresa, afferma che “preferisco non salire in cattedra a dare pagelle, verrà il momento di fare la sintesi e anche polemiche. Ora serve coesione, e remare dalla stessa parte”.
L’esperto amministratore annuncia che la Regione “ci mette la faccia”, rivendicando le misure adottate finora dal centrodestra in Regione Abruzzo di Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, a cominciare dalla legge “Cura Abruzzo”, che considera un primo passaggio: a tale proposito, sottoline più volte che la “vera partita si gioca nella riprogrammazione dei fondi europei non spesi, come l’Ue per fortuna ci ha consentito di fare, e con cui sono certo che riusciremo a liberare risorse per 150 milioni di euro, e allora potremo davvero dare un aiuto concreto e significativo a imprese, professionisti e famiglie in profonda crisi, e che senza un sostegno pubblico rischiano di non vedere la luce in fondo al tunnel”.
Mauro Febbo: anche lei polemico con il governo del centrosinistra e M5s di Giuseppe Conte e sulle anticipazioni del cosiddetto decreto di Aprile?
Il malcontento non è solo del sottoscritto, e dell’Abruzzo. Mi pare evidente che l’insoddisfazione e la delusione sia generalizzata, nelle altre regioni, da parte di tanti settori produttivi e associazioni di categoria, anche rispetto alle aspettative create dallo stesso governo. Diciamo che i fatti non sembrano proprio corrispondere alle anticipazioni e alla ridda delle veline. Il governo aveva detto che le riaperture dell’attività per le varie categorie ci sarebbero state, con tutte le misure di sicurezza, dal 4 al 18 maggio, qualcuna addirittura dal 27 aprile. Gli imprenditori si sono fatti in quattro per l’imminente e attesa riapertura, organizzando gli spazi, acquistando materie prime e dispositivi personali di sicurezza. E ora per molti, si scopre che se ne parlerà forse il primo giugno.
Che pagella dà al governo Conte, per il modo che sta affrontando questa emergenza?
Preferisco non salire in cattedra, verrà il momento di fare la sintesi. ora serve coesione e remare dalla stessa parte perché questa è la più grave crisi da tre generazioni a questa parte. Non è una guerra, ma i danni sono paragonabili.
Buona notizia resta però che già dal 4 maggio riapriranno tante industrie e si tornerà a produrre. Ma sarà garantita la sicurezza e le misure anti contagio?
Dal 4 maggio si tornerà al lavoro nel 95 per cento delle nostre fabbriche. Tenuto conto che noi in Abruzzo abbiamo un’importante filiera farmaceutica a agro-alimentare che non si è mai fermata, fondendo prodotti essenziali. Sulla sicurezza non ho motivo di dubitare: ci sono stati protocolli importanti a livello nazionale, le aziende ci sono impegnate a rispettare pratiche di sanificazione, e distanziamento sociale molto rigorose. Che valgono anche per i mezzi di trasporto che dovranno utilizzare i lavoratori. E poi ci saranno costanti controlli.
Sta avendo efficacia il decreto Cura Italia per l’accesso al credito agevolato per le aziende?
Ieri ho avuto un incontro con i maggiori istituti di credito nazionali presenti in regione e il mondo datoriale per valutare gli effetti del decreto liquidità sul territorio, su 100mila aziende presenti in Abruzzo almeno 20mila hanno fatto istanza. Ci sono ritardi, perché le banche hanno avuto disposizione da pochi giorni la piattaforma. Occorre capire finanziano chiunque presenta la domanda, o porranno paletti. Se ci saranno limitazioni di acceso allora dovrà intervenire eventualmente la Regione
Prima dell’emergenza coronavirus lei andava in giro per l’Abruzzo a seguire tante vertenze industriali. Ora com è la situazione, si è aggravato lo stato di salute delle industrie?
Purtroppo con il deflagrare della pandemia, si sono bloccate importanti e delicate vertenze che erano ad un passo dalla soluzione positiva. Faccio l’esempio della ex Honeywell di Atessa, per la riassunzione di 110 lavoratori da parte di Baomarc, o la vertenza alla Intecs dell’Aquila, dove stavamo trattando per la riassunzione da parte di Thales di 25 ricercatori, e poi di altri 30 dal neo-costituito consorzio di imprese. Però sono più preoccupato per lo scenario globale che si prospetta nei prossimi mesi e forse anni.
Ovvero?
L’automotive, che in Abruzzo rappresenta il settore industriale più importante è fermo, registra un meno 90 per cento delle vendite, e questo potrebbe avere effetti negativi anche da noi. E sarebbe una botta terrificante, da scongiurare cn ogni mezzo possibile.
Passiamo ad un altro settore caldissimo, quello dei commercianti, dei ristoratori e degli artigiani, piegati da un interminabile lockdown. Che futuro nel breve periodo si prospetta?
Tranne forse la filiera alimentare, tutte le altre attività sono chiuse e non sappiamo quando riapriranno e soprattutto quante non riusciranno a farlo. Non si sa nemmeno se una volta aperti, tanti esercizi commerciali avranno sufficiente clientela. E parliamo di decine di migliaia di piccolissime imprese. Da questo punto di vista è una prima risposta la proposta di legge regionale unitaria che a breve approveremo, con altre migliorie, e che prevede finalmente contributi a fondo perduto, anche per i commercianti, per un massimo di 2mila euro. Intanto abbiamo messo sul piatto 20 milioni di euro, rimodulando i fondi europei Fse, come per fortuna ci ha concesso di fare l’Unione europea. Ma siamo consapevoli che non può bastare, come dimostrano le proteste eclatanti e spontanee. L’unica soluzione è anticipare la riapertura delle attività commerciali, dei bar e dei ristoranti, delle attività artigianali, io ritengo che sia possibile farlo nel rispetto di tutte le norme sanitarie.
La Regione ha già approvato la legge ‘Cura Abruzzo’, e anche lì sono previsti aiuti a famiglie e imprese. L’accusa, in fondo scontata, è che non ci sono adeguate coperture economiche, che la norma è insomma il classico pannicello caldo. Cosa risponde?
Attenzione, che le risorse non potevano essere in questa fase adeguate lo abbiamo detto per primi noi della maggioranza. Intanto le misure anti crisi sono una prima risposta, un’impostazione delle modalità di sostegno. La vera partita, non solo in Abruzzo, è un’altra, è la riprogrammazione delle risorse disponibili, a cominciare da quelle dei fondi europei. Il lavoro è in pieno svolgimento e sono certo che alla fine riusciremo a liberare non meno di 150 milioni di euro. In particolare fondi europei Fesr e Fsc, ancora da mettere a bando, relativi alla programmazione 2014-2020 in scadenza. Ecco: 150 milioni non saranno certo un pannicello caldo, ma consentiranno di dare risposte concrete, a cui si aggiungeranno gli aiuti statali. Fondi che andranno ad incrementare le misure che man mano diventeranno legge regionale.
Altro settore in pesantissima sofferenza è quello del turismo. Si riuscirà anche in questo caso a dare una risposta?
E’ un settore che ha subito davvero il cento per cento dei danni, e che subirà danni incalcolabili anche nell’immediato futuro. In Abruzzo l’80 per cento del settore è rappresentato da quello balneare, dal mare e dalle spiagge. E proprio in queste ore governo e regioni sono impegnate al massimo per salvare la stagione estiva. Certo ci saranno limitazioni del numero di persone negli stabilimenti, l’adozione di misure di sicurezza anti contagio, ma stiamo trovando una quadra. Rincuora il fatto che gli operatori vogliono ad ogni costo riaprire, consapevoli che dovranno stringere la cinghia e fare i sacrifici. L’ultima parola spetterà al governo, ma sono convinto che data del 1° giugno in Abruzzo si potrà tornare in spiaggia.
Piuttosto il problema è rappresentato dalle spiagge libere, perché lì come si farà ed evitare assembramenti, a limitare gli accessi. La soluzione già emersa nei tavoli nazionali e che sono convinto sarà adottata è quella di consentirà ai cittadini di frequentare le nostre spiagge libere, attraverso una piattaforma digitale che sarà gestita dalla Regione in collaborazione con i titolari degli stabilimenti. Tutte le spiagge libere verranno attrezzate con ombrelloni, lettini e sdraio e per accedervi sarà necessario, appunto, prenotarsi in anticipo in modo da avere già assegnato il proprio spazio. Il costo, a prezzo calmierato sarà a carico della Regione che lo avrà preventivamente concordato con i balneari”.
Dal mare saliamo in collina e in montagna: che stagione si prospetta nelle meravigliose località dell’Abruzzo interno?
Paradossalmente tutti gli esperti in materia concordano sul fatto che la quota di turismo nelle aree interne montane questa estate aumenterà. In Abruzzo si prevede un 65% mare e un 35% montagna, mentre negli ultimi anni ci si attestava sempre intorno ad un 80% contro il 20%. Con questo non voglio dire che i problemi non ci siano anche nelle nostra località montane, ma c’è il vantaggio rispetto alle spiagge, di rendere meno impattanti e agevoli le misure di distanziamento.
A che punto è la sua proposta di distribuire alle famiglie abruzzesi buoni da spendere per soggiorni in località turistiche dentro i confini regionali?
Il provvedimento è pronto, manca solo il numeretto, ovvero a quanto potranno questi voucher ammontare, e quale platea potrà essere interessata. E potremo saperlo solo quando avremo la certezza dei 150 milioni di cui sopra. Voucher che ogni famiglia potrà spendere per un soggiorno in una località abruzzese a sua scelta. Che si aggiungeranno a quello che sta per mettere in campo il governo, ovvero altri voucher da spendere ovviamente dentro in confini nazionali. Prevediamo anche risorse ad hoc, ovvero contributi a fondo perduto, anche per gli operatori turistici, il minimo per il settore più penalizzato dalla crisi-covid.
Infine la cultura, altro settore in pesantissima difficoltà…
Sono molto preoccupato, perché è un settore in cui lavorano un gran numero di persone che non hanno contratti e ammortizzatori sociali, e che con lo stop di tutti gli eventi, manifestazioni e spettacoli si sono visti azzerare o quasi le loro entrate. Ad oggi poi, stando agli orientamenti sanitari, difficilmente si potrà tornare all normalità in estate. Un problema enorme che va affrontato con strumenti straordinari, a livello governativo. Da parte nostra, della Regione intendo, con ampio anticipo abbiamo erogato tutti i fondi della cultura del 2019, quasi 2,4 milioni di euro, con quattro mesi di anticipo rispetto agli anni scorsi. La settimana prossima partiranno i nuovi bandi, anche qui con sei mesi di anticipo, per la programmazione 2020, e soprattutto sarà prevista un’anticipazione immediata di parte del contributo, per dare almeno un po’ di respiro al settore. Nei precedenti bandi, l’anticipo era a carico del beneficiario del contributo.






