L’AQUILA – “Mangiare carne è una crudeltà inaccettabile, mangiare i piccoli è una barbarie. Scegli di essere Veg, comincia risparmiando la vita dei cuccioli”.

Così l’onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente (Leidaa), ha presentato il suo progetto di legge, depositato alla Camera nei giorni scorsi, che vieta la macellazione e la commercializzazione a fini alimentari di animali di età inferiore a 6 mesi.

Una proposta che, però, fa arrabbiare chi con l’allevamento degli animali ci vive, come per esempio Dino Rossi, agguerrito presidente dell’associazione allevatori Cospa, che provocatoriamente propone: “Dovesse passare quella legge regalo alla Brabillla la mia azienda, tutte le mucche da latte comprese di toro”, in quanto, argomenta, il divieto di macellazione sotto i 6 mesi lo condannerebbe al fallimento.

“Forse non tutti sanno – spiega Dino Rossi – che gli agnelli e i vitelli italiani sono prodotti ottimi e poco tutelati. Gli agnelli infatti vivono al seguito delle madri al pascolo e vengono macellati non appena svezzati, non subiscono nessun allevamento intensivo, mentre i vitelli vengono allevati senza estrogeni, contrariamente agli altri stati”.

Per Rossi “ritardare la macellazione significa mettere in ginocchio le ultime aziende rimaste sul territorio, creando ulteriormente disoccupazione e dare un altro colpo all’economia, con la creazione di altri migliaia di disoccupati che si aggiungono a quelli esistenti”.

Rossi si scaglia contro i “falsi animalisti” che imperversano “sistematicamente sotto Pasqua”, “pronti a danneggiare un settore già fortemente compromesso da scelte scellerate della politica italiana. Le regole di questo mondo sono la nostra tradizione e non è mai saltato in testa a nessuno pensare che fosse oltraggioso mangiare l’agnello a Pasqua”.

“Ancora una volta viene ingiustamente attaccato un comparto che lavora sodo,senza conoscere festività, ferie e la mutua – scrive ancora – Non si posso sovrapporre le legge impartite dalla politica clientelare alle leggi della natura, e nessun allevatore si potrebbe permettere di mantenere tutti gli agnelli e vitelli nati in stalla”.

Secondo l’allevatore, “porre un limite di tempo per la macellazione, macellare gli agnelli e i vitelli dopo 6 mesi di vita, significherebbe proporre al mercato un prodotto che il mercato non cerca. Quindi il risultato che si avrebbe se questa scellerata proposta diventasse legge, sarebbe la morte degli allevamenti”.

“Niente agnello, niente pecorino, niente lana, niente vitelli a carne bianca,di conseguenza niente latticini italiani – conclude – La campagna mediatica è ben studiata, per sensibilizzare i tanti ignari telespettatori, alla notizia che tanti cuccioli di pecora,vengono sacrificati per imbandire le nostre tavole pasquali”.