ROCCARASO – Simone D’Orazio, paracadutista di 29 anni ferito il 25 luglio scorso in un conflitto a fuoco in Afghanistan, riabbraccerà oggi pomeriggio a Roccaraso (L’Aquila) la mamma Antonella, la sorella Manuela e il fratello Luca.
Il militare è stato dimesso dall’ospedale militare Celio a Roma e ad accoglierlo nel suo paese, alle 16 circa, ci saranno i sindaci del territorio e le autorità militari dei comandi abruzzesi.
D’Orazio si è arruolato nel 2001 e fa parte del 183° Battaglione Nembo del Reggimento Folgore di stanza a Pistoia.
La sua prima missione risale al 2005 in Sudan, mentre nel 2007 il caporal maggiore è stato in Libano. Quella in Afghanistan è stata la sua terza missione.
Nello stesso conflitto a fuoco, avvenuto al termine dei controlli dell’abitato Khame Mullawi, nella valle di Bala Murghab, a Ovest dell’Afghanistan, perse la vita il primo caporal maggiore David Tobini, 28 anni, di Anguillara Sabazia (Roma).
ALL’ARRIVO LO STRISCIONE ”BENTORNATO SIMONE”
“Ringrazio tutti è grazie a voi che ho avuto la forza per arrivare fin qui”.
È arrivato alle 16.45 nel piazzale del Pratone a Roccaraso, a bordo di un pullmino dell’Esercito. Ad attenderlo l’intero paese e uno striscione lungo 25 metri “Bentornato Simone”.
Visibilmente emozionato è sceso a stento dal pullmino sorreggendosi sulle stampelle.
Al suo fianco la mamma “aspettavo da mesi questo momento e finalmente Simone è tornato tra di noi”.
Tra i tanti c’erano anche i tre sindaci dei paesi del comprensorio, oltre naturalmente a Francesco Di Donato, sindaco di Roccaraso, che ha voluto donare a Simone una medaglia a ricordo di questo giorno.
“Simone è per tutti noi un eroe, e questo sarà un giorno da ricordare per l’intera comunità. Un nostro concittadino che con tanto coraggio ha servito la Patria per portare la pace nel mondo. Siamo felici che tutto si sia concluso nel migliore dei modi e che ora Simone sia tra di noi”.
A salutarlo anche i fuochi pirotecnici e una cinquantina di bambini che sventolavano le bandierine tricolori.
Vicino a loro don Renato, il parroco che è stato uno dei primi ad abbracciare il paracadutista: “Abbiamo pregato sperando di vivere questo momento e il Signore ci ha aiutato facendo ornare Simone sano e salvo”.




