L’AQUILA – “Ferdinando Di Orio oggi viene strumentalmente accusato per avere saputo affrontare una situazione che solo chi ha vissuto quei terribili momenti non può né deve dimenticare”.

Arriva dalla preside della facoltà di Medicina, Maria Grazia Cifone, la difesa del rettore uscente dell’Università dell’Aquila, indagato per abuso d’ufficio e truffa assieme al suo ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo sui mega affitti pagati per ricollocare le facoltà dopo i crolli del 6 aprile 2009.

“Mi autodenuncio”, scrive la Cifone, schierandosi accanto al rettore.

Per la preside l’unica responsabilità di Di Orio è quella “di avere rispettato l’impegno assunto dal Senato nei confronti degli studenti e di avere evitato la dispersione del nostro Ateneo dal Tronto al Tevere individuando strutture che, a qualsiasi costo, potessero consentire di riprendere le attività a tutte le facoltà, compresa la prestigiosa facoltà di Ingegneria con i 5.300 studenti nonché l’altrettanto prestigiosa facoltà di Scienze motorie con i suoi quasi 1.000 iscritti”.

“E allora – prosegue la preside – anche io sono responsabile, così come lo sono tutti i membri del Senato accademico che avrebbero dovuto attendere un anno e mezzo la valutazione Ute (Ufficio tecnico erariale, ndr)”.

“Vale forse la pena – aggiunge ancora – ricordare che l’Ateneo, dopo la valutazione Ute, ha pubblicato un bando per verificare la disponibilità di strutture adeguate ad accogliere oltre 6.000 studenti. Non arrivò alcuna offerta accettabile!”.

La preside conclude con una provocazione: “Mi autodenuncio – scrive – anche perché il 15 aprile 2009, ho pagato 20 euro un panino con la porchetta. Mi autodenuncio perché oggi ho pagato un chilo di pomodori il doppio di quello che avrei pagato a distanza di 50 chilometri da qui. Mi autodenuncio perché pago un litro di benzina molto di più di quanto non la pagherei al di là del Gran Sasso”.

“Mi autodenuncio perché… Chissà quanto ci sto guadagnando!”, conclude.