L’AQUILA – “Con grande sofferenza rimango al mio posto. Rassicuro tutti che non mi sottrarrò più dallo scontro, d’ora in poi sarà colpo su colpo. Questo rettore, questa università possono andare a testa alta perché non temono nessuno”.
Ipotesi-dimissioni smentita e una difesa e a tutto campo, oggi, nella conferenza stampa del rettore dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, convocata per chiarire la sua posizione sull’indagine per i mega affitti pagati per rilocalizzare le facoltà dopo il terremoto, inchiesta che lo vede indagato per abuso d’ufficio e truffa assieme all’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, oggi direttore generale della D’Annunzio di Chieti.
Una conferenza stampa anomala, primo perché convocata da un indagato per parlare di un’inchiesta, circostanza curiosa; secondo, perché convocata all’interno dell’auditorium della Reiss Romoli, che dal post-sisma ospita il rettorato, e quindi alla presenza di un pubblico numeroso, anche se non numerosissimo.
Un pubblico che ha dimostrato di stare dalla parte del rettore, applaudendo più di una volta, specialmente quando Di Orio si è commosso mentre parlava dell’ultimo accordo sottoscritto in tandem con Gianni Letta.
Tra i presenti numerosi presidi di facoltà, alcuni dei quali, come Maria Grazia Cifone (Medicina) o Fabrizio Politi (Economia), in lizza per essere indicati come successori di Di Orio, non più ricandidabile, in vista delle prossime elezioni che si annunciano al calor bianco.
Da notare che il rettore, che ha avuto alcuni microfoni televisivi sul tavolo per tutta la durata della conferenza, non ha invece voluto rilasciare dichiarazioni video in interviste sia prima che dopo l’evento, dileguandosi rapidamente dopo aver risposto alle domande che i cronisti gli hanno rivolto dalla platea.
Una volta usciti i primi resoconti, subito è arrivata la replica del leader degli oppositori di Di Orio, il docente di Medicina Sergio Tiberti, che ha parlato di “affermazioni deliranti” contro di lui.
Diverse le posizioni all’Interno dell’Italia dei valori, partito alle cui posizioni il rettore si è avvicinato molto negli ultimi tempi: a favore del rettore si è espresso Lelio De Santis, segretario comunale, mentre il capogruppo in Consiglio regionale, Carlo Costantini, parla di “controlli legittimi sulle spese d’Ateneo purché si controllino tutte le spese post-terremoto di Chiodi”.
Costantini ha anche chiamato Di Orio “Di Iorio”, mostrando di dover ancora conoscere bene l’interlocutore.
Di Orio ha smentito le voci che lo davano vicino alle dimissioni, che pure erano circolate in mattinata, complice un sms di un docente di Ingegneria, Pierangelo Marcati, che aveva paventato tale possibilità.
“Non siamo mai stati neanche sfiorati da un’indagine per la nostra attività amministrativa, di questa cosa degli affitti, quando e se verremo chiamati, risponderemo”, ha aggiunto.
“Quando tutto sarà risolto chiederemo noi i danni per le calunnie sottoscritte nella denuncia – ha proseguito Di Orio – Se mi chiedete quanto paghiamo di affitti non lo so, perché non è compito del rettore saperlo, è competenza della direzione amministrativa”.
“Non è una guerra tra bande, ma c’è una banda di qualcuno che si oppone a questa governance usando tutto, amicizie, conoscenze, potenti e giornali – ha attaccato – Non è così che si conquista la governance dell’Ateneo”.
“Noi non ci siamo mossi mai da qui, non siamo rimasti nei salotti romani”, ha affermato ancora il rettore che, nel corso dell’incontro con la stampa, si è commosso più volte e ha ricevuto applausi dal buon pubblico presente.
Una conferenza stampa vibrante, quella del rettore, che ha contestato soprattutto il gruppo di oppositori che da mesi contesta la sua governance, capeggiati dal docente della facoltà di Medicina Sergio Tiberti, che Di Orio ha nominato una sola volta, ricordando la causa in corsa con Del Vecchio, ma che ha evocato spesso con frecciate sibilline.
Di Orio ha ricordato che “dopo il terremoto all’Aquila nulla ci è stato dato, abbiamo dovuto pagare tutto con i nostri mezzi e più del dovuto mentre da fuori ci offrivano cose migliori. Tutti – ha ricordato – abbiamo scontato un prezzo per restare qui: una vita difficile e pagare il non dovuto”.
“Andate a vedere che cosa c’era disponibile dopo il terremoto – ha aggiunto replicando alle critiche sugli affitti – non certo stabili gratis per 5 mila studenti, un imprenditore solo ha risposto all’appello ma ci ha fatto vedere un prato verde. Anche questa sede (la Reiss Romoli, ndr) l’abbiamo occupata quasi manu militari, non dovevamo stare neanche qui perché doveva esserci non so quale ufficio della Protezione civile. D’altronde io sono stato uno dei pochi che non si erano innamorati di Guido Bertolaso”.
Il rettore ha poi ricordato, affermando che è stata “sottovalutata”, la dichiarazione in sua difesa di Pier Ugo Foscolo, preside di Ingegneria: “L’ipotesi Optimes – ha affermato il rettore – era l’unica praticabile e lo è ancora oggi. Mi prendo tutte le responsabilità, mentre alcuni colleghi volevano andare a Pescara, Chieti, Pineto e perfino a Carsoli, io dal primo giorno ho detto restiamo all’Aquila, è un disagio che pagheremo tutti insieme”.
Pur difendendo la scelta “politica”, Di Orio ha spiegato di non essere a conoscenza dei passaggi tecnici. “Non so neanche chi ha fatto la trattativa, non conosco neanche Gallucci (l’imprenditore inizialmente proprietario dello stabile, ndr), non ho nessuna notizia di come è stato fatto il contratto – ha affermato – La responsabilità della gestione è del direttore amministrativo. Misi la firma su un documento perché non c’era nulla di doloso”.
Ed è proprio questo, secondo Di Orio, il motivo per cui lui è stato indagato assieme a Del Vecchio, “per aver apposto la mia firma su quell’atto”.
La politica degli affitti è stata giusta e, secondo il rettore, lo dice anche il ministero dell’Università. “L’ultimo accordo di programma (quello siglato nelle ultime ore di vita del governo Berlusconi con la longa manus di Gianni Letta, ndr) non è stato cosa facile da realizzare – ha affermato Di Orio, commuovendosi e raccogliendo l’applauso dei presenti – Il Miur ha riconosciuto che non bastavano 3 milioni, ma ce ne sarebbero voluti 5. Letta disse che era vero che il mercato degli affitti aveva raggiunto quote insostenibili”.
Nella parte finale dell’evento, Di Orio si è scagliato contro il gruppo di oppositori che da tempo lo contestano. “Non è una guerra di bande – ha detto, evocando il titolo dell’edizione di oggi del Messaggero – ma c’è una banda di qualcuno che si oppone alla governance di questo Ateneo con mezzi inadeguati e inappropriati, usando tutto, amicizie conoscenze, potenti e giornali”.
“I nostri docenti e studenti – ha aggiunto, aprendo di fatto la campagna elettorale – sapranno sicuramente reagire a tutto questo, perché non è con questo tipo di operazioni che si conquista la governance dell’Ateneo. Non è questo il sistema dell’università”.
Sul prossimo voto, “mi auguro che sia pacato, sereno, di fiducia. Abbiamo gentiluomini e gentildonne – ha sostenuto – che danno tutto per questo Ateneo, quelli che hanno fatto danni invece devono essere tenuti fuori”.
Riferiemento, quest’ultimo, agli oppositori, ai quali il rettore ha ricordato che “a mio carico non c’è neanche un rinvio a giudizio, l’unico rinvio a giudizio semmai riguarda un giornale gratuito per diffamazione contro di me, il 15 giugno ci sarà la causa contro Vespa (Peppe, direttore dell’Editoriale, ndr)”.
“La stessa cosa – ha attaccato – vale per Tiberti, anche lui rinviato a giudizio per ingiuria nei confronti del direttore amministrativo”.
E sulla costituzione di parte civile annunciata dallo stesso Tiberti a questo giornale, qualora si vada al dibattimento, Di Orio ha replicato: “Le uniche parti civili in questo momento sono il rettore contro Vespa e Del Vecchio contro Tiberti. Tutto il resto è scandalismo, gossip, chiacchiere e fango che si buttano contro l’istituzione”.
Sull’ipotesi di dimissioni, che pure era circolata in mattinata, Di Orio si è chiesto “Dimettermi perché? Di cosa dovrei vergognarmi, cosa dovrei pensare di aver fatto male? Sono orgoglioso di quello che ho fatto, neanche un giorno ho compiuto un atto contro quest’istituzione”, ha tuonato.
Infine l’annuncio del nuovo corso, in cui il rettore non starà più zitto. “Fino a oggi ho fatto passare troppe cose, questo mi è stato rimproverato da molti colleghi – ha ammesso – adesso si tratta di non far cadere più nulla per non disperdere il lavoro. Dobbiamo replicare in tutte le sedi possibili, lo farà il rettore ma mi auguro lo facciano tutti perché non possiamo più ricevere il fango”.
In ultimo, la conferma che per il 2012 sarà pronta la vera facoltà di Ingegneria, quella di Roio anche se “qualcuno non voleva farla tornare. Chi? Gli stessi che non volevano farmi fare la conferenza stampa”.
“Gli appalti del provveditorato alle Opere pubbliche – ha detto – sono partiti in forte ritardo, non per colpa nostra, siamo fiduciosi che entro quest’anno avremo Roio così come la facoltà di Lettere all’ex San Salvatore”.
“I momenti di chiarezza sono importanti – ha detto in conclusione – farò altre conferenze stampa: se continuerà il frullatore di fango ogni volta replicheremo. Il conflitto va mantenuto nelle giuste forme”.
“La dignità di un uomo vale tantissimo e se quell’uomo è innocente vale dieci volte di più”, ha concluso Di Orio, raccogliendo l’applauso dei presenti che si sono anche alzati in piedi.
Al termine il rettore ha risposto alle domande dei cronisti. A suo dire i tempi dell’inchiesta “non sono sospetti” in relazione al voto, mentre sul perché la valutazione dell’Ufficio tecnico erariale (Ute) sia giunta in ritardo per la ex Optimes mentre più puntuale in altri casi, “dovete chiedere a loro”, ha chiuso.
TIBERTI: “AFFERMAZIONI DI ORIO DELIRANTI, NON RISPONDO”
“In merito alla conferenza stampa tenuta oggi dal professor Ferdinando di Orio, indagato dalla Procura della Repubblica dell’Aquila, per truffa e abuso di ufficio, non rispondo alle deliranti affermazioni e alle volgari insinuazioni sulla mia persona”.
A dichiararlo è l’ordinario di Igiene presso la facoltà di Medicina dell’Università dell’Aquila, Sergio Tiberti.
“Tengo a precisare che il di Orio ha riferito di un rinvio a giudizio nei miei confronti, non so per che cosa, nel mese di Giugno, notizia clamorosamente falsa. Tutto il resto lo lascio alla commiserazione dei più e alla adulazione manifestata dai pochi presenti a questa celebrazione della fine di un‘epoca”.
COSTANTINI: “CONTROLLARE ANCHE ALTRE PROCEDURA SPESA POST SISMA”
“Legittima l’attenzione rivolta ai canoni di locazione pagati dall’Università per garantire la prosecuzione delle attività, subito dopo il terremoto; canoni che secondo alcune stime, peraltro totalmente “decontestualizzate”, sarebbero superiori di circa il 40 per cento rispetto ai valori di mercato”.
A dichiararlo è il capogruppo dell’Idv in Consiglio regionale, Carlo Costantini.
“Legittima, a patto che una identica attenzione venga rivolta a tutte le procedure di spesa adottate a L’Aquila nel dopo terremoto, a partire da quelle adottate dal Comune, dalla Protezione civile e dallo stesso commissario Chiodi, che in molti casi e con ragioni di urgenza molto più deboli di quelle che si e’ trovata ad affrontare l’Università, hanno speso fino al 300 per cento in più dei prezzi di mercato”.
“Esempi concreti non servono, perche’ tutto quello che hanno fatto è costato mediamente il doppio di quanto sarebbe costato in condizioni di normalità”.
“Per tutti possono valere gli alloggi del progetto C.a.s.e.: ne facciano stimare il valore di mercato e scopriranno che valgono circa 900 euro/mq e sono costati quasi 3.000 euro/mq. Oppure vadano a vedere i ponteggi, che alla fine costeranno chissà quante volte in più di quanto sarebbero costati normalmente; i bagni chimici; o la gestione delle mense, per scoprire che ancora pochi mesi fa sono state affidate senza gara di appalto, con un costo di gran lunga superiore non solo a quello di mercato, ma anche a quello che si pagava prima di questo avvicendamento”.
“In molti, non il solo Di Iorio (Costantini equivoca il cognome, ndr), si sarebbero letteralmente ‘svenati’, pur di assicurare la prosecuzione delle attività universitarie; i fatti gli hanno dato ragione, se è vero, come è vero, che con i suoi 24.000 studenti e’ stata la prima e forse unica istituzione pubblica aquilana a tornare alla normalità”.
“Una normalità, quella dell’Università, che oggi rappresenta la speranza alla quale e’ aggrappata una intera comunità, delusa e mortificata da come e’ stato gestito tutto il resto”.
“Bene, quindi, le verifiche, le ispezioni, le indagini e tutti i controlli del caso, sulle spese dell’emergenza dell’Università, così come sulle spese di tutti gli altri enti pubblici che si sono trovati ad operare all’Aquila e giusto che tutti quelli che risulteranno aver sbagliato paghino le conseguenze, senza eccezioni di sorta”.
“Male, ancora una volta, la stragrande maggioranza di politici aquilani che, con il loro silenzio, fingono di ignorare due verità incontestabili”.
“La prima. 24.000 studenti e tutta l’economia del valore di decine di milioni di euro l’anno che ruota attorno a loro fanno gola, molto più di quanto possa fare gola una sede distaccata della Corte d’Appello o di qualche ufficio regionale”.
“La seconda. Nel rapporto costo/benefici, tra quello che eè stato speso ed i risultati prodotti, l’Università dell’Aquila è l’unica ad essersi meritata la promozione piena. E forse è proprio per questo che, in una Città nella quale la politica si è divorato tutto, sembra quasi che solo l’Università debba essere chiamata a rispondere di qualcosa”.
DE SANTIS: “ATTACCO A DI ORIO E’ ATTACCO ALL’UNIVERSITA'”
“E’ veramente incredibile che gli scontri ed i personalismi sviluppatisi dentro l’Università, che si avvia al rinnovo democratico del Rettorato, possano sfociare in una guerra a colpi di carta bollata sugli affitti delle sedi, indispensabili al mantenimento dei corsi ed alla tenuta della stessa Università, con il rischio reale di danneggiare l’immagine ed il futuro stesso dell’Ateneo aquilano”.
A dichiararlo è il coordinatore comunale dell’Idv, Lelio De Santis.
“Al di là dell’accertamento di eventuali responsabilità da parte della Magistratura, mi preme rimarcare come l’Università di L’Aquila abbia fronteggiato meglio di altre Istituzioni i disagi e le difficoltà derivanti dal terremoto e come sia sta capace di mantenere intatta la popolazione studentesca, che non era un fatto scontato”.
“Questa città non può prescindere dalla sua Università e se può ancora avere una prospettiva di sviluppo lo deve innanzitutto alla solidità della stessa ed all’impegno di Chi si è assunto le responsabilità con coraggio, non piegando mai la schiena di fronte alla cruda emergenza ed in presenza della scarsa attenzione dimostrata dagli altri livelli istituzionali, regionali e locali”.
“L’Università vive con l’impegno del suo mondo accademico ed amministrativo ed ha bisogno di Istituzioni territoriali, in sintonia con il valore del suo ruolo, che operino in sinergia invece di parlare solo ed in ogni luogo di Università”.
“Un impegno diretto nella politica cittadina da parte di personalità di questo mondo universitario potrebbe essere una garanzia necessaria per riaffermare con le azioni amministrative la centralità dell’Università, come elemento essenziale nella ricostruzione dell’Aquila, città d’arte e di cultura”.



