L’AQUILA – ll passaggio dal tanto vituperato Reddito di cittadinanza (Rdc) del governo di Giuseppe Conte all’Assegno unico di inclusione (Adi) introdotto nel 2024 dal governo di Giorgia Meloni, “non ha contribuito a diminuire la povertà in Italia”, anzi l’effetto è stato contrario, con la platea di beneficiari che ha subito un crollo vertiginoso del 40-47%, e con un aumento conseguente delle persone che si sono rivolte alle Caritas diocesane per le richieste di beni primari, pagamento delle bollette, contributi per l’affitto e materiale scolastico per i figli.
Un fenomeno che riguarda anche l’Abruzzo, dove i percettori dell’Adi, dati aggiornati a giugno, sono 32.785, appartenenti a 15.630 nuclei familiari, su 867.682 in Italia, pari a 2.078.288 di famiglie.
E quanto si sostiene, numeri alla mano, nell’ottavo Rapporto Caritas focalizzato sul monitoraggio delle politiche contro la povertà, che ha analizzato quest’anno l’attuazione dell’Assegno di inclusione.
Gli effetti più dannosi sono stati, sostiene il rapporto, per “le famiglie in età da lavoro senza figli minori, i lavoratori poveri, gli stranieri e per chi vive nel Centro-Nord”. L’Italia rimane inoltre fanalino di coda in Europa: è l’unico Paese europeo senza una misura di reddito minimo rivolta a tutti i poveri.
L’Adi riduce infatti meno l’incidenza della povertà assoluta: dall’8,9% all’8,3%, contro il Rdc che l’aveva portata al 7,5%. Tra i poveri che erano beneficiari del Rdc, il 40,6% resta escluso dall’Adi.
Una misura che eroga in media 600 euro di sostegno al mese, ai nuclei familiari con componenti in condizioni di fragilità (una persona con disabilità, un minorenne, una persona con almeno 60 anni, o una persona in condizione di svantaggio e inserita in un programma di assistenza e cura dei servizi sociosanitari), a basso reddito (Isee non superiore a 10.140 euro e un reddito familiare, se inferiore, che non superi 6.500 euro annui e con limiti specifici per il patrimonio immobiliare e mobiliare del nucleo”, purché cittadini italiani o con permessi di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo per i cittadini extracomunitari. E a condizione che il richiedente aderisca a un percorso personalizzato di formazione, lavoro e inclusione sociale, a cui partecipano in Italia 181.942 persone, in Abruzzo 3.535.
In questo quadro, spiega la Caritas, i più penalizzati sono famiglie piccole, famiglie senza minori, disabili o anziani, lavoratori poveri, stranieri e chi vive nel Centro-Nord. I gruppi penalizzati coincidono spesso con categorie fragili.
Questa situazione ha comportato un aumento delle richieste di assistenza diretta alla rete Caritas, con una crescita significativa delle domande di aiuto per cibo, affitto e utenze. Secondo il Rapporto, la Caritas sta tornando a svolgere un ruolo di “paracadute sociale”, supplendo alle carenze dei sistemi pubblici di sostegno.
L’Assegno di Inclusione, sostiene la Caritas, ha segnato infatti “il passaggio da un approccio universalistico, che offriva sostegno a tutti i poveri, a un sistema categoriale, limitato solo a determinate tipologie familiari”.
La riduzione dei beneficiari ha avuto effetti evidenti sulla distribuzione del sostegno economico.
Le famiglie straniere, pur avendo visto dimezzarsi il requisito di residenza da 10 a 5 anni, risultano ulteriormente penalizzate dalla nuova scala di equivalenza, che assegna un peso minore ai componenti aggiuntivi del nucleo.
Tra luglio 2023 e giugno 2025, la percentuale di nuclei stranieri beneficiari è diminuita del 40%, contro un calo del 35% tra le famiglie italiane.
Come se non bastasse, anche la distribuzione geografica delle risorse continua a essere squilibrata: nel Nord Italia risiede il 41% delle famiglie in povertà assoluta, ma solo il 15% dei beneficiari dell’Adi.
La Caritas sottolinea poi che “la riforma non ha eliminato le criticità già presenti con il Reddito di cittadinanza. Viene segnalata una scarsa efficacia nel selezionare i reali destinatari del sostegno con il rischio che alcune famiglie vulnerabili restino escluse, mentre altre, non necessariamente povere, riescano comunque ad accedere alla misura”.
Il rapporto descrive “un sistema che ha ristretto la platea con criteri categoriali, senza tenere conto del reale livello di povertà. Questo approccio, definito ‘orizzontale’, ha di fatto ridotto la copertura complessiva, lasciando senza aiuto molti nuclei che versano in condizioni economiche critiche”.
Inoltre dal 2024 “l’Italia è diventata l’unico Paese europeo privo di una misura di reddito minimo garantito rivolta a tutti i poveri, indipendentemente dalle caratteristiche familiari o dall’età. In tutti gli altri Stati membri dell’Unione, esistono strumenti di sostegno universali, calibrati sul reddito effettivo e non su categorie predefinite. Per la Caritas, questa scelta rappresenta un passo indietro sul piano della giustizia sociale, perché spezza il principio di solidarietà che dovrebbe garantire pari accesso alle tutele fondamentali”.
Nel documento si evidenzia poi che “sarebbe stato possibile ridurre gli stanziamenti pubblici, senza escludere i più deboli, orientando gli interventi verso i nuclei effettivamente poveri. La Caritas suggerisce che si sarebbe potuto intervenire in modo verticale, concentrando le risorse sui soggetti con maggiore disagio economico, invece di procedere con un taglio orizzontale che ha ristretto l’accesso”. Filippo Tronca





