L’AQUILA – Migliaia di persone “in cravatta” a gestire l’acqua abruzzese, quando vent’anni fa per costruire e far funzionare l’intera rete regionale ne bastarono poco più di 200.
È questa la denuncia che fa dai microfoni di AbruzzoWeb l’ingegnere Bruno Martella, 84 anni, uno dei padri fondatori del sistema idrico abruzzese moderno, con esperienze in tutta Italia e perfino in Tanzania all’estero.
Laureato in Ingegneria civile-idraulica all’Università di Pisa, nel 1961 fu assunto dalla Cassa per il mezzogiorno-Servizio acquedotti e fognature (Saf) e negli anni fu responsabile prima per la provincia dell’Aquila e poi per l’intera regione.
In seguito è stato presidente del Consorzio per la gestione delle risorse idriche dell’ambito aquilano (Cogeri) dal 1995 fino al 2003.
“Dal 1961 al 1983 abbiamo realizzato tutti gli acquedotti della Provincia dell’Aquila, con 1.800 chilometri di condotte, 60 sorgenti, 60 centrali di sollevamento e 600 serbatoi per 105 comuni e le loro frazioni”, ricorda Martella snocciolando le cifre.
Come responsabile della provincia, “tra geometri, ingegneri e dipendenti avevo 120 persone – spiega – Di questi 60 erano guardiani degli acquedotti, che avevano partecipato alla costruzione e vivevano lì intorno, erano capacissimi”.
Per quanto riguarda la gestione dell’intero Abruzzo, invece, “come dirigente di divisione avevo 210 persone, 110 guardiani e un centinaio di impiegati e tecnici, prevalentemente geometri, che ritenevo non dipendenti, ma collaboratori e amici”, ricorda ancora Martella.
Che fa un paragone con la situazione di oggi: “L’acqua viene gestita da 6 consorzi e 6 Ato (ambiti territoriali ottimali, ndr). Abbiamo già 12 presidenti che non sono certo ingegneri idraulici, e 48 consiglieri, tutta gente in cravatta – sottolinea l’ingegnere – Noi avevamo la Fiat Campagnola per salire sui monti, non le auto blu”.
Una moltiplicazione di personale da 200 persone a oltre 1.500 secondo Martella, che non ha portato a un miglioramento, tutt’altro. E qualche dubbio l’ingegnere lo avanza pure sulla competenza di qualcuno, tanto da chiudere l’intervista con una domanda tecnica come piccola provocazione:
“Sarei contento se qualcuno mi desse una risposta, come mai tutte le migliaia di serbatoi della regione, piccoli o grandi che siano, hanno sempre la stessa altezza, 4 metri?”. Alberto Orsini





