L’AQUILA – Lavori di messa in sicurezza della falda acquifera del Gran sasso nei primi mesi del 2019, in concomitanza con i lavori previsti sull’autostrada, per evitare finalmente ogni possibile rischio di contaminazione in caso di incidente nei laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso, o dentro le gallerie dell’A24. In base ad uno studio di fattibilità già pronto e ieri consegnato dal professor Roberto Guercio, a cui a breve si aggiungerà la quantificazione dei costi. Tenuto conto che sono già state predisposte intanto le misure di sicurezza aggiuntive per prevenire contaminazioni dell’acqua bevuta 700 mila abruzzesi.

Questo in sintesi il percorso, e lo stato dell’arte, illustrato dal vice presidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli, nel corso del consiglio regionale straordinario che si è svolto ieri all’Emiciclo, dedicato all’esperimento Sox, che sarà condotto nei Laboratori di fisica nucleare nel 2018, per studiare il comportamento dei neutrini.

Esperimento che ha sollevato un polverone mediatico e politico, per la sua presunta pericolosità, visto che utilizza Cerio 144, un materiale radioattivo.

Ipotesi prefigurata in primis dall’associazione H20, e sposata dalla trasmissione di intrattenimento le Iene, che è addirittura arrivata ad associare l’esperimento al rischio nucleare di Fukushima. Opinioni sdegnosamente smentite da decine e decine di scienziati, che parlano apertamente di “bufala”.

Ad ogni buon conto, come annunciato proprio ieri dall’istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), che gestisce i laboratori, l’esperimento Sox slitterà per problemi tecnici riscontrati nella produzione del generatore di antineutrini, in corso d’opera in Russia.

Per quanto riguarda Sox, Lolli ha ribadito in aula, incalzato in particolare da Riccardo Mercante del Movimento 5 stelle, che la Regione Abruzzo ha stabilito che per dare il via libera all’esperimento, che “nessuno vuole impedire o ritardare”, deve essere prima effettuata una procedura di valutazione del rischio “aggiuntiva”, che dia la garanzia assoluta di sicurezza. E a questo scopo stanno già lavorando gli uffici competenti di Regione e Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga.

Il passaggio saliente del suo intervento è stato però dedicato al crono-programma della definitiva messa in sicurezza del sistema falda acquifera-laboratori-autostrada.

“Il vizio di fondo nasce dalla realizzazione del traforo, effettuato negli anni ’80, con la mentalità dell’epoca – ha esordito Lolli – si è infatti ‘bucato’ e svuotato l’acquifero, che è andato a finire sotto l’autostrada e i laboratori, realizzati dopo, con la preziosa acqua incanalata in tubature di cemento armato, lunghe 11 chilometri, che non garantiscono l’isolamento”.

Un problema rimasto in buna parte irrisolto per anni, nonostante una gestione commissariale costata 80 milioni di euro, e riportato alla ribalta da un episodio seppure limitato di contaminazione avvenuto un anno e mezzo fa, con il rilevamento di toluene nell’acqua per un quantitativo di sostanza che stava comunque ad un 350esimo del livello di soglia, che ha fatto seguito ad un episodio di contaminazione delle acque del fiume Vomano con trimetilbenzese.

Ora però, ha assicurato Lolli, si è ad un passo dal risolvere una volta per tutte il problema, grazie al lavoro avviato dal tavolo istituzionale intorno a cui siedono Regione Abruzzo, Infn, che gestiscono i laboratori, Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, gli enti gestori del ciclo idrico integrato e le Asl competenti, quelle cioè della provincia teramana e aquilana, l’Agenzia regionale tutela ambientale (Arta).

Prima cosa da fare, ha spiegato dunque Lolli, “è risolvere il problema della distanza della captazione di acqua dalle attività umane, in questo caso i laboratori e l’autostrada, che in base alle nuove normative deve avere una distanza minima di 200 metri. In secondo luogo l’acqua va incanalata in condotte di acciaio inox, con la sostituzione di quelle in cemento, ed esse dovranno correre non sotto l’autostrada, ma al lato di essa. Infine va garantito il massimo livello di depurazione dell’acqua di scarico che va a finire nel fiume nel Vomano, nel versante teramano, e nel Raiale, in quello aquilano”.

Lo studio di fattibilità di questo complesso intervento è stato già completato e consegnato dal professor Roberto Guercio, professore ordinario di Costruzioni idrauliche, Marittime ed Idrologia all’Università La Sapienza di Roma, che già aveva predisposto il piano di messa in sicurezza all’epoca del commissariamento.

“Questo studio del professor Guercio, noi lo gireremo tal quale al governo”, ha annunciato Lolli.

Se l’intervento avrà un costo inferiore ai 50 milioni di euro, come prevede la legge, la competenza sarà del Provveditorato alle opere pubbliche, sopra i 50 milioni dell’Istituto superiore dei lavori pubblici.

La domanda viene dunque spontanea: ci sono questi soldi?

“Anche da questo punto di vista non siamo stati fermi – ha assicurato Lolli a tal proposito – infatti l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, che abbiamo incontrato più volte a Roma, presso la presidenza del Consiglio dei ministri, ha inserito l’intervento tra le priorità assolute da finanziare, e sta già lavorando al prospetto finanziario”.

C’è anche una tempistica per l’avvio dei lavori: i primi mesi del 2019, quando la società Strada dei Parchi dovrà, obbligata dalla legge, effettuare i lavori di allargamento dei due tunnel dell’autostrada.

Quello sarà il momento giusto per effettuare anche i lavori di messa in sicurezza del ciclo idrico.

Altra domanda che sorge spontanea: nel frattempo cosa accadrà? A rigor di logica, seguendo le posizioni più oltranziste andrebbero chiusi sia i laboratori che l’autostrada, finché non saranno effettuati i lavori di messa in sicurezza definitiva. Dell’esperimento Sox, poi, neanche a parlarne, anche con tutte le autorizzazioni aggiuntive annunciate da Lolli.

Il vice presidente nel suo intervento ha invitato però implicitamente al buon senso, per non far passare gli abruzzesi come un popolo di “trogloditi”.

“Nel frattempo che facciamo? Su richiesta del tavolo, i laboratori e Strada dei Parchi hanno acquistato tre spettrometri di massa di ultimissima generazione – ha spiegato invece Lolli – già istallati e funzionati, e che dialogano tra loro e con le strumentazioni dell’Arta e delle Asl, che sono in grado di rilevare anche la minima presenza di sostanze volatili e chimiche nell’acqua. Nel caso avvenisse, l’acqua sarebbe subito veicolata nello scarico. Abbiamo poi sottoscritto un protocollo d’intesa tra tutti i soggetti presenti al tavolo che impone ulteriori procedure precauzionali ‘ridondanti’, oltre cioè quelle previste da leggi già molto stringenti”.

Procedure scattate ad esempio quando Strada dei Parchi ha riverniciato le strisce nel tratto stradale detro il traforo. Intervento reso possibile dopo l’analisi sul tipo di vernice da utilizzare, deviando durante i lavori l’acqua captata nello scarico. Lo stesso sta accadendo in questi giorni per un intervento di verniciatura di rosso di parte delle tubature dentro i laboratori, prescritta dai Vigili del fuoco.

“Invito alla ragionevolezza, a non farsi prendere dall’emotività – ha concluso Lolli – il dibattito che si è scatenato intorno ai laboratori e all’esperimento Sox non ci ha fatto bene, ha fortemente danneggiato l’Abruzzo. C’è chi anche in quest’aula ha definito i laboratori una ‘bomba ecologica’. L’Abruzzo non può passare per un luogo abitato da trogloditi che vogliono chiudere o anche ritardare le attività del più importante istituto di ricerca di fisica nucleare in Italia”.