POPOLI – Tutto da rifare: la Giunta regionale ha annullato il bando, a lungo atteso, pubblicato il 2 novembre scorso e in scadenza il 5 marzo prossimo, per l’assegnazione della sorgente di acqua minerale “Fonte Primavera” di Popoli, in provincia di Pescara, in concessione al gruppo San Benedetto dal 1988, e prorogata per altri 10 anni nel 2008.
Una decisione, secondo quanto si è appreso, inevitabile e in “autotutela”, dopo la sentenza di sospensione di fine gennaio da parte del Tribunale amministrativo regionale di Pescara, che ha dato ragione al ricorso della società Santa Croce curato dagli avvocati Claudio Di Tonno, del foro di Pescara, e Matteo Di Tonno, del foro di Bologna.
Nel bando infatti non era certo l’oggetto dell’affidamento, in particolare realtivamente allo stabilimento produttivo, ed erano contenute condizioni che di fatto impedivano ai partecipanti “di formulare un’offerta congrua e consapevole e, quindi, concorrenziale”.
La delibera, uno degli ultimi atti dell’esecutivo uscente di centrosinistra, non è stata ancora pubblicata, nessuna comunicazione ufficiale è stata diramata, ma la conferma arriva direttamente dagli uffici competenti della Regione. La decisione crea problemi alla terza concessione di acque minerali dopo che difficoltà e situazioni sub judice si registrano nella altre due, Sant’Antonio Sponga di Canistro e Valle Reale, ancora a Popoli, dove sono impiegante centinaia di persone tra impegni diretti e indotto. Si tratta di una emergenza che il nuovo esecutivo di centrodestra dovrà inserire tra le priorità.
Avendo optato per l’”annullamento” e non per la “sospensione”, ora il bando andrà riscritto da capo, con un nuovo iter, e le tempistiche ovviamente si allungheranno.
Protagonista di questa vicenda è ancora una volta la società dell’imprenditore Camillo Colella, ex concessionaria, fino alla revoca senza proroga da parte della Regione nel 2015, della sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro, di cui ha chiesto di poter riprenderne lo sfruttamento in attesa anche qui dell’esito del nuovo bando di gara.
Tutto ciò nell’ambito di un contenzioso molto duro con la Regione contro la quale pendono risarcimenti milionari innescati dalla società dell’imprenditore molisano Colella.
Oggi Santa Croce è concessionaria della più piccola sorgente Fiuggino, sempre a Canistro, e ha già partecipato al bando per l’assegnazione della sorgente di acqua minerale Valle Reale, anch’essa a Popoli (Pescara) e San Benedetto in Perillis (L’Aquila), assegnata provvisoriamente all’attuale concessionario Gran Guizza che fa parte proprio del Gruppo San Benedetto, e in cui però va a rilento l’iter di assegnazione definitiva.
La Santa Croce era poi pronta a partecipare appunto al bando per la “Fonte Primavera”.
In questo caso però l’acqua della sorgente continuerà ad essere imbottigliata in proroga dall’attuale concessionario, ovviamente pronto anch’esso a partecipare al nuovo bando.
Non accadrà insomma quello che da quasi tre anni avviene nella sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro, dove l’acqua finisce al fiume, a causa della mancata proroga alla Santa Croce in attesa del nuovo bando, e dopo che la Norda, aggiudicataria provvisoria nel marzo 2017, ha gettato la spugna in autunno, in quanto nel bando, anch’esso con non poche criticità, non era previsto il terreno dove realizzare il nuovo stablimento.
Entrando nel dettaglio, il motivo principale che ha portato all’annullamento del bando per la Fonte Primavera, è che lo stabilimento di produzione, realizzato dal gruppo San Benedetto e utilizzato per imbottigliare anche l’acqua della sorgente valle Reale, si trova all’interno della concessione della sorgente Fonte Primavera. E dunque, secondo i giudici amministrativi, doveva essere anch’esso messo a bando, essendo di proprietà regionale, dopo aver indennizzato il privato.
Penalizzante per concorrenti diversi dall’attuale concessionario, anche la clausola che prevedeva una consistente riduzione del canone di concessione, da 4 euro a 0,30 euro ogni mille litri di acqua minerale imbottigliata se ci si impegnava a rispettare i livelli occupazionali operanti presso lo stabilimento di imbottigliamento. Il problema però era che gli operatori impiegati sono dipendenti della Gran Guizza, affidataria della concessione mineraria Valle Reale. E dunque di fatto non riassumibili da altri concorrenti. Infine nel bando, non sono state allegate le analisi che attestano la qualità della risorsa idrica. Un obbligo a carico del concessionario uscente.



