L’AQUILA – Non si sa ancora chi deve fare gli espropri dei terreni su cui realizzare il nuovo stabilimento, e senza interlocutori molta della documentazione richiesta non può essere prodotta. Non ci sono certezze sulle tempistiche e competenze. Gli enti coinvolti nell’iter non presentano i pareri, e non partecipano nemmeno alle riunioni tecniche.

Sono molteplici e pesanti le rimostranze, sintomo di un crescente nervosismo, che la Norda spa, aggiudicataria provvisoria, oramai più di un anno, delle sorgenti Sant’Antonio-Sponga di Canistro (L’Aquila), ha messo nero su bianco in una lettera inviata alla Regione Abruzzo il 14 maggio scorso.

Oggetto del contendere è il tormentato iter di approvazione del nuovo stabilimento che dovrebbe sorgere sui terreni tra Canistro e Civitella Roveto, dove si dovrebbe tornare a imbottigliare la preziosa acqua minerale che, da quando è stata revocata la concessione alla Santa Croce, va finire nel fiume Liri.

Una partita lastricata da difficoltà e imprevisti, che però che non può permettersi di perdere il territorio  e il 75 lavoratori licenziato dalla Santa Croce, che la Norda si è impegnata in buona parte a riassumere; un a partita che non vuole perdere la stessa Norda, perché  altrimenti  si vedrebbe escussa la fideiussione già versata, come pure la Regione Abruzzo che dovrebbe pagare pesanti penalità, oltre ad un prezzo politico di dimensioni  apocalittiche per il fallimento del progetto, da condividere con il Comune.

A complicare lo scenario c’è poi la Santa Croce di Camillo Colella, che  da quando si è vista revocare la concessione,  sta conducendo una guerra giudiziaria senza quartiere, e ha anche impugnato l’aggiudicazione provvisoria alla Norda in quanto sarebbero scaduti i termini per avviare completare l’iter di Valutazione di impatto ambientale. Iter contestato del resto dalla Norda, arrivando a fare ricorso al Tar contro la stessa Regione,che gli ha imposto la Via, ritenendo non sufficiente la più snella Valutazione di assoggettabilità.

La nota inviata alla Regione, a firma dell’amministratore delegato della Norda Enrico Pessina, fa seguito alla riunione tecnica del 12 aprile scorso, nella sede della giunta regionale di palazzo Silone a L’Aquila.

Summit che doveva  mettere intorno ad un tavolo tutti gli enti interessati, per imprimere un’accelerazione agli iter autorizzativi. Solo una parte degli enti si è però presentato e inviato i pareri richiesti. Del resto anche la stessa Norda non ha inteso partecipare,  avendo ancor prima in una durissima lettera accusato Regione e Comune per un iter connotato da “estrema incertezza”, lastricato da una “serie di ostacoli non certamente preventivati, né minimamente ipotizzabili”.

Anche nella riunione del 12 aprile riunione si sono ribadite tutte le pesanti problematiche, e si è poi deciso di sollecitare la Norda a fornire la documentazione mancante, entro 30 giorni, a cui dovranno seguire 30 giorni per le integrazioni, e ancora 60 giorni per le risposte della proponente, e 120 giorni per concludere il lavoro istruttorio. Il Comune di Canistro e di Civitella Roveto si sono impegnati ad accelerare l’iter della trasformazione urbanistica dei terreni dove deve essere realizzato lo stabilimento.
I 30 giorni sono trascorsi, e nella nuova comunicazione la Norda fa notare in sostanza che non è stata messa nelle condizioni di poter asssolvere alla richiesta.

“Dalla lettura del verbale della conferenza istruttoria del 12 aprile – si esordisce – sembrerebbe di comprendere che la variante urbanistica dovrebbe essere approvata attraverso lo strumento dell’accordo di programma al  quale dovrebbero partecipare la Regione ed i Comuni di Canistro e Civitella Roveto. Nulla però viene specificato in merito alle procedure di esproprio. Non è infatti ancora chiaro quale ente dovrebbe assumere il ruolo di autorità espropriante e sulla base di quali presupposti giuridici dovrebbe venire dichiarata la pubblica utilità delle opere”.

Lacuna non certo  secondaria, l’assenza di un soggetto espropriante, visto che il terreno è parcellizzato tra decine e decine di proprietari, alcuni dei quali avevano anche provato a chiedere somme esorbitante rispetto al valore che la Norda è disposta a riconoscere.
Ma sopratutto perché osserva Pessina, questa situazione “non consente alla Norda di istruire le pratiche per ottenere l’assenso all’accesso all’interno delle aree interessate dal progetto definitivo,  al fine svolgere i sondaggi e le altre attività necessariamente propedeutiche alle indagini geologiche richieste”.

Ma non è tutto: “allo stato non neppure chiaro se il dipartimento opere pubbliche della Regione fosse effettivamente competente ad individuare la documentazione integrativa richiesta in merito alla progettazione delle opere edilizie e di viabilità, nonché alla perizia di stima dei terreni da espropriare”.

A questo punto la Norda elenca la documentazione che per motivi non dipendenti dalla sua volontà, ha difficoltà a reperire e predisporre: in primis l’elaborato di dettaglio delle aree interessate dalla nuova condotta, la quantificazione delle indennità di esproprio, la relazione sulla gestione delle terre e rocce da scavo, il progetto per la risoluzione delle interferenze.

La Norda ricorda poi che l’autorizzazione alle emissioni andrà rilasciata solo dopo la messa in opera delle linee e dopo aver espletato il monitoraggio ambientale, la relazione all’autorizzazione paesaggistica e in corso di invio,
Come detto impossibile fare, senza soggetto espropriante, la relazione geologica e idrogeologica,

La Norda ricorda invece che per quanto riguarda gli adempienti richiesti dai Vigili del Fuoco, “si è convenuto di stralciare l’attuale fase procedimentale e di rinviarli alla successiva fase di approfondimento progettuale eventualmente riconducibile alla conferenza dei servizi”.
la nota si conclude con un’altra sottolineatura fortemente critica.

“Molti degli enti interpellati non hanno fatto pervenire ancora nessun parere, omettendo pure di presenziare alla conferenza dei servizi del 12 aprile. Non è però chiaro come tale inerzia possa influire sul buon esito del procedimento in corso, e che dovrebbe concludersi con un provvedimento autorizzativo unico”.