AVEZZANO: “Sul terreno di Canistro dove dovrebbe sorgere il nuovo stabilimento di acque minerali, ed anche su quello dove sorge lo stabilimento esistente, sussistono gravi problemi di rischio esondazione sul fiume Liri, finora non segnalati”.

La denuncia arriva dalle associazioni ambientaliste Forum H20 e Stazione ornitologica abruzzese (Soa), che hanno presentato osservazioni all’iter di Valutazione di impatto ambientale in corso in Regione Abruzzo, e relativo al progetto di realizzazione di un nuovo stabilimento da 25 mila metri quadrati, su un terreno a cavallo tra i comuni di Canistro e Civitella Roveto (L’Aquila), da parte della Norda spa, del gruppo San Benedetto, società concessionaria provvisoria delle sorgenti Sant’Antonio Sponga di Canistro (L’Aquila). 

Ma non solo: la criticità rappresentata dal rischio esondazione, si estenderebbe secondo le due associazioni, anche allo stabilimento esistente, poco distante, è di proprietà della Santa Croce spa, dell’imprenditore molisano Camillo Colella.

La Santa Croce, dopo esservi vista revocare la concessione della sorgente Sant’Antonio Sponga, e aver avviato un durissimo contenzioso legale con Regione Abruzzo e Comune di Canistro, ha da poche settimane ricominciato ad imbottigliare nel suo stabilimento, l’acqua proveniente da una sorgente di minore portata, la Fiuggino, occupando sei addetti.

Le due associazioni evidenziano anche problematiche relative al cambio di destinazione d’uso, e dell’impatto pesaggistico, relative allo stabilimento della Norda. 

L’offensiva di Forum H20 e Soa, parte dall’analisi dello Studio idraulico depositato al comitato Via dalla Norda, assieme all’altra documentazione, il 31 gennaio scorso. 

Il gruppo, che fa capo ai fratelli Pessina, editori del quotidiano l’Unità, e già titolari dell’acqua Gaudianello e Sangemini, aveva precedentemente fatto ricorso anche al Tar contro la Regione, non ritenendo necessaria la Via, e sufficiente la circostanziata e snella Valutazione di assoggettabilità. 

L’avvio del piano industriale della Norda, da 20 milioni di euro, e che deve riportare al lavoro non meno di 50 dei 75 addetti licenziati dopo la revoca della concessione alla Santa Croce, è già resa complicata dalla necessità di acquisire, anche attraverso espropri, i terreni, e di trasformarli da agricoli ad uso industriale. 

Ora all’intricata vicenda, si aggiungono ora anche le osservazioni sul paventato rischio esodazione. 
“Siamo rimasti esterrefatti – spiegano infatti in una nota le due associazioni – leggendo i risultati dello studio idraulico, in cui emerge che vastissime aree a lato del fiume Liri sarebbero allagate anche con una piena molto limitata, con tempo di ritorno di soli 30 anni cioè piene che si verificano abbastanza frequentemente. Va considerato infatti che la pianificazione deve tener conto di tempi di ritorno anche di 200-500 anni”.

Ebbene, secondo questa simulazione, spiegano Forum H20 e Soa, “tutta l’area occupata dall’attuale stabilimento verrebbe allagata così come altre zone limitrofe. Vedendo le mappe e la descrizione nel testo della relazione, sembrerebbe che il nuovo stabilimento non sarebbe allagato solo perché costruito in rialzato”. 

Praticamente, per le due associazioni, “con le dovute differenze, un potenziale “effetto Megalò (il centro commerciale nella Val Pescara, ndr) con le aree di naturale esondazione occupate da manufatti con il risultato che una dose maggiore di rischio viene trasferita a valle perché le acque devono trovare comunque un’area di sfogo”.

Quello che poi appare “veramente grave” alle due associazioni è “la totale difformità tra quanto emerge da questo studio e le aree di rischio idraulico segnalate finora dalle carte ufficiali dell’Autorità di bacino del Liri-Garigliano, risalenti peraltro al 2003, che sono usate finora per la pianificazione lungo tutta l’asta del Liri. Queste ultime, nel caso concreto in questione, sottostimano di gran lunga le aree che sarebbero inondate in caso di piena. Nella carta vi è solo un minuscolo punto a basso rischio, dall’altro lato del fiume”. 

Per Forum H20 e Soa, “è paradossale che si debba pensare, per via di contrasti tra ditte, a realizzare un nuovo capannone invece di usare quello già esistente, previa messa in sicurezza visto quanto riportato dallo Studio Idraulico”.

Del resto, la Santa Croce non ha nessuna intenzione di vendere e affittare il suo stabilimento alla Norda, avendo del resto fatto ricorso contro la stessa per la revoca della concessione provvisoria, proprio perchè non sono stati rispettati i termini per la presentazione della Via. 

La Norda si trova ora così nella necessità di dover costruire un nuovo stabilimento, a poche centinaia di metri da quello della Santa Croce, dopo aver vinto il bando regionale senza avere nemmeno a disposizione con certezza i terreni dove realizzarlo. 

A parte la questione del rischio alluvione, le due associazioni contestano che le aree su cui si vorrebbe realizzare il capannone oggi hanno destinazione urbanistica “agricola, e il loro cambio di destinazione d’uso non è cosa semplice. 

“Servirebbe una variante al prg con relativa Valutazione ambientale strategica – scrivono Forum H20 e Soa – che non è stata fatta in violazione del principio di coordinamento dei procedimenti di Via e, appunto, di Vas. Inoltre una parte consistente del manufatto ricadrebbe in area vincolata a massima tutela (categoria A1) dal Piano paesistico regionale, dove la costruzione di un capannone industriale è chiaramente incompatibile. Insomma anche il singolo intervento proposto a nostro avviso ha grossi problemi e, ovviamente, ci dispiace che possano riverberarsi sui lavoratori solo per un contrasto così radicale tra aziende”, concludono le due associazioni.