PESCARA – “Detto sinceramente, a me Gianni Chiodi fa quasi pena: quando appariva vincitore perché era il depositario del verbo berlusconiano tutte le lingue lucidavano le scale, oggi che Silvio Berlusconi non è più al governo quelle lingue sono diventate improvvisamente taglienti”.

Spariglia le carte, Maurizio Acerbo, capogruppo in Consiglio regionale di Rifondazione comunista. Uno si aspetta che dica tutto il male possibile del presidente cui fa opposizione dai banchi dell’Emiciclo e che sia, al contrario, indulgente, nei confronti dei possibili alleati del Partito democratico, e invece non è così.

Basta ascoltare la bordata che fa partire all’indirizzo dei democrat: “hanno più indagati loro che la camorra nella periferia napoletana e siccome sanno che la sinistra su queste cose non transige vogliono cancellarla dalla Regione, così come hanno già fatto in parlamento, cercando di introdurre nella nuova legge elettorale uno sbarramento al 6 per cento”.

L’ex onorevole (è stato deputato per due anni durante la breve esperienza del secondo governo di Romano Prodi) si definisce “un’anima anarchica” ma quando gli si chiede di parlare delle prossime amministrative interrompe la domanda: “su questa faccenda non parlo, dovete chiedere al segretario regionale, il nostro è un partito disciplinato”.

Parliamo della Regione, allora.

Giudico inadeguate tanto la Giunta quanto la maggioranza, perché non ha un progetto per l’Abruzzo. Dopodiché, penso anche che le critiche che subisce Chiodi siano generiche e inconsistenti. Iniziando dai partiti e passando per le parti sociali, solo i sindacati fanno eccezione. Non c’è approfondimento dei problemi reali, imperano demagogia e approssimazione. Basta sentire Confindustria: ha appoggiato Chiodi e adesso sembra arrivata da Marte. C’è un’inadeguatezza generale della classe dirigente abruzzese e anche dell’informazione che si interessa poco delle vicende regionali.

Errori ne avrà pur fatti, Chiodi.

Certo, come quello di voler conciliare la rivoluzione meritocratica con la nomina di Mario Amicone (ex consigliere e assessore regionale dell’Udc, ndr) a direttore generale dell’Azienda per la tutela ambientale. Un altro sbaglio che sta facendo è di non difendere le poche scelte buone che ha fatto, per altro stimolate da Rifondazione: per esempio la moratoria sulle cave o lo stop all’apertura di nuovi centri commerciali. Mi sembra che la maggioranza voglia rimangiarsi queste riforme. È un centrodestra allo sbando.

Sembra più tenero nei confronti della maggioranza nel chiedere un cambio di passo, come ha fatto recentemente il consigliere del Pdl Giuseppe Tagliente.

Nel centrodestra si gioca a scaricabarile perché c’è una totale assenza di dibattito programmatico. Di Tagliente l’unica cosa che ricordo è il tentativo di ficcare una norma intrusa dentro una leggina per sanare le recinzioni agli stabilimenti balneari di Vasto.

Passiamo ai rapporti con il resto della minoranza in Consiglio, i vostri rapporti con il Pd sono tutt’altro che buoni.

L’unica vera opposizione è fatta da Prc, Comunisti italiani e Italia dei valori. Il resto è vecchia politica, è inciucio universale, lo stesso che ha causato i danni che conosciamo: clientelismo, debiti, mancanza di regole morali. Non è un caso che Pd e Pdl, due grandi contenitori vuoti dove dentro c’è tutto e il contrario di tutto, stiano cercando di far fuori la sinistra dall’Emiciclo.

Come?

Attraverso l’inserimento di uno sbarramento al 6 per cento nella nuova legge elettorale, che per questo si è arenata. E con l’acqua sporca si butta pure il bambino, che era l’abolizione del listino dei nominati. Il Pd, in particolare, vuole liberarsi della concorrenza. Puntano a non avere tra i piedi persone che non prendono i soldi e per questo non finiscono sotto inchiesta. Da questo punto di vista le vicende giudiziare sulla sanità, su Montesilvano, su Pescara parlano chiaro: il Pd ha più indagati che la camorra nella periferia napoletana. Questo, da parte loro, è molto grave, perché così non si costruisce una coalizione di centrosinistra.

Però il Pd dovrebbe essere il vostro alleato alle prossime regionali.

E chi lo dice? Noi cerchiamo l’unità con il popolo del Pd, che è formato di gente onesta, decente e dignitosa. Per noi contano i programmi e su questo lavoreremo per un’intesa che tenga insieme tutta la sinistra più l’Idv. Con i Comunisti italiani già c’è un accordo nazionale, dobbiamo estenderlo a Sinistra, ecologia e libertà, ai Verdi e ai dipietristi. Con il Pd vedremo, ma anche di questo se ne occupa il vertice del partito, non io.

I nomi più gettonati per le prossime regionali sono quelli del senatore del Pd Giovanni Legnini e dell’ex onorevole dell’Udc Rodolfo De Laurentiis, se si dovesse trovare l’accordo con il Terzo polo.

Legnini è una persona autorevole con una lunga storia nella sinistra, così come ce ne sono altri, mi viene in mente Giovanni Lolli. De Laurentiis, invece, mi sembra che abbia molto spazio in tv, sebbene lo usi per dichiarazioni “general-generiche”. Oltre questo c’è il nulla.

Qualcuno le piacerà pure, tra Pdl e Pd, faccia dei nomi.

Non voglio fare classifiche e non sono un qualunquista: ci sono persone perbene dentro entrambi i partiti. Posso dire quelli che non mi piacciono: gli imbroglioni.

Un vostro cavallo di battaglia è stato l’abolizione del vitalizio per i consiglieri regionali, però lei la sua pensione se l’è già assicurata, visto che la riforma partirà solo dalla prossima legislatura.

Io verso al partito gran parte della mia indennità, mi rimane il giusto: circa 1.500-1.700 euro, come un buono stipendio di un dipendente regionale. E lo facevo anche quando ero alla Camera, benché non ci fosse una regola scritta. Carl Marx diceva che “l’essere sociale determina la coscienza”, cioè se non vivi come pensi, finari col pensare come vivi. Se uno si abitua a campare con troppi soldi poi è difficile tornare indietro, per questo ho fatto questa scelta tempo fa. A proposito di vitalizi do un annuncio: stiamo per presentare un disegno di legge per abrogare la pensione per i condannati per reati contro la pubblica amministrazione, come la corruzione o la concussione.

Un’ultima domanda sulla gestione commissariale del terremoto dell’Aquila e dei paesi del cratere sismico.

Noi siamo stati i primi a chiedere il superamento di questa logica, così come eravamo critici sul ruolo svolto da Guido Bertolaso. L’emergenza serve per assistere la popolazione, poi bisogna ridare potere ai cittadini. In questo senso siamo anche contro i super-sindaci: ognuno deve svolgere il suo ruolo secondo i compiti che gli assegna la Costituzione. Siamo contro ogni governance, che serve solo per creare uffici dove piazzare gente, come ha fatto Chiodi, che si è scelto come braccio destro per la ricostruzione il vice sindaco di Magliano de’ Marsi (Antonio Morgante, ndr), lo stesso Comune dove hanno appena arrestato il sindaco e un assessore. Almeno, per quel posto, poteva scegliere un aquilano.