L’AQUILA – È saltato l’incontro tra il vice presidente della Regione con delega alle Attività produttive Giovanni Lolli, i sindacati e i vertici della Accord Phoenix dell’Aquila che si sarebbe dovuto tenere stamattina a Palazzo Silone, chiesto dalla stessa azienda all’indomani del sequestro dei capannoni da parte della Guardia di Finanza.

La procura della Repubblica del capoluogo ha aperto un’inchiesta su presunti reati ambientali da parte dell’azienda di triturazione di rottami metallici, che dovrebbe riassumere 128 lavoratori dell’ex polo elettronico.

“Penso che finché non si fa chiarezza sull’indagine in corso c’è poco da fare”, ammette Clara Ciuca della Uilm, che si dice “preoccupata della carne viva, cioè dei lavoratori, che dopo cinque anni hanno confidato in uno spiraglio occupazionale e si ritrovano alla vigilia di Natale in questa situazione”.

Sulla Accord Phoenix il 24 ottobre scorso si era aperto un tavolo in Regione con Comune, Invitalia e la ex Finmek, dopo che i sindacati Fim, Fiom e Uilm avevano denunciato “più ombre che luci”, visto che “le assunzioni non stanno tenendo conto delle priorità che la politica e la stessa azienda avevano garantito”.

“Mentre molte decine di lavoratori dell’ex polo elettronico sono ormai senza sostegno al reddito – avevano affermato i sindacati in una nota il 5 ottobre – nell’azienda circolano una miriade di consulenti, vengono elargiti stipendi da ‘favola’ ai non operativi e vengono assunti lavoratori che già avevano un lavoro a tempo indeterminato con professionalità che possono essere individuate all’interno del bacino dell’ex polo elettronico”.

“In questa confusione, arrivano pochi camion con monitor ‘antidiluviani’ misti a ‘mondezza’ che rendono sempre più difficoltoso il lavoro dei 9 unici lavoratori. Sarebbe opportuno che l’azienda in modo trasparente comunichi la provenienza di questi materiali”.

“Abbiamo l’impressione che si stia prestando più attenzione a spendere i soldi che a fare impresa”, aggiunsero. (m.sig.)