La priorità resta la battaglia per la sicurezza e la qualità delle cure, e su questo fronte Governo, Regioni, Asl e operatori sanitari sono impegnati da tempo per migliorare i servizi, ammodernare le strutture, promuovere la prevenzione degli errori e le buone pratiche cliniche e assistenziali. Ognuno per le sue competenze secondo un programma condiviso di interventi e linee guida.

Ma oggi desidero sottolineare l’impegno di quanti ogni giorno operano nei nostri ospedali e l’occasione mi è data dal ‘Rapporto su gli italiani e l’ospedale’, redatto dal Ministero della Salute sulla base dei dati delle schede di dimissioni ospedaliere, che fotografa le cause e disegna il profilo dei quasi 13 milioni di ricoveri in ospedale effettuati dagli italiani ogni anno. Il dato che mi ha colpito di più è quello del numero delle giornate di degenza, ovvero dei giorni passati in ospedale da questi cittadini: quasi 79 milioni di giornate, il che vuol dire più di sei giorni a testa in corsia.

In questo dato colgo infatti il grande ruolo di accoglienza e comunità che gli ospedali devono esercitare investendo sempre di più sull’accoglienza e l’umanizzazione delle cure. In ospedale si va certamente controvoglia, con paura e speranza insieme. Ma in ospedale si creano in ogni caso momenti unici di convivenza e vicinanza tra persone sconosciute che reciprocamente vivono un’esperienza unica. A volte gioiosa e ricca di emozioni indimenticabili come quella del parto, che resta la causa principale di ricovero quasi a ricordarci che l’ospedale è soprattutto vita, nuova vita. Ma altre volte l’ospedale è un esperienza drammatica e complessa come ci indicano le successive tre cause principali di ricovero, rappresentate dalle malattie cardiovascolari, polmonari e dai tumori.

Insomma l’ospedale, con i suoi difetti, le sue mancanze, le tante cose che dobbiamo ancora migliorare insieme, è di fatto una delle grandi ‘case degli italiani’. Un luogo che accoglie, assiste, risponde sempre ai bisogni, gratuitamente. Per tutti gli italiani da Milano a Palermo’.

Livia Turco

Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero
– Ogni anno 13 milioni di ricoveri con una degenza media di 6 giorni e mezzo.
– Le cause principali: parto, malattie cardiovascolari, polmonari e tumori.
– Gli uomini ricoverati più spesso delle donne.
– Più di una degenza su 3 prevede l’intervento chirurgico.

Quasi 13 milioni i ricoveri degli italiani in un anno, pari a un totale di oltre 78 milioni e 750 mila giornate di degenza. In ospedale si resta in media circa sei giorni e mezzo, ma si superano gli otto per i pazienti con più di 65 anni. Il parto, come evento naturale, resta il primo motivo di ricovero, anche se si registra un ricorso ancora eccessivo al taglio cesareo. Invece tra le malattie più frequenti per cui si va in ospedale vi sono soprattutto problemi cardiovascolari, malattie polmonari e trattamento dei tumori. Oltre un ricovero su tre richiede un intervento chirurgico, piccolo o grande.

È quanto rileva l’ultimo ‘Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero’, realizzato dal Ministero della Salute in base alle informazioni della banca dati delle Schede di dimissione ospedaliera (SDO), relative all’anno 2004, che conferma una prevalenza delle patologie cronico-degenerative che è determinata sia dal progressivo invecchiamento della popolazione sia dal ruolo ancora centrale dell’assistenza ospedaliera nella diagnosi e nella cura.

Ricoveri
Secondo il rapporto, il numero dei ricoveri complessivi risulta in lieve incremento. Rispetto al 2003, a fronte di una significativa riduzione dei ricoveri in regime ordinario (circa 103.500 in meno) si osserva un contemporaneo e consistente aumento dei trattamenti in day hospital (circa 243.400 in più), tendenza peraltro osservata già negli anni precedenti. Risultano aumentati in modo rilevante anche le dimissioni dalla riabilitazione (20.500 casi in più) e dalla lungodegenza (quasi 6.000 in più). Complessivamente nel 2004 sono stati registrati:
· Acuti – ricoveri ordinari 8.339.955
· Acuti – day hospital 3.816.783
· Riabilitazione – ricoveri ordinari 274.146
· Riabilitazione – day hospital 60.864
· Lungodegenza 100.212

Cause di ricovero
Uomo con più di 65 anni e un problema cardiovascolare che porta molto spesso a un intervento di angioplastica. Oppure mamma e con bambino appena nato di parto naturale. Sono con buona approssimazione i ritratti dei ricoveri più comuni nel nostro Paese, in base a una particolare classificazione per diagnosi, infatti, quasi il 20% della casistica ospedaliera in regime ordinario è racchiusa in dieci cause di ricovero. Ecco l’elenco con il numero dei dimessi:
· Gravidanza e/o parto normale (264.511 dimessi)
· Aterosclerosi coronaria e altre malattie ischemiche cardiache (234.811)
· Scompenso cardiaco – Insufficienza cardiaca congestizia, non da ipertensione (186.184)
· Malattie delle vie biliari (161.963)
· Ernia addominale (149.089)
· Chemioterapia e radioterapia (148.871)
· Aritmie cardiache (143.757)
· Ictus – Vasculopatie cerebrali acute (133.769)
· Polmoniti (122.319)
· Infarto miocardio acuto (117.833)

Salvo il primo posto del parto naturale e la gravidanza, ‘lieto’ evento fisiologico, le cause che portano al ricovero ordinario in ospedale sono dunque riconducibili in gran parte a malattie cardiovascolari (aterosclerosi, insufficienza cardiaca, ictus, infarto miocardico acuto, aritmie), al trattamento delle neoplasie e delle malattie polmonari.

Oltre un ricovero su tre, si evince inoltre dal rapporto, richiede un intervento in sala operatoria, pari a circa 4 milioni e 700 mila interventi complessivi nel 2004, di cui più di circa 3 milioni e 64 mila in regime ordinario e un milione 641 mila in day hospital. In regime ordinario, ai primi posti tra gli interventi chirurgici più frequenti vi sono:
– parto con taglio cesareo (complessivamente circa 210 mila interventi)
– sostituzione di anca (80 mila circa)
– isterectomia (oltre 65 mila)
– angioplastica coronarica (circa 50 mila interventi))

In regime di day hospital, l’intervento chirurgico più frequente in assoluto è quello per cataratta: 336mila ricoveri (ma in regime di ricovero ordinario se ne contano altri 95mila).

Età e sesso
Rispetto alla popolazione, il ricorso al ricovero è proporzionalmente maggiore negli uomini, ad eccezione delle classi di età corrispondenti all’età fertile delle donne. Per esempio, dai 25 anni ai 44 circa 139 ricoveri su mille abitanti sono appannaggio delle donne contro i 66 dei maschi mentre dai 65 anni ai 74 circa 302 ricoveri su mille sono degli uomini e 203 delle donne. In media i ricoveri ordinari degli uomini costano di più di quelle delle donne. La remunerazione media a prestazione è infatti di euro 2.815 per le femmine e di euro 3.213 per i maschi. La durata della degenza ordinaria varia con l’età, la media di 6,7 giorni cresce nelle classi d’età più anziane: 8 giorni dai 65-74 anni, 9 in quella di età 75 ed oltre. Nella lungodegenza in media si resta 26 giorni.

Appropriatezza
Si ricorre all’ospedale con una frequenza diversa da regione e regione: si va dai 107,8 ricoveri per mille abitanti in Piemonte ai quasi 190 in Abruzzo. In generale, valori superiori a quello medio nazionale (141,5) si osservano in quasi tutte le regioni centro-meridionali. La degenza media pre-operatoria, sintomo anche di appropriatezza organizzativa, è in lieve riduzione rispetto agli anni precedenti. A livello nazionale è pari a 2,05 giorni; le durate inferiori si osservano nelle Marche (1,56) e in Friuli Venezia Giulia (1,44).

Il rapporto evidenzia un importante trasferimento (circa 80%) dei ricoveri con interventi per cataratta e sindrome del tunnel carpale alla modalità di ricovero diurno e minor ricorso al ricovero per patologie croniche trattabili efficacemente in regime ambulatoriale, quali diabete e asma. Al contrario, si rileva in particolare un progressivo incremento del ricorso al taglio cesareo, che viene effettuato nel 37,8% dei parti complessivi, nonostante le indicazioni nazionali ed internazionali suggeriscano di promuovere il parto naturale contenendo il taglio cesareo al 15-20% dei parti.

(tuttoabruzzo)