PESCARA – “Per porre termini ai conflitti occorre capire le ragioni anche dell’altra parte, e i torti della nostra parte o che abbiamo scelto Ma per fare questo dai conflitti occorre essere distaccati, guardarli con uno spirito compositivo e non militante. E vale di più uno scambio di prigionieri avvenuto tra russi e ucraini, o il gesto del soldato israeliano che ha dato il vaccino antipolio a un bambino palestinese. Piuttosto che le tante infruttuose missioni di Antony Blinken. I mega progetti lasciano le cose come stanno”.
È uno dei passaggi dell’atteso intervento dello storico e giornalista Paolo Mieli ospite dell’Abruzzo economy Summit, in corso di svolgimento alla Aurum di Pescara. La sua riflessione è stata incentrata sullo scenario geopolitico, e in particolare sul conflitto ucraino, a seguito dell’invasione della Russia di Vladimir Putin, oltre che del conflitto israelo-palestinese. Nella consapevolezza che questi conflitti determinano gravi e pesanti ripercussioni all’economia mondiale, italiana e anche abruzzese, oggetto della due giorni organizzata da Mirus.
Intervistato dal giornalista Luca Telese de Il fatto quotidiano, Mieli ha sottolineato innanzitutto che in Europa, “dopo una pace che dura dal 1945, stiamo rientrando nell’ottica che la guerra è ora rientrata nella nostra quotidianità. Nel nostro dopoguerra non ci sono stati conflitti in Europa, a parte quella nei Balcani, ma le guerre non sono mai uscite dalla storia, e sono state per così dire delocalizzate, sono esplose lontane da noi”.
Venendo dunque all’Ucraina: “La Russia concepisce te stessa come quella nata a fine ‘700, con Caterina II, che divenne una potenza destinata a durare in eterno, e che deve avere un destino. La Russia si sentiva sicura con Stati confinanti che non rappresentavano una minaccia, i quali si sentivano anche loro protetti.
Il problema per l’Ucraina è essere ora confinante con una Russia che ha perso questa certezza, e si sente insicura e minacciata. Occorre dunque trovare una soluzione in cui sia la Russia che i paesi confinanti tornino a sentirsi garantiti. Non vedo altre strade”.
E non basterà, assicura Mieli, “un compromesso abborracciato. Dai conflitti se ne esce più con i piccoli compromessi che vanno man mano cumulandosi, che con grandi soluzioni universali, e chi le propone in fasi complicate come queste, mente. Il bene e il male nelle guerre non possono essere tagliate di netto. In Ucraina c’è un invasore e una vittima, questo è certo, ma sono contesti in cui dobbiamo avere la capacità di cambiare opinione, non cercare sempre conferma delle convinzioni che si hanno”.
Ha infine ammonito: “non significa nulla che non sono bombardate le nostre città. Siamo già anche noi in tempi di guerra, basta poco per entrare pienamente nel conflitto. E dobbiamo abituarci all’idea che nel corso dei conflitti il mondo va avanti, l’economia e la vita deve andare avanti. E’ accaduto anche nella seconda guerra mondale, e dovrà accadere anche oggi”.
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