Da Roio del Sangro a Popoli, ogni partenza verso l’estero lascia un vuoto che i numeri registrano con qualche mese di ritardo. Nel 2025 poco più di centomila italiani hanno cancellato la residenza per trasferirsi fuori dai confini nazionali, e una parte consistente ha scelto ancora una volta la Svizzera. Per molte famiglie abruzzesi quella non è una destinazione nuova: è il posto dove sono già andati un fratello o un compaesano. Cambia però tutto il resto.
La Svizzera resta una meta stabile
La fotografia più recente arriva dall’Istat, che a ogni aggiornamento conferma la centralità dello spazio europeo. Nel 2025 gli espatri dei cittadini italiani sono scesi a 109 mila, dopo il picco registrato l’anno precedente, ma la graduatoria delle destinazioni è rimasta quasi intatta. La Spagna è passata al primo posto con il 12,2%, seguita dalla Germania; la Svizzera raccoglie l’11% degli espatri e resta stabilmente sul podio. C’è poi un dettaglio che distingue la Confederazione da altre mete: nella Figura 5 dello stesso report il 74,4% di chi si è trasferito in Svizzera nel 2025 risulta nato in Italia, contro il 72,1% della Germania e il 69,5% della Francia.
Sul versante abruzzese il quadro è noto da tempo. Un’elaborazione su dati Istat pubblicata dal Sole 24 Ore e ripresa dai Giovani Democratici d’Abruzzo conta 17.598 giovani tra i 18 e i 35 anni persi dalla regione fra il 2019 e il 2026, con un calo del 7,1% che pesa soprattutto sui piccoli comuni delle aree interne. Non tutti finiscono all’estero e non tutti restano via per sempre. Chi sceglie la Svizzera, però, si trova davanti a un Paese vicino sulla carta geografica e piuttosto diverso nelle regole di ogni giorno.
Servizi digitali con regole diverse
Il trasloco sposta l’indirizzo, ma cambia anche il perimetro digitale. Nelle prime settimane si apre un conto corrente nuovo, si registra un’identità elettronica diversa, si rifanno gli abbonamenti. Una parte della vita online va semplicemente ricostruita da zero.
Tra i servizi che si comportano in modo diverso oltre confine rientra anche l’intrattenimento online. L’elenco dei casinò online internazionali curato da LegaleOnlineCasino.ch mostra quanto sia ampia l’offerta rivolta ai giocatori residenti in Svizzera da parte di operatori privi di concessione elvetica. Chi arriva dall’Italia se ne accorge presto. Piattaforme che a Pescara o a Chieti si aprivano senza problemi, a Berna o a Lucerna restano irraggiungibili.
Non si tratta di una scelta commerciale delle singole aziende né di un problema di connessione. Il confine passa dentro la rete perché lo ha deciso il legislatore, e vale allo stesso modo per chi vive in Ticino da trent’anni e per chi è sbarcato la settimana scorsa. Molti se ne rendono conto solo davanti alla pagina di avviso che compare al posto del sito, con lo stemma federale in alto.
Perché Berna blocca i siti esteri
Quella pagina di avviso ha una data d’inizio precisa. Dal 2019 la legge federale sui giochi in denaro consente l’offerta di giochi da casinò online soltanto alle case da gioco svizzere che abbiano ottenuto un’estensione della concessione dal Consiglio federale, con un’autorizzazione della Commissione federale delle case da gioco per ciascun gioco messo a disposizione. Gli operatori con sede all’estero restano fuori da questo perimetro, anche quando possiedono licenze rilasciate a Malta o a Curaçao.
Il meccanismo di applicazione è tecnico. La Commissione aggiorna a intervalli regolari l’elenco delle offerte non autorizzate e lo pubblica tramite avviso sul Foglio federale, mentre i fornitori di accesso a Internet impediscono la connessione. L’ultima versione dell’elenco porta la data del 25 agosto 2026.
Sul piano personale la conseguenza è meno drastica di quanto si creda. I giocatori che si collegano comunque a quelle piattaforme non sono punibili secondo la legislazione elvetica, ma lo fanno a proprio rischio: la Commissione federale non si occupa delle controversie con operatori privi di concessione, e a chi gioca restano il reclamo all’operatore stesso o la via civile. Sono dettagli che raramente entrano nelle telefonate con casa.
Il legame con l’Abruzzo
Chi parte non taglia il filo. In Svizzera la rete delle associazioni abruzzesi resta una delle più fitte d’Europa: la federazione degli emigrati ha sede a Berna e i circoli regionali sono attivi dal Ticino al cantone di Argovia. Organizzano feste patronali e corsi di lingua per i figli nati oltre confine.
Il legame quotidiano passa però dallo schermo. Le notizie del proprio comune si leggono dal telefono la mattina presto, e nelle chat di famiglia si discute di stipendi più bassi e di prospettive di rientro con la stessa frequenza con cui si parla del tempo. La distanza fisica è rimasta quella di cinquant’anni fa. Quella informativa si è quasi azzerata.
Emigrare non significa più perdere di vista il paese d’origine, ma significa entrare in un sistema di regole che nessuno spiega all’arrivo. Il conto in banca e l’accesso a diversi servizi online seguono logiche locali, e l’abitudine costruita in Italia va rivista quasi subito. Le valigie si fanno in un giorno. La vita digitale ci mette parecchio di più.






