PESCARA – “Siccome noi siamo ospitali lasciamo la parola a Di Giuseppantonio”.

Si apre con una battuta di Guerino Testa la conferenza dei quattro presidenti delle Province abruzzesi nella sala “La Figlia di Jorio” della Provincia di Pescara.

Dai visi dei quattro, però, non traspare alcuna voglia di scherzare. Motivo della conferenza, infatti, è la proposta di soppressione degli organismi provinciali contenuta nell’ultima manovra finanziaria varata dal Governo, una proposta che viene definita “un danno” e “un’azione inutile” i cui effetti negativi si ritorceranno sulla vita dei cittadini.

Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti, parla di “azione spot” del Governo, volta a sopprimere degli organismi i cui costi rappresentano appena l’ 1,5% del totale della spesa pubblica. “A fronte di una spesa pubblica che nel 2010 in Italia è stata di 807 miliardi, le Province hanno inciso per soli 12 miliardi – afferma di Giuseppantonio – una cifra nettamente inferiore rispetto a quella sostenuta dagli altri organismi pubblici”.

Dai dati forniti dall’Upi (Unione delle Province Italiane)  risulta, effettivamente, che la spesa per i Comuni ammonta a 73 miliardi, quella per le Regioni a 170 miliardi, quella per l’Amministrazione Centrale a 182 miliardi. Di Giuseppantonio è convinto che l’abolizione degli organismi provinciali rappresenterebbe un grave pericolo per la cittadinanza, tanto più se giustificata da falsi motivi di risparmio sui costi della politica. Le funzioni svolte dalle Province dovrebbero necessariamente essere delegate ad altri enti, le Regioni in primis ma anche organismi di natura privata quali consorzi e società.

“Sarebbe il caos – afferma il presidente della Provincia di Chieti, che continua – Siamo additati come il male di questo Paese ma sappiamo benissimo che non è così. Le Province si occupano di questioni di primaria importanza per il benessere dei cittadini, basti pensare alla scuola, all’ambiente, alle strade”. 

Sono proprio i cittadini per Di Giuseppantonio che dovrebbero essere maggiormente informati sul ruolo della Provincia, “su quello che la Provincia fa per la collettività e su cosa spende”. Ecco perché per i prossimi giorni sono previsti degli incontri tra i Presidenti e i rappresentanti dei cittadini, delle Istituzioni, delle associazioni, dei partiti. “C’è bisogno di maggiore informazione e anche di maggiore coerenza – conclude di Giuseppantonio – soprattutto quando si è pronti ad affermare che la Costituzione italiana è la migliore al mondo e poi si vogliono abolire le Province che sono il frutto proprio di una scelta costituzionale”.

Sulla necessità di una maggiore informazione sul ruolo svolto dagli organismi provinciali è concorde anche il Presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa che, piuttosto che la soppressione delle Province, chiede l’abolizione di enti come consorzi di bonifica, consorzi di bacini imbriferi e montani, enti parco regionali.

“Si tratta di enti che spesso svolgono funzioni che sono già di competenza degli organismi provinciali – afferma Testa  – e rappresentano un onere economico ragguardevole, considerato che le spese per il funzionamento degli oltre 7.000 enti strumentali presenti in Italia è pari a 7 miliardi di euro”. Rivolgendo poi l’attenzione alla sua Provincia, Testa la definisce “ente virtuoso”, spiegando come dal 2008 al 2010 siano nettamente diminuite tutte le spese per il personale, per l’acquisto di beni di consumo e per le spese correnti. Le prime sono passate da circa 14 milioni e 900mila  a circa 13 milioni e 800mila, le seconde sono passata da circa 600mila euro a circa 500mila, mentre  le terze sono passate da circa 39 milioni e 700mila euro a circa 35 milioni e 350mila euro.

Il presidente della Provincia de L’Aquila, Antonio Del Corvo parla, di una battaglia portata avanti “non per difendere le poltrone o i privilegi, basti pensare che io stesso – afferma – ho rinunciato all’incarico di Consigliere Regionale per diventare Presidente della Provincia”. Per Del Corvo il ruolo delle Province è fondamentale per l’interesse dei cittadini, in quanto responsabili di funzioni quali la scuola e il genio civile ma anche la formazione professionale e il lavoro, con le funzioni svolte dai Centri per L’Impiego.

“L’unico modo per far sì che la proposta avanzata nella finanziaria fosse veramente funzionale in termini di risparmio  – afferma Del Corvo – sarebbe quello di sopprimere le Province e allo stesso tempo impedire alle Regioni di delegare.  Si tratta naturalmente di una sfida impossibile”. Il Presidente sostiene che nel caso in cui le Province fossero abolite le Regioni non avrebbero mai la capacità di accollarsi tutte le funzioni, sarebbero quindi obbligate a delegare degli organismi di natura privata.

“Tutto questo non si tradurrebbe mai in un abbassamento dei costi  della politica, senza considerare che ci sarebbero anche meno tutele e garanzie dal punto di vista della sicurezza e della trasparenza”.

La Provincia è infatti soggetta al Testo Unico degli Enti Locali che rappresenta uno strumento di controllo sull’operato svolto dall’ente. Un controllo che, secondo Del Corvo, sugli organismi esterni sarebbe più difficile da effettuare. Vi è poi un altro elemento “paradossale” sottolineato dal Presidente della Provincia aquilana. “Fino all’anno scorso era la Regione che delegava le Province su alcune funzioni di sua competenza, mi viene da pensare all’espatrio o al servizio idrico integrato. Addirittura si stava discutendo di affidare alle Province competenze in materia di rifiuti. E adesso? Praticamente le Regioni negli ultimi anni hanno delegato le Province ed ora lo Stato dice alle Province di delegare le Regioni”.

Il Presidente della Provincia di Teramo Valter Catarra parla non tanto dell’inutilità della soppressione delle Province, quanto della “dannosità” di tale azione. “È una falsa soluzione per un problema reale – afferma Catarra – e le Province sono pronte a sedersi ad un tavolo per discuterne, ma intendono farlo razionalmente e non sull’onda delle emozioni”. Catarra si sofferma poi sulla questione costituzionale. “Sappiamo tutti che per cambiare una legge costituzionale ci vogliono tre anni, questo vuol dire che ci troveremmo davanti ad un lungo periodo di caos ed incertezze”. Il Presidente della Provincia teramana, inoltre, sostiene l’importanza dell’organismo provinciale anche per il ruolo di mediatore tra i comuni e gli organismi più grandi come quelli europei.

“Senza il ruolo di un ente intermedio come quello provinciale – afferma Catarra – per i comuni più piccoli, di cui tra l’altro i nostri territori sono ricchi, sarebbe impensabile raggiungere le istituzioni europee”. Un esempio concreto di questo ruolo è per Catarra il lavoro svolto dalle Province con il Patto dei Sindaci.

I Presidenti promettono battaglia. A livello locale hanno intenzione di organizzare iniziative di mobilitazione attraverso manifestazioni, consigli provinciali aperti, incontri con i cittadini. “Faremo di tutto – conclude Catarra – per salvaguardare un patrimonio che mai nessuno potrà sostituire”.