L’AQUILA – Una radiografia della galleria per scongiurarne la chiusura. 

E’ l’ultima idea del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) che, di concerto con l’Università di Chieti-Pescara, in questo modo vuole provare a procrastinare il “lavaggio” del tunnel del Gran Sasso propedeutico ai controlli sulla tenuta sismica. 

Una procedura che, visto il rischio inquinamento della falda, l’Asl di Teramo vuole rimandare a settembre, quando sarà meno traumatico interrompere il flusso idrico lungo la costa, teramana in particolare. 

Lo riporta il “Messaggero” in edicola oggi.

A rivelare il piano è Placido Migliorino, il super dirigente del Mit che sta incalzando Strada dei Parchi, la società del gruppo Toto che detiene la concessione di A24 e A25, affinché proceda subito ai controlli.

Nell’intervista concessa al Messaggero, Migliorino sostiene che SdP è inadempiente perché avrebbe obblighi trimestrali di effettuare verifiche del genere. Il tutto nonostante, come ha riferito il governatore della Regione, Marco Marsilio (FdI), nel corso della conferenza stampa in cui ha attaccato frontalmente il governo Conte, il ministro Paola De Micheli (Pd) si sia detta all’oscuro di questa situazione.

“La galleria del Gran Sasso, come tutte – dice Migliorino al Messaggero -, ha bisogno di essere ispezionata per poter valutare se ci sono problemi di distacco del calcestruzzo, della volta, insomma se le condizioni di transito sono sicure oppure no. Per fare questo c’è bisogno di un lavaggio, ma sembra che l’Asl abbia chiesto di farlo a settembre. Io ho detto che o si dimostra in maniera alternativa che ci sono le condizioni di sicurezza adeguate per gestire il transito e la circolazione oppure il lavaggio si deve fare subito. Nel caso in cui non si dovesse fare subito e non venissero dimostrate le condizioni di sicurezza si deve chiudere la galleria. L’ho già scritto”.

“Adesso – dice ancora Migliorino – stiamo lavorando con l’Università di Chieti-Pescara per vedere se è possibile con un protocollo nuovo e innovativo posticipare questi controlli a settembre. Parliamo di indagini supplementari diverse dal lavaggio. La settimana prossima faremo anche delle prove per avere un riscontro. Un metodo che abbiamo già utilizzato a Genova. Se non dovesse risultare soddisfacente o si lava o si chiude, c’è poco da discutere”.

“Un metodo – dice Migliorino – utilizzato da me anche a Genova, con georadar, accelerometri e altri strumenti. Lì ha funzionato, anche se la condizione era diversa: non c’era un lavaggio delle gallerie in ballo, ma delle onduline in plastiche che non si potevano smontare. Questo ci ha consentito di avere un minimo di tranquillità, almeno nella fase estiva. L’obiettivo è differire il lavaggio di un mese e mezzo verificando che non ci sono condizioni di pregiudizio al transito”.

Nel frattempo per i disagi sull’autostrada A14, nel tratto abruzzese e marchigiano (per il sequestro delle barriere di sicurezza ordinato dalla procura di Avellino e i cantieri per i lavori), tra Pescara Sud e Porto Sant’Elpidio, Fai-Conftrasporto Adriatico, che coordina le Federazioni di Fai Marche, Romagna, Ferrara e Rovigo, ha predisposto un’azione di risarcimento per i danni subiti dall’autotrasporto.

Lo comunica l’associazione degli autotrasportatori in una nota spiegando che “il profilo dell’azione è riconducibile alle responsabilità contrattuali ed extracontrattuali del concessionario Autostrade per l’Italia dall’inizio dei disagi, per danno emergente e lucro cessante connessi ai ritardi, mancate consegne, costi di attesa, mancati incassi, sanzioni, disagi e stress psicofisico”.

All’iniziativa potranno aderire individualmente le aziende e gli operatori interessati, indipendentemente dalla propria provincia di origine e il 18 luglio si terrà a San Benedetto del Tronto un incontro informativo con gli operatori del settore.

“Dopo decine di incontri, tavoli tecnici e istituzionali, interrogazioni parlamentari e istanze di dissequestri, il tratto autostradale fra Porto sant’Elpidio e Pescara si conferma il collo di bottiglia della viabilità Italiana -spiega il presidente della Fai Marche e coordinatore Fai Adriatico Natalino Mori – Per questo abbiamo deciso di seguire l’unico sentiero che consente di accertare le responsabilità di un danno per lo meno sotto il profilo giuridico, visto che su quello morale è inevitabile non riporre alcuna aspettativa”.