ROMA – Tutto tace ma è scattata la corsa contro il tempo, con degli appuntamenti a breve già fissati, da una parte per salvare Strada dei Parchi e gruppo Toto e le sue maestranze, circa 1.110 lavoratori, e dall’altra per evitare che il Ministero per le Infrastrutture ed i Trasporti e il Governo si espongano un un salasso miliardario.

Nessuna comunicazione ufficiale, nessun atto e bocche cucite da parte dei soggetti coinvolti nella importante e complessa partita sul risarcimento miliardario che il Mit è chiamato a corrispondere a Strada dei Parchi, ex concessionaria delle autostrade laziali e abruzzesi A24 e A25, per la revoca anticipata in danno, per il rischio crolli, della gestione, affidata poi ad Anas, decretata dal Consiglio dei ministri a guida Mario Draghi un anno fa, con argomentazioni legate alla sicurezza e manutenzione di ponti e viadotti, contestate ed impugnate dalla Spa del gruppo industriale abruzzese Toto, ed escluse anche da due sentenze dei tribunali dell’Aquila e Teramo.

Nessuna novità è emersa, ieri, nel Dday del 7 luglio, alla scadenza di un anno, entro la quale, secondo le norme, il Ministero, che rischia pesanti rilievi di danno erariale, avrebbe dovuto comunicare ufficialmente le intenzioni per l’indennizzo che scatta in seguito alla revoca anticipata, in questo caso nel 2022 con un contratto in vigore fino al 2030.

La ingente somma balla tra la stima di 2,1 miliardi di euro da parte degli uffici del Mit e gli oltre 2,3 miliardi di euro citati nella relazione dai commissari del concordato al 100% chiesto da Sdp, per il quale il prossimo 13 luglio è in programma una riunione dei creditori che approveranno la istanza solo in presenza di un risarcimento. O in subordine, di un suo anticipo, che sia ritenuto congruo con la proposta di piano concordatario definito dagli stessi Commissari nominati dal Tribunale di Roma.

Solo in quel caso Sdp e tutto il Gruppo Toto, circa 1100 dipendenti, potranno considerarsi in un approdo sicuro.

La contesa è comunque ancora aperta con le parti che sono in contatto: è destinata ad essere caratterizzata da altre puntate, anche amministrative e giudiziarie: secondo quanto si è appreso, vertici ministeriali e della ex concessionaria potrebbero rivedersi il prossimo 10 luglio nella udienza fissata al Tribunale di Roma nell’ambito dell’iter seguito alla diffida che Sdp ha inviato al Mit guidato dal vice premier Matteo Salvini, al premier Meloni e ai vertici burocratici, per chiedere, in base alla norma, una provvisionale dell’indennizzo.

A gestire questa nuova fase giudiziaria gli stessi giudici che hanno la responsabilità del concordato preventivo presentato da Strada dei Parchi andata in gravi difficoltà economiche dopo la revoca della concessione.

I soggetti coinvolti si erano già visti, con un nulla di fatto, nella prima udienza del 4 luglio. Sullo sfondo di questo fitto programma, pesa il pronunciamento della Corte costituzionale sulla legittimità e la correttezza del decreto, poi convertito in legge, del Consiglio dei ministri a firma Draghi, dello scorso 7 luglio.

Provvedimento impugnato per due volte davanti al Tar da Sdp con i giudici amministrativi che per due volte hanno rimesso in pista la concessionaria privata e con il Consiglio di Stato che invece ha confermato la gestione nelle mani di Anas. Il Tar, infine, entrando nel merito ha passato la patata molto bollente alla Suprema Corte.