L’AQUILA – Ogni atto di coraggio sottende un rischio da correre.

E non si può non parlare di coraggio davanti all’apertura di una libreria indipendente, in tempi in cui tutto il settore dell’editoria è in crisi, perché a comprare libri sono davvero rimasti in pochi.

Ma quando Fabio Di Marco parla de “La Cura, libri & altre carte”, che domani alle 17 apre le sue porte in via Latini nel centro di Roseto (Teramo), sembra che nessun discorso sia mai filato così tanto.

A 32 anni avrebbe potuto scegliere una strada più ‘facile’, se di strade facili ne esistano ancora oggi per un trentenne. Ma quella potente passione per i libri non lasciava molto scampo.

Prima gli studi in Editoria e Comunicazione, poi la Scuola librai italiani, seguite da varie esperienza in librerie indipendenti e di catena, infine il sogno di mettere su una sua realtà. Che ha preso forma in 40 metri quadrati, riempiti da 2.550 volumi circa per duemila titoli, con un’attenzione particolare per il settore letteratura, di progetto, di ricerca, di proposta, e specializzata in piccola e media editoria.

Oltre ai libri, anche un buon settore di cartoleria originale, di qualità ed ecosostenibile, con taccuini su cui prender nota. In un angolo due poltroncine e un tavolino dove i clienti possono sedersi per parlare e degustare un caffè, ovviamente equo e solidale, offerto dal libraio.

A ‘La Cura’ c’è modo di poter leggere, parlare e scrivere “perché – spiega Fabio – come diceva Francis Bacon, ‘la lettura rende l’uomo completo, il dialogo lo rende pronto, la scrittura preciso’”.

La domanda che ti avranno fatto in tanti è: come mai aprire una libreria indipendente in un periodo di forte crisi del mercato dei libri? Quanto coraggio ci vuole?

Credo che di fronte a una crisi non si può rimanere fermi a contemplarla. Bisogna piuttosto cercare di creare delle cose nuove, spazi legati al bene comune. Attraverso la ricerca della qualità, la professionalità, la passione e anche una visione più larga delle cose è possibile superare la crisi.

L’obiettivo principale de ‘La Cura’ è offrire uno spazio commerciale e culturale nuovo per il territorio costiero della provincia di Teramo.

Un luogo semplice, caldo, familiare, comunitario, in cui tornino a incontrarsi persone fisiche e oggetti materiali e dove sia possibile vivere più esperienze: comprare libri, acquistare prodotti di una cartoleria differente, ecosostenibile, poter sfogliare volumi e leggere riviste avendo a disposizione comode sedute, partecipare a presentazioni di libri, dischi e altre attività culturali. La mia libreria la vedo sia dal punto di vista commerciale che spaziale, non vendo solo libri ma offro il luogo da vivere.

Il nome “La Cura” da cosa viene?

È ispirato all’omonimo mito trasmesso dall’erudito latino Igino: “Cura, nell’attraversare un fiume, vide del fango argilloso, lo raccolse pensosa e cominciò a modellare un uomo; mentre stava osservando ciò che aveva fatto, arrivò Giove. Cura gli chiese di dar vita alla statua e Giove la esaudì senza difficoltà; ma quando Cura volle dargli il proprio nome, Giove glielo proibì e disse che doveva dargli il suo. Mentre Giove e Cura discutevano sul nome, intervenne anche la Terra, dicendo che la creatura doveva avere il suo nome, poiché era stata lei a dargli il corpo. Elessero a giudice Saturno, che a quanto pare diede un parere equo: “Tu, Giove, perché gli hai donato la vita ne riceverai il corpo. Cura, poiché per prima lo ha modellato, lo possegga finché vive; ma visto che è sorta una controversia a proposito del nome da dargli, lo si chiami uomo, poiché è fatto di humus”.

Questo frammento, oltre al nome, rappresenta “il manifesto” del locale commerciale.  La filosofia del mito della Cura nutre tutte le parti del progetto: la libreria, il settore di cartoleria, l’organizzazione delle attività culturali, ispirando la creazione di un luogo in cui gli amanti di “libri & altre carte” possano avere cura delle parole e di se stessi.

Cosa pensi dell’ebook?

Libri di carta e digitali sono due mercati paralleli. La mia libreria indipendente, con i suoi libri cartacei, non è una risposta di retroguardia. Credo che la carta sia una tecnologia che svolge ancora le sue funzioni ed è insuperabile, così come la sua bellezza. Umberto Eco definisce il libro come “il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li hai inventati non puoi fare di meglio”.

Quale sarà il valore aggiunto de “La Cura”?

Sicuramente si potrà avere un rapporto diretto con il libraio, fatto di confronto, di ricerca.

A differenza di una libreria online, si ha davanti un essere umano che può intercettare tutta la complessità dell’interazione tra due persone, cogliere delle sfumature e consigliare.

Quali attività verranno svolte all’interno della libreria?

È già attivo un gruppo di lettura, che si è formato da un paio d’anni e ora ha trovato la sua sede naturale. La libreria sarà aperta e potrà essere la casa anche di altri gruppi di lettura, sia generici che tematici.

Quando si è acceso in te l’amore per i libri?

La mia passione è tardiva, fondamentalmente ho iniziato a leggere perché non volevo preparare gli esami all’università e quando andavo in biblioteca per studiare, quasi subito gli occhi mi scivolavano su altri libri, così come sui quotidiani, dei quali leggevo le rubriche librarie.

Una giustificazione che molti adducono al fatto di non comprare libri è che non si ha tempo per leggere. È davvero così, secondo te?

Io credo che il tempo che si ha a disposizione oggi sia maggiore di quello che si aveva un tempo. Abbiamo molti più comfort grazie alla tecnologia. Credo sia necessario fermarsi un attimo e analizzare tutte le cose che facciamo durante la giornata: dopo una sincera analisi, vediamo se siamo ancora in grado di dire di non avere tempo.

Inoltre, a differenza di altri consumi culturali, il libro è quello che ha più alto valore: un tascabile da 9,50 euro può accompagnarti per ore e ore, per non parlare di quello che ti trasmette…