L’AQUILA – “Specialmente in questi giorni crocifissi Dio parla abruzzese. Ho sentito la sua voce in dialetto e in toni commossi quando ho sentito le voci degli anziani e delle popolazioni stremate dei nostri paesi. Mai questa terra si è piegata, ha sempre trovato la forza di rialzarsi e ricostruire il proprio futuro. Ora le nostre comunità hanno bisogno di respirare speranza perciò servono leggi lungimiranti e stanziamenti economici adeguati dando segnali di prossimità duratura e non solo assistenza durante l’emergenza. Urgono tempistiche rapide e massima cura perché complessità non diventi complicazione, la pluralità non diventi groviglio. È al loro che dobbiamo questa attenzione”.
Così l’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, lanciando un appello alle istituzioni nel corso della sua omelia ai funerali di quattro delle sei vittime dell’incidente aereo di martedì scorso a Campo Felice.
Cerimonia aperta dalle note dei cori del Cai, della Portella e di Collemaggio, nella chiesa di San Bernardino in piazza d’Armi.
Al rito funebre è presente il ministro della Difesa Roberta Pinotti che prima dell’inizio ha salutato e abbracciato i familiari delle vittime, “mi sento solo di esprimere la partecipazione del Governo al dolore di questi familiari”, si è limitata a dire.
“Preghiamo per questi fratelli morti tragicamente mentre svolgevano una missione di soccorso. Preghiamo per i familiari e gli amici e anche per noi”, ha detto il presule in avvio del rito funebre.
“Si avverte un dolore forte e pervasivo nel cuore dei pareti e della comunità. Una sofferenza così alta provoca un blocco espressivo, la si avverte ma non riesce a dirla, ci si esprime più con i gesti e le parole vengono difficili. Una serie di eventi traumatici si è abbattuta sul nostro territorio e sulla nostra gente – ha continuato Petrocchi – Una domanda ci raschia l’anima, perché? Perché ora? Perché così? Perché ora? Interrogativi che vanno rispettati lasciandoli risuonare nel silenzio dell’anima senza risposte banali e fuorvianti non esistono anestetici capaci di sopirli. Occorre sostare con fede davanti al mistero lasciando che sia Dio e lui solo a dare la risposta”.
“La morte rappresenta un distacco doloroso ma anche un approdo nella parte celeste. Questi fratelli sono sicuro che hanno già ottenuto il passaporto per il Paradiso. Non sono vissuti invano perché di quello che hanno fatto in vita nulla sarà perduto. Il loro sacrificio non è muto ma parla anzi alza forte la sua voce. Pone una ipoteca che non possiamo ignorare. Sono figli coraggiosi della nostra terra e ci inchiniamo davanti al gesto di abnegazione che hanno compiuto”, ha aggiunto Petrocchi dall’altare.
“Siamo tutti in lutto. Un dolore incontenibile per questi straordinari uomini caduti nell’assolvimento solerte dei loro compiti – ha detto in una nota la senatrice Stefania Pezzopane – Siamo una piccola comunità, dobbiamo essere uniti nel dolore, nell’accertare gli accadimenti, e nella volontà di ripartire anche per onorare la loro memoria”.





