CHIETI – Puntuale alle ore 19 il corteo della Processione del Cristo Morto si è avviato da piazza San Giustino, facendosi largo tra due ali di folla silenziosa. È una delle processioni più antiche d’Italia (secondo alcune fonti storiche è la più antica in assoluto, le origini risalirebbero infatti all’842) e da tempi immemori mantiene intatta tutta la sua suggestione.

Nell’edizione di quest’anno, è entrato a pieno titolo anche un riferimento ai problemi occupazionali della città. Il passaggio della Processione, infatti, non ha potuto ignorare la crisi che sta vivendo lo stabilimento teatino della Thales.

Nella mattinata, infatti, su invito dello stesso sindaco Umberto Di Primio, un gruppo di lavoratori Thales ha appeso uno striscione all’ingresso della sede comunale di corso Marrucino. “Difendiamo Thales a Chieti”, c’è scritto sullo striscione, ed è dunque questo l’appello dei 96 lavoratori Thales alle prese con lo smembramento del sito industriale scalino alle migliaia di partecipanti alla Processione del Venerdì Santo.

Momento di coesione e di identità del capoluogo teatino, la Processione richiama sul colle decine di migliaia di spettatori. Al corteo partecipano quasi 1200 persone tra cantori, orchestrali e “incappucciati”.

La Processione è organizzata come sempre dall’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti governata da Giulio Obletter ed è animata dalle varie congreghe che sfilano con i loro membri coperti da grandi cappucci, con diversi colori a seconda delle confraternite.

Spenti i lampioni delle strade e le insegne dei negozi, abbassate le saracinesche, il corteo è aperto proprio dagli “incappucciati”. Il posto d’onore è per l’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti che con il suo grande stendardo funebre apre la processione.

Arriva poi il clero, raccolto attorno all’arcivescovo Bruno Forte. E poi sfilano i simboli della Passione: la statua della Madonna Addolorata, una delle immagini più celebri della processione teatina, il Cristo Morto, l’Angelo alato con in mano il calice amaro della passione di Gesù, le lance, la colonna alla quale fu legato Cristo, il sasso, il volto santo che rappresenta l’episodio della Veronica, la scala per la crocifissione e infine la croce.  

A donarle quell’alone di suggestione tutto particolare sono anche le note dello struggente Miserere di Saverio Selecchy, compositore teatino del Settecento, che accompagna il corteo dal momento in cui, all’imbrunire, alla luce fioca dei tripodi, esce dalla cattedrale di S. Giustino per snodarsi lungo le vie del centro storico. Sono 300 i cantori diretti dal maestro Loris Medoro, mentre l’orchestra, composta da violini, viole, violoncelli, flauti traversi, clarinetti, fagotti sassofoni, è diretta dal maestro di cappella Peppino Pezzulo.