L’AQUILA – “Bisogna evitare sprechi delle risorse pubbliche, ma non bisogna correre il rischio di far mancare a nessuno l’assistenza sanitaria, al centro ci deve essere la persona, prima ancora dell’organizzazione e dell’aspetto finanziario”. 

Sono le parole dell’arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, che ha oggi fatto visita ai reparti dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, per gli auguri di Pasqua ai pazienti ricoverati.

Ad accompagnarlo il neo direttore generale della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila Rinaldo Tordera, già alle prese con le tante sfide della sanità in tempo di grandi ristrutturazioni, accorpamenti, definitiva uscita dall’ emergenza post-sisma, in un momento molto delicato di applicazione del riordino della rete ospedaliera regionale, che potrebbe comportare tagli accorpamenti e ridimensionamenti di molti nosocomi abruzzesi, compreso quello dell’Aquila.

Durante la visita al fianco di Petrocchi e Tordera, c’era il frate cappellano del San Salvatore, padre Luciano Antonelli. Ad organizzare la visita il dottor Gabriele De Cata, capo del protocollo civile dell’arcidiocesi dell’Aquila.

Ieri mattina monsignor Petrocchi ha visitato i detenuti del carcere aquilano in località Costarelle di Preturo.

Petrocchi, per prima cosa ha oggi incontrato una rappresentanza del personale medico, nella palazzina 12 che ospita la direzione sanitaria, per ricordare loro i valori sottesi alla non facile e delicatissima professione.

“L’ospedale è un punto nevralgico uno snodo relazionale – ha detto ancora Petrocchi – intercetta tutte le linee fondamentali per la società, familiari professionali e personali, con al centro una persona che soffre. Un ospedale dunque non può essere solo il luogo dove si approntano terapie di carattere clinico, prima ancora con le medicine, si deve curare con il cuore. Le tecniche devono essere animate dall’amore, il malato non è una patologia vivente, è una persona colpita nel suo organismo, ha bisogno di avvertire la prossimità”. 

Petrocchi aggiunge che “al direttore generale Tordera ho detto che non basta curare, occorre prendersi cura, che vuol dire attenzione all’altro in tutte le sue dimensioni, relazionali, affettive, spirituali e psicologiche. Il mio messaggio a lui e agli operatori sanitari è quello di metterci un sovrappiù di attenzione nel servizio che viene svolto, riconoscendo l’altro come valore”.

“L’arcivescovo ha detto cose di importanza straordinaria – ha commentato Tordera – che tengo in massima considerazione, per parte mia ho iniziato solo da qualche giorno questo compito gravosissimo, e mi impegnero per far si che la sanità sia il più vicino possibile alle persone, ai loro bisogni”.