L’AQUILA – “C’è un problema di comunicazione” all’interno dell’Università dell’Aquila, perché “l’ateneo fa tante iniziative ma sono sconosciute” e questo crea distanza con il territorio.
A specifica domanda lo ammette ai microfoni di AbruzzoWeb il docente di Ingegneria dell’Università dell’Aquila Francesco Vegliò, già prorettore per alcuni mesi sul finale di mandato dell’ex rettore Ferdinando Di Orio e poi candidato alla sua successione escluso dal ballottaggio che ha incoronato Paola Inverardi.
Vegliò prende in esame la questione della reintroduzione delle tasse dopo 5 anni di gratuità come misura di sostegno post-sisma e la possibile conseguenza di una picchiata delle iscrizioni.
“Ci sarà un calo fisiologico, ma non eccessivo – dice – L’accordo di programma con il ministero ha permesso la sopravvivenza dell’Università, ma non poteva continuare all’infinito. Come presidente di Cad (Consiglio d’area didattica, ndr), vedo che una quota parte era composta da quelle che possiamo chiamare ‘false iscrizioni’, basta vedere il numero di crediti raccolti da alcuni studenti. Alcuni, insomma, hanno pensato di iscriversi solo perché non si pagavano le tasse”.
Sulle elezioni per il rettore di oltre un anno fa, Vegliò ricorda che il periodo della ‘campagna elettorale’ “per me è stato molto formativo, mi sono cimentato con qualcosa che era al di fuori delle mie prospettive. E sono contento anche del risultato. A prevalere è stata la persona che ha avuto il maggior consenso – prosegue – A distanza di un anno di attività è presto dare delle indicazioni, ma questa governance, al di là delle polemiche, sta lavorando nella direzione giusta”.
“Anche se a mio avviso c’è un certo scollamento, che c’era anche prima, fra università e territorio”, obietta poi.
Quanto al paragone tra il rettore di prima e quello di adesso, “Di Orio e Inverardi sono due persone completamente diverse, devo dire che per quanto riguarda l’attività di questo primo anno da parte di Inverardi, si sta andando nella giusta direzione, seppur è prematuro parlarne. Forse ci vorrebbe maggiore coesione fra le varie componenti”, conclude.





