L’AQUILA .- L’aula è semideserta quanto alle 9.10 il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti prende la parola alla Camera per presentare il documento programmatico di finanza pubblica e la relazione sullo scostamento di bilancio.

Si contano solo sei deputati della maggioranza, circa il doppio dell’opposizione. Un’affluenza ai minimi che non passa inosservata dal ministro. “Saluto i parlamentari presenti, molti dei quali hanno già partecipato all’audizione di ieri”, ha iniziato il ministro, allargando le braccia a indicare l’emiciclo quasi deserto. “Io c’ero” ha detto ai giornalisti che gli chiedevano delle assenze per poi sbottare: “Questi non vogliono lavorare di lunedì, ma sembra che nemmeno martedì abbiano tanta voglia”.

Deputati abruzzesi o eletti in Abruzzo sono: Guerino Testa, Fabio Roscani e Rachele Silvestri (Fratelli d’Italia), Nazario Pagano (Forza Italia), Luciano D’Alfonso (Partito Democratico), Cesare Sottanelli (Partito Democratico) e Daniela Torto (Movimento 5 Stelle).

In un intervento di poco più di 10 minuti Giorgetti aveva indicato “nuvoloni all’orizzonte” che impongono di tenere la rotta della prudenza e indicato lo scostamento di bilancio posto al voto come un “passo consapevole” e ritenuto sostenibile dalla Commissione europea e dai mercati. Un aumento del deficit pari allo 0,6% del Pil nel 2027 e nel 2028 per l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale Nec per le spese di energia e difesa, su cui ha chiesto una posizione condivisa. Quindi è andato al Senato dove è intervenuto in replica ai parlamentari, per poi tornare a Montecitorio a votare.

La risoluzione di maggioranza sul Dpfp chiede di sostenere il potere di acquisto delle famiglie e guarda alle difficoltà provocate dal caro energia anche per le aziende. Quando la si vota i numeri necessari ci sono. Sullo scostamento di bilancio, nella seconda votazione in rapida successione, è richiesta la maggioranza assoluta: il testo passa con 219 voti a favore e 110 contrari alla Camera e con 109 voti a favore, 61 contrari e 2 astensioni al Senato.

“Beh vinto abbiamo vinto”, ha risposto il ministro a chi gli chiedeva se fosse soddisfatto, lasciando il Transatlantico in fretta e furia. Della posizione condivisa bipartisan auspicata dal ministro non c’è traccia.