L’AQUILA – “Un’altra Europa, ma purché Europa sia. Dei diritti sociali e dei comuni, aperta allo straniero e solidale, senza Paesi forti che schiacciano quelli deboli. Perché l’Europa è morta troppe volte nella sua storia per colpa dei nazionalismi, che hanno come esito dittature e guerre fratricide”.
Questa la lettura storica e il progetto politico evocato da Barbara Spinelli, editorialista, e Moni Ovadia e drammaturgo e scrittore, entrambi candidati alle elezioni europee con “Un’altra Europa con Tspiras”, formazione politica in cui sono confluiti in Italia Sinistra ecologia e libertà, Rifondazione comunista e vari movimenti e associazioni a sostegno della candidatura alla presidenza della Commissione europea di Alexis Tsipras, leader del partito greco Syriza.
Spinelli e Ovadia sono venuti all’Aquila per sostenere la candidata Anna Lucia Bonanni, insegnante del capoluogo e già attivista dei comitati cittadini post-sisma, che nell’incontro con la cittadinanza al parco del castello ha ribadito che “l’altra Europa deve avere un ruolo propositivo per la ricostruzione sociale ed economica di questa città, e la ricostruzione di tutti gli altri territori in un Paese, l’Italia, in cui ogni volta che piove si contano i morti, e dove un cittadino su sei vive in un territorio a rischio a causa dell’inquinamento ambientale”.
Ma non solo. I due candidati hanno visitato il progetto C.a.s.e., le fabbriche vuote del polo elettronico, che ora produce solo cassa integrazione, per ex-lavoratori che sono comunque paradossalmente privilegiati, rispetto ai tanti precari che, quando perdono un lavoro, non percepiscono nemmeno l’ammortizzatore sociale.
E a proposito di lavoro e di altra Europa, Barbara Spinelli sottolinea che “l’Unione europea può essere un buon antidoto contro la deriva di Paesi come l’Italia che lentamente si svuotano di democrazia. Per – ha detto – esempio esistono direttive europee in cui si dice che le grandi opere, come la ricostruzione dell’Aquila, vanno fatte con il consenso e la partecipazione della popolazione”.
“Nella Carta sociale europea – rivela poi la Spinelli – è scritto poi che la maggior parte dei contratti di lavoro devono essere a tempo indeterminato, a differenza di quello che accade del Decreto lavoro del governo Renzi. La crisi europea è politica, si sta dividendo tra paesi forti e periferie, ma non è nell’interesse dei paesi forti, come la Germania avere intorno un’Europa in rovina”, ha concluso.






