L’AQUILA – Oltre 500 aquilani hanno affollato piazza Duomo per la manifestazione #Dimettiamoli, che chiedeva un passo indietro e le dimissioni dell’amministrazione comunale aquilana dopo lo scandalo dei quattro arresti per tangenti legate agli appalti del post-terremoto.

Ed è stata accontentata, con l’annuncio quasi in contemporanea delle dimissioni da parte del primo cittadino Massimo Cialente in un incontro con la stampa nella sede comunale di Villa Gioia.

Un grande applauso delle centinaia di presenti nel tendone di piazza Duomo ha accolto l’annuncio al microfono della resa del primo cittadino.

“Finalmente, ce l’abbiamo fatta”, hanno commentato alcuni. “E adesso cosa si farà? Elezioni?”, hanno bisbigliato altri.

La manifestazione è stata organizzata dai movimenti civici Appello per L’Aquila, Assemblea cittadina, Comitato 3e32, Consiglio civico e L’Aquila che vogliamo. Presenti comunque numerosi esponenti comunali di maggioranza e opposizione.

“Non si è dimesso, è la città che lo ha dimesso, e non gli permetterà la solita pantomima che tra dieci giorni le ritira – ha detto Ettore Di Cesare, consigliere comunale di Apl, commentando l’arrivo delle dimissioni – Stavolta non c’è pantomima. Stavolta a maggio si va alle elezioni”.

Per il collega Vincenzo Vittorini di Lcv, “ora la città deve farsi sentire in questi 20 giorni nei quali il sindaco potrebbe recedere dalle dimissioni perché ci ha abituato a questo. Serve il fiato sul collo – ha incalzato – L’Aquila si deve svegliare e dobbiamo riscattarci e togliere un’onta e un marchio per la città attuale e futura”.

La politica tradizionale non era vista di buon occhio dalla folla del tendone: fischi e urla, infatti, hanno accolto Antonello Bernardi, consigliere comunale del Partito democratico, quando ha preso la parola.

“Andatevene tutti a casa”, hanno urlato in molti.

 “Ho combattuto per questa città”, è stata la sua rivendicazione, mentre la gente gli gridava di uscire dal Pd.

L’ATTESA DELLE DIMISSIONI

“Non siamo qui per chiedere le dimissioni del sindaco Cialente, siamo qui per dimettere Cialente: è la città intera che dimette il sindaco”, ha detto all’inizio Di Cesare.

“Quest’assemblea chiede scusa agli italiani, a chi ha fatto donazioni all’Aquila – ha aggiunto – Chi doveva non ha chiesto scusa, vuol dire che ce ne assumeremo noi la responsabilità”.

Per Vittorini, “ci sarà commissariamento come si fa nei comuni in odore di mafia. La gente deve ribellarsi, ovviamente in maniera civile”.

“Questa città si deve svegliare, deve chiedere trasparenza su ogni centesimo dato di cui nessuno sa nulla anche se sono soldi di tutti – ha aggiunto – La città deve chiedere verità e sicurezza. Oggi è cotta, anestetizzata da un sistema in cui non ci riconosciamo”.

“Un fatto etico che pone L’Aquila in senso negativo nei confronti dell’Italia e dell’Europa – ha concluso – Qui si deve sapere tutto di tutti in maniera trasparente e non deve essere sperperato nessun centesimo. C’è una dignità da riacquistare. I ragazzi di questa città non possono avere il marchio a vita di corrotti o delinquenti”.

Il consigliere comunale di Forza Italia Guido Liris attaccando il sindaco ha detto che “non abbiamo più certezze né rapporto o fiducia con il governo perche si sono dati messaggi sbagliati all’esecutivo, prima politicamente poi con l’inchiesta. Cialente – ha aggiunto – ha responsabilità politiche se non si è accorto in 7 anni di tutto quello che gli è successo intorno”.

“Abbiamo lottato tanto come comitati – ha ricordato Annalucia Bonanni del Comitato 3e32 – Una parte di noi è confluita in liste civiche (lei è stata candidata con Apl, ndr). Abbiamo criticato le lacune di questa amministrazione che non ha saputo gestire la ricostruzione e ora non è più credibile. Il problema non è il sindaco, un assessore o un dirigente. È un sistema corrotto e marcio che deve andare a casa”.

“Siamo molte persone a dispetto della natura schiva degli aquilani, sono contenta”, ha detto Anna Pacifica Colasacco dell’Assemblea cittadina.