L’AQUILA – “Quando eravamo felici, ma non lo sapevamo”.
Juan Alfredo Parisse, pittore aquilano nato a Buenos Aires, chiude la mostra I colori dell’Aquila, un successo di pubblico e di critica, con un misto di rabbia e malinconia per la città ancora ferita dopo quasi cinque anni dal sisma del 6 aprile 2009.
Inaugurata lo scorso 21 dicembre, la mostra è stata aperta per una settimana e ha accolto tanta gente che per un po’ ha goduto delle bellezze artistiche e paesaggistiche dell’Aquila e del territorio aquilano, all’interno di uno dei punti più belli del centro storico del capoluogo abruzzese, il Palazzetto dei Nobili.
“Questa mostra mi ha dato grande visibilità – dice il pittore ai microfoni di AbruzzoWeb – è stato apprezzato il mio sforzo culturale verso L’Aquila, una città che può rinascere attraverso la cultura. Io stesso ho scoperto dopo il terremoto, per noi tragico, che la nostra città è la sesta in Italia per numero di opere d’arte e monumenti. Certe cose si apprezzano quando si perdono”.
“Ma prima di ricostruire L’Aquila va ricostruito il tessuto sociale, completamente scomparso, perché c’è stato un tracollo”, l’opinione di Parisse, che si definisce un artista “più apprezzato e conosciuto all’estero, mentre in città, almeno fino a questa mostra, non ero mai stato veramente considerato. Più in generale, fare cultura all’Aquila non è mai stato facile, è sempre stata vista e intesa in un modo diverso rispetto a quei posti in cui ha maggiore successo”.
In mezzo ai luoghi della memoria messi in cornice, dalla Basilica di Collemaggio, a Costa Masciarelli, fino a spingersi al Castello di Rocca Calascio passando per il volto di Libero, personaggio leggendario dell’Aquila che fu, Parisse racconta: “Nel dipingere alcune opere a cui sono affezionato mi sono venute le lacrime agli occhi, sono quelli che io chiamo luoghi ‘dell’anima’. La città è meravigliosa, è bellissima, ha tutto per essere una grandissima città, poteva anche essere una capitale della cultura, ma dobbiamo impegnarci tutti, non alcuni sì e altri no”.
“Avevo sollecitato il sindaco, Massimo Cialente – dice poi Parisse – che conosco da quando siamo bambini, a ripartire con la ricostruzione dal centro storico, per fare in modo che la gente venisse in centro e trovasse una situazione normale. Il centro storico doveva avere la priorità”.
Il futuro immediato per il pittore vedrà l’ampliamento dello studio sulla strada Mausonia, “per prendere un caffè insieme a chi vuole vedere le mie opere. L’idea di stabilirmi in centro storico c’è sempre, ma i tempi… I martelli però li sento battere, speriamo si faccia al più presto. In città si sta perdendo la coesione, non ci si può incontrare nei centri commerciali”.
“Purtroppo le new town si sono rivelate un’arma a doppio taglio, hanno allontanato le persone dal centro. L’altra mattina ho realizzato un video, era praticamente deserto, non c’era nessuno. Un senso di solitudine mostruoso. Siamo nelle mani della politica – conclude – servono i fondi per rifare tutto, noi abbiamo fatto cortei, battuto i piedi. Non dipende solo dalla nostra volontà”. Roberto Santilli





