PESCARA – Nelle ore in cui si consuma la drammatica scissione dentro il MoVimento 5 stelle, con l’addio il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, l’ex consigliera comunale di Pescara Erika Sabatini moglie Davide Casaleggio presidente della fondazione Rousseau, replica a quelle da lei definite “fake news e omesse verita’”, del  capogruppo in Regione Sara Marcozzi e del parlamentare Gianluca Vacca, in particolare sul ruolo recitato dalla piattaforma Rousseau, ora ripudiata dai pentastellati, nella selezione dei candidati.

4 FAKE NEWS E 2 OMESSE VERITÀ

Quando gli allievi superano i maestri
Hanno creato un bel po’ di agitazione in Abruzzo le rivelazioni contenute nel mio libro “Lady Rousseau” che da oltre tre giorni, infatti, occupa a tutta pagina un rilevante spazio dedicato alla politica locale sul quotidiano il Centro.

Ad interessarsi e preoccuparsi in particolare modo sono stati il deputato Gianluca Vacca e la consigliera regionale Sara Marcozzi che, hanno deciso di rispondere in prima persona, visto il ruolo da loro svolto, del fallimento elettorale del MoVimento in Abruzzo.
Una onestà intellettuale – dobbiamo dircelo – che fa loro onore, ma che non trova purtroppo la stessa consistenza nelle dichiarazioni dei due esponenti che dall’esperienza politica sembra abbiano appreso fin troppo bene le notorie tecniche di comunicazione: stravolgere e omettere.
E dal momento che pur rispettando ogni posizione, alla verità delle opinioni preferisco la verità dei fatti, farò ciò che il MoVimento faceva per contrastare le fake news e le omesse verità dei politici di professione ossia una netta operazione trasparenza.

Vediamo insieme le 4 fake news e le 2 omesse verità.

Gianluca Vacca accusa Rousseau: “i quesiti erano posti in un certo modo per favorire determinate risposte”.

I quesiti, come stabilito dallo statuto, sono sempre stati di competenza del capo politico del MoVimento che ha sempre avuto l’ultima parola sul quesito da mettere al voto. Il ruolo di Rousseau era quello di proporre formulazioni che rispettassero i criteri di neutralità, chiarezza e oggettività e di cui il capo poteva tener conto o meno.

Per esempio, come racconto nel libro, per il voto al governo Draghi suggerimmo agli organi politici di predisporre 3 quesiti puntuali che permettessero agli iscritti di poter decidere senza manipolazioni.

Il capo politico scelse invece di sottoporre ad iscritti un quesito talmente strumentale da portare all’abbandono di 50 parlamentari.

Il deputato Vacca sa quindi oggi a chi può rivolgersi.

Gianluca Vacca e Sara Marcozzi parlano di “polemiche” e/o “decisioni prese in maniera arbitraria” da parte di Rousseau sulle liste comunali del MoVimento 5 Stelle.

Le certificazioni delle liste erano di competenza del capo politico e non di Rousseau che si limitava ad applicare le decisioni prese dagli organi politici del movimento. Per scegliere quali liste certificare o meno il capo politico si affidava a persone da lui individuate sui territori come consiglieri regionali o parlamentari.

Qualora Vacca e Marcozzi volessero quindi sapere chi ha assunto quelle “decisioni arbitrarie” possono rivolgersi ai loro colleghi o controllare se nella loro casella di posta ci sono email inviate in qualità di referenti scelti dal capo politico con le indicazioni di quali liste certificare e quali no.

Magari a volte la memoria fa brutti scherzi.

Sara Marcozzi facendo riferimento alle elezioni regionali del 2019 attribuirebbe responsabilità a Rousseau in merito a: “Durante le ultime regionarie in Abruzzo, le regole di candidature sono cambiate più volte: prima si è concesso ai consiglieri in carica di partecipare e poi sono stati esclusi dalle liste. Poi lo strano caso di esclusione di Pietro Smargiassi.”

Repetita iuvant. Le regole di candidature erano di competenza, come previsto da statuto, del capo politico e del comitato di garanzia e non di Rousseau. Se la consigliera ha dubbi o contestazioni da fare può rivolgersi agli organi politici deputati. Una lettura dello statuto, inoltre, aiuterebbe a non confondere ruoli, competenze e responsabilità.

Sara Marcozzi sempre in merito a presunte ombre di Rousseau fa un riferimento enfatico a un incontro nel quale erano presenti esponenti dell’Associazione Rousseau insieme a Luigi Di Maio per la “chiusura” delle liste alle politiche 2018. E aggiunge “Allora Davide non ebbe nulla da recriminare sul metodo. Che senso ha farlo dopo 4 anni?[…]”.

Si chiama lavoro. Come ampiamente descritto anche nel libro, Luigi Di Maio incontrava periodicamente Davide Casaleggio e altri collaboratori dal momento che l’associazione Rousseau aveva il compito di tradurre operativamente le indicazioni della parte politica.

In quella occasione si incontrarono perché Luigi Di Maio doveva comunicare le decisioni assunte sui candidati. Davide non recriminó allora come non ha mai recriminato nulla dei metodi scelti per un motivo semplice: non era sua competenza, ma della parte politica.

Rousseau ha sempre rispettato i ruoli e questo episodio dimostra la correttezza del nostro operato.
VERITÀ OMESSE VINCOLO DEI DUE MANDATI
Leggendo le interviste di Vacca e Marcozzi non mi è sembrato di scorgere una risposta chiara in merito al rispetto da parte loro del vincoli dei due mandati. Entrambi rivestono oggi un ruolo nel movimento perché sono stati votati su Rousseau e si sono impegnati a tornare a casa dopo due mandati. Lo sapremo, tra qualche mese quando i cittadini scopriranno se le risposte elusive di oggi sono figlie di un carrierismo politico o se, invece, le promesse verranno mantenute.

REFERENTI REGIONALI
È davvero curioso che Sara Marcozzi e Gianluca Vacca attribuiscano a Rousseau processi e decisioni politiche omettendo un importante particolare: entrambi sanno perfettamente chi ha voluto escludere in Abruzzo diversi candidati alle elezioni politiche del 2018 o a quelle regionali 2019. E sanno perfettamente che sono state decisioni politiche e non di Rousseau. Mi chiedo perché, essendo a conoscenza del tutto, non rendano pubblici i nomi dei referenti regionali che hanno avuto questi ruoli e chiariscano quali sono stati i processi di selezione. Aspetto con ansia che vengano resi noti questi due nomi in modo che possano assumersi la responsabilità di ciò che hanno fatto.
Queste due interviste dimostrano ancora una volta che, come ho scritto nel libro, Rousseau è stato utilizzato (e ancora oggi viene fatto) come foglia di fico dietro la quale eletti poco coraggiosi e poco sinceri si sono nascosti per eludere le loro responsabilità.
Con questo libro ho fatto chiarezza e non mi sorprendono le reazioni da parte di chi, da me neanche citato, sente la necessità di doversi difendere. Tutto quello che ho raccontato è documentato e il lavoro di Rousseau è sempre stato improntato alla professionalità, alla trasparenza e alla correttezza. Forse per questo qualcuno che operava in modo probabilmente molto diverso, ha sentito e continua oggi a sentire la necessità di nascondere le sue responsabilità dietro quelle degli altri.