ROMA – Fumata nera al terzo scrutinio per l’elezione del Capo dello Stato. La somma di schede bianche, nulle e singoli voti ai vari candidati esclude che possa essere raggiunto il quorum di 673 voti.
Da domani per essere eletti saranno sufficienti 505 voti.
La vera attesa di oggi non sarà tanto l’esito del voto ma il vertice che il centrosinistra ha chiesto al centrodestra per cercare di tornare al dialogo bipartisan. Si capirà se la rosa dei 3 nomi del centrodestra (Moratti, Pera, Nordio) sfiorirà subito prima della quarta chiama o se il centrodestra punterà domani su un altro suo nome come il presidente del Senato Elisabetta Casellati sperando di attirare voti trasversali in un Parlamento balcanizzato. O se può riaprirsi un dialogo per una candidatura quanto più condivisa.
Stamattina Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani si sono visti per definire la linea mentre il vertice tra i due schieramenti non è ancora fissato. Un punto fermo sulla rosa lo mette Matteo Renzi indiziato con i suoi 44 voti di poter fare da sponda su un candidato di centrodestra: “Sono nomi di livello, ma noi domani non li voteremo”, afferma il leader Iv in linea con la reazione di ieri di Pd,M5s e Leu.
Arrivando alla Camera, il leader della Lega mette i suoi punti fermi. “Il mio tentativo è dialogare, ma per farlo bisogna essere in due” è la premessa ribadendo che non si può dire no ad ogni candidato proposto dal centrodestra. E su Casellati spiega perché non è nella rosa: “È la seconda carica dello Stato, è donna, è stata eletta dalla maggioranza dei senatori, non ha bisogno che la sponsorizzi io o altri. Se uno la chiama penso sia a disposizione”.
Sembra invece ormai uscito dal novero delle possibilità di Salvini l’ascesa di Mario Draghi al Quirinale: “Se lasciasse il governo avremmo settimane di confusione, sarebbe un problema per l’Italia, con la crisi economica, sanitaria”, torna a ripetere l’ex ministro. Non la pensa così invece Renzi: “Secondo me Draghi è ancora in pista per fare il presidente della Repubblica”.
Intanto FdI non risponde alla prima chiama e alla seconda scrive sulla scheda il nome di Guido Crosetto. Nessuna spaccatura, garantisce Ignazio La Russa, ma la volontà di mettere fine al “balletto delle schede bianche”.
Ma nello schieramento avverso si parla di prime crepe tra Lega, azzurri e FdI.
Alle 21 riunione dei “grandi elettori” del Pd, anche la cabina di regia pentastellata tornerà a riunirsi in serata. È dunque ancora un situazione di stallo, con la difficoltà di tutti i leader di partito di poter garantire in questa fase la compattezza dei propri gruppi (da qui la prova ‘di forza’ di FdI, è la lettura che fanno i più maliziosi nel centrosinistra). Allo stesso tempo sembra resistere la volontà dei leader di non andare subito allo scontro in Aula. Mentre è in corso la chiama dei primi grandi elettori (la seduta è iniziata alle 11), continuano a susseguirsi incontri, vertici e faccia a faccia.






