PESCARA – “La ripresa produttiva all’uscita dalla pandemia CoVid-19 continua a riservare brutte sorprese. Causa penuria di materie prime e di componentistica industriale, vedremo nei prossimi giorni aumenti in bolletta di luce e gas fino al 40 per cento, aumenti alle pompe di benzina (già da inizio anno sono stati dell’ordine del 15 per cento) e licenziamenti in massa di lavoratori non più utili alle ridotte necessità produttive delle imprese, spesso lasciati a casa con comunicazioni inviate tramite social-media (es. i casi Logista e Gkn). La macelleria sociale è in atto come avevamo drammaticamente previsto”.
Lo affermano in una nota il segretario regionale abruzzese del Partito comunista, Antonio Felice, e il responsabile regionale della sezione Lavoro, Giuseppe Redondi.
“In Abruzzo giorni fa la Riello-Carrier – scrivono i due esponenti del Partito comunista – ha deciso di chiudere lo stabilimento di Cepagatti, in provincia di Pescara, lasciando a casa più di 70 lavoratori e delocalizzare in Polonia, così potrà risparmiare il 20 per cento sul costo del lavoro; la Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, decide di dare seguito alle voci ormai circolanti da mesi e licenzia altri 300 lavoratori in somministrazione (che vanno a sommarsi ai licenziati degli scorsi mesi), rispedisce a casa i trasfertisti e riduce i turni di lavoro dai 18 attuali a 15 settimanali con pesanti ripercussioni anche sull’indotto; la Sanmarco, in Val di Sangro, dopo aver annunciato licenziamenti, ha avviato la procedura di mobilità per 50 dipendenti”.
“Infine – proseguono Felice e Redondi – ricordiamo l’esempio forse più paradigmatico della crisi industriale che stiamo vivendo, cioè la Betafence di Tortoreto, in provincia di Teramo, un’azienda metalmeccanica in utile ma che vuole delocalizzare per mero calcolo economico ed è ancora oggi terreno di scioperi e mobilitazioni. In tutto questo marasma la politica, quella che si dovrebbe scrivere con la p maiuscola, è drammaticamente assente. Il Governo regionale non si espone più di tanto sulle crisi limitandosi di fatto a prenderne atto (non è casuale che l’interrogazione parlamentere sulla delocalizzazione di Sevel sia stata fatta da un forza di opposizione, Italia Viva); il segretario nazionale del Partito democratico, Enrico Letta diserta perfino i confronti, per le suppletive a Siena, col nostro segretario generale Marco Rizzo su temi importantissimi quali il futuro del Monte dei Paschi di Siena, dei suoi dipendenti e dei loro territori. E la ricetta degli imprenditori? Semplice, far pagare ai lavoratori”.
“Così – affermano ancora – si inventano fantasiose soluzioni come ad es. quella dell’amministratore delegato della Conad che propone di mettere in aspettativa non retribuita i lavoratori senza green-pass: peccato che fino a prima dell’arrivo del vaccino le azienda aprivano le porte, i portoni e i cancelli ai propri lavoratori, anche in piena zona rossa, non ponendosi minimamente il problema dei rischi per la salute pubblica. Non servivano i green pass allora? Oppure la trovata di ricorrere alla soluzione della SA8000 la certificazione che garantisce, nella gestione aziendale, il rispetto oltre che dei diritti umani e del diritto del lavoro anche quello della sicurezza e salubrità sul posto di lavoro. Ci è chiaro che queste soluzioni servono ai padroni per aver mano libera nelle riorganizzazione aziendali”.
“La posizione del Partito Comunista a riguardo è che le crisi si superano dove e quando c’è l’impegno in prima luogo dei lavoratori interessati. Per tanto propone la mobilitazione e la lotta”, concludono Felice e Redondi.



