L’AQUILA – “L’attuale andamento della pandemia, con un numero fortunatamente così esiguo di ricoverati in terapia intensiva, ad oggi non rende necessario concentrare tutti i pazienti in un unico presidio, quello del covid hospital di Pescara. Ogni Asl sta dunque gestendo la presa in carico e la cura dei degenti positivi al virus nelle rispettive strutture, realizzate e allestite grazie ai finanziamenti statali stanziati proprio per la costituzione della rete regionale Covid”.

Ad affermarlo ad Abruzzoweb è l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, della Lega, in una situazione che vede in Abruzzo 7 pazienti covid in terapia intensiva.

Dunque tutto resterà come prima, e questo dopo le veementi polemiche che si erano scatenate appena due settimane fa, allorché il referente regionale per le maxi emergenze sanitarie, Alberto Albani, primario del reparto di rianimazione dell’ospedale di Pescara, aveva inizialmente detto no alle richieste del sindaco del capoluogo regionale, Pierluigi Biondi, di FdI, e dello stesso medico aquilano Pierluigi Cosenza, direttore della Agenzia sanitaria regionale, di concentrare al covid hospital di Pescara, i pazienti ricoverati nelle rianimazioni covid dei vari ospedali provinciali: questo per utilizzare il personale, soprattutto anestesisti, per far tornare a regime la attività di reparti e sale operatorie e di conseguenze smaltire le lunghe file di attesa per le cure “normali”, in particolare di malati oncologici. E tenuto conto che la struttura pescarese,  con 40 posti di terapia intensiva è costata circa 13 milioni di euro grazie ad un finanziamento coperto in larga parte da 7 milioni concessi dall’allora commissario nazionale per la emergenza, Domenico Arcuri, e tre della Banca d’Italia, hanno previsto la realizzazione di una rete Covid regionale sull’intero territorio, con finanziamenti destinati a tutte le Asl. A lanciare bordate anche il pd aquilano,  con il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, e la deputata Stefania Pezzopane.

Poi gli animi si sono calmati a seguito del vertice convocato il 21 agosto da Verì, a cui hanno preso parte il direttore del Dipartimento regionale Sanità, Claudio D’Amario, Pierluigi Cosenza, Alberto Albani e i direttori generali delle quattro Asl abruzzesi: in esso si è stabilito che i malati gravi affetti da covid della regione potranno essere trasferiti nel covid hospital di Pescara dove si potranno concentrare i ricoveri,  “sulla base di un accordo, che verrà definito tra le singole aziende, che prevede la messa a disposizione del personale necessario a garantire l’assistenza”.

Il no d albani era motivato del resto dalla mancanza di personale a Pescara, tenuto conto che per ciascun paziente in rianimazione occorrono 5 medici anestesisti e oltre 10 infermieri.

La polemica era esplosa quando in Abruzzo c’erano 11 pazienti, oggi che ne sono 7, ma assicura Verì, la situazione non è di emergenza dunque inutile procedere all’accentramento dei ricoveri.

“La procedura è stata discussa e valutata, ma al momento non è stato necessario formalizzare ulteriori accordi, proprio perché in terapia intensiva il tasso di occupazione dei posti letto è minimo – afferma l’assessore -. Naturalmente, in caso di un malaugurato peggioramento della situazione, verranno applicati tutti i protocolli e gli accordi di collaborazione tra le Asl già sperimentati in altre fasi acute della pandemia, in quell’ottica di rete flessibile e modulabile, organizzata su base regionale e non aziendale, che ha permesso finora all’Abruzzo di reggere al meglio l’impatto dell’emergenza sanitaria”.

Sullo scenario attuale della pandemia in Abruzzo, Verì si dice ottimista: “la percentuale di cittadini vaccinati, l’incidenza che sta lentamente riducendosi e tassi di ospedalizzazione tra i più bassi d’Italia, ci portano a guardare con cauto ottimismo alle prossime settimane. Naturalmente l’attenzione deve rimanere altissima da parte di tutti noi: rispetto delle norme di sicurezza sanitaria che abbiamo purtroppo imparato a conoscere, utilizzo dei dispositivi di protezione e distanziamento sociale dove necessario. Dobbiamo continuare ad impegnarci tutti insieme, come fatto finora, per uscire al più presto dall’emergenza e tornare alla normalità”.