PESCARA – ” Non possiamo metterci la coccarda in tempo di pace e togliercela la in tempo di guerra: abbiamo  finanziato un covid hospital, quello di Pescara, con 15 milioni di euro di soldi pubblici, e ora deve funzionare, deve assorbire i pochi casi di pazienti covid in terapia intensiva, ora dislocati anche in altri ospedali, situazione che non ha senso dal punto di vista gestionale e che compromette le altre prestazioni sanitarie”.

Lo dice ad Abruzzoweb, senza troppo girarci intorno, il direttore generale dell’Agenzia sanitaria regionale (Asr) abruzzese, Pierluigi Cosenza, medico aquilano che fa parte del gruppo di lavoro istituito dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) chiamato a sviluppare un rapporto sul tema del Long Covid. Facendo seguito alla richiesta che va nella stessa direzione da parte del sindaco dell”Aquila, Pierluigi Biondi.

Attualmente in Abruzzo sono 11 i ricoverati in terapia intensiva di cui 10 non vaccinati, e un paziente con gravi patologie pregresse, vaccinato.

Di questi, 5 sono ricoverati al covid hospital di Pescara, 3 all’ospedale di Chieti,  altri 3 tra Sulmona e L’Aquila.

La Asl di Pescara, rivela Cosenza, “ha spiegato di avere difficoltà ad accogliere tutti i pazienti, per motivi di carenza di personale”, e osserva, “questo è vero, ma nulla vieta che altre Asl possano inviare a Pescara anestesisti e operatori di supporto, bisogna ragionare come una squadra”.

Il covid hospital è stato realizzato a Pescara in tempi record, appena tre mesi, nella primavera del 2020, con una gara d’urgenza da 11 milioni, affidata alla Omnia Servitia, della holding dell’imprenditore di Lanciano Antonio Colasante, e con seconda classificata, la Edilfrair Costruzioni Generali Spa, impresa aquilana dell’ex presidente dei costruttori, Gianni Frattale. Ospedale dotato di 174 posti destinati alla degenza dei pazienti affetti da coronavirus e oltre 60 posti  in terapia Intensiva.

La realizzazione ha comportato polemiche di “campanile”, da parte di vari esponenti politici dell’entroterra, che contestavano la localizzazione dell’hub a Pescara, chiedendo la realizzazione di reparti covid all’avanguardia anche in altri ospedali. In ogni caso il covid hospital di Pescara è stato provvidenziale nelle fasi più acute della pandemia. A febbraio di quest’anno, per fare un esempio, l’occupazione delle terapie intensive, in Abruzzo, ha raggiunto la soglia di allarme del 30% e 57 posti letto dei 189 complessivamente disponibili nelle quattro Asl, sono stati garantiti dalla struttura pescarese.

Biondi nella sua veste di presidente del comitato ristretto dei sindaci della Asl della provincia dell’Aquila, rivolgendosi alla Regione Abruzzo e alla Struttura commissariale dell’emergenza pandemica, aveva osservato ieri che “una gestione ‘polverizzata’ delle ospedalizzazioni richiederebbe molto più personale che non concentrando le attività in unico presidio. Per questa ragione, in un momento in cui l’incidenza nelle terapie intensive di malati da coronavirus è bassa ritengo che questi vadano concentrati e dirottati nell’hub regionale di riferimento per questa patologia”.

Concetto ora ribadito da Cosenza, con la forza delle evidenze numeriche: “Due pazienti covid in terapia intensiva presuppongono 6-7 anestesisti e di 8-9  infermieri e faccio un solo esempio, se un chirurgo ha interventi programmati, è costretto a posticiparli,  perché non ci sono sufficienti anestesisti, impegnati appunto sul fronte covid. Questo significa allungare le liste di attesa, con tutto ciò che comporta”.

Cosenza teme infatti che negli ospedali non dedicati al covid, l’aumento dei ricoveri in terapia intensiva “comporterà necessariamente una riduzione delle altre prestazioni”.

“L’emergenza pandemica ha già portato ad  una diminuzione della mobilità attiva, di persone che da altre regioni vengono a curarsi in Abruzzo, e non possiamo permetterci ora di tralasciare i pazienti non covid, con il rischio che aumenterà anche la mobilità passiva, ovvero gli abruzzesi che vanno a curarsi in altre regioni”.

E conclude, “ecco perché la logica gestionale vuole che in questa fase tutti i pazienti in terapia intensiva vengano ricoverati a Pescara, altrimenti quei milioni spesi rischiano di rappresentare uno spreco”

L’INTERVISTA