L’AQUILA – Una tragedia infinita quella di Chernobyl. Le vittime di quel disastro ne portano i segni, con i bambini rimasti orfani, ancora oggi bisognosi di aiuto, e di affetto, ieri come oggi. E a tutto questo, nell’ultimo anno si è aggiunto anche il blocco dei soggiorni terapeutici in Italia, deciso nel 2020 dalla Bielorussia per via del covid. Un blocco contro cui si battono ormai da mesi tutte quelle famiglie che, da quel famoso 1986, sono in prima fila per l’accoglienza, e che ora chiedono che anche le autorità locali competenti si mobilitino “al fine di tutelare l’interesse di minori pesantemente discriminati da misure per certi versi insensate”.

Tra queste, molte famiglie aquilane che, a pochi giorni dalla ricorrenza del disastro nucleare e di concerto con le altre provenienti da tutta Italia, si stanno mobilitando per la riapertura immediata dei progetti, che tramite “specifici nulla osta che permetterebbero di poter organizzare, prima della bella stagione e con la massima attenzione e sicurezza, i viaggi” di decine di bambini provenienti da Chernobyl e dalle zone limitrofe.

“Il blocco – fanno sapere – oggi persiste nonostante sia già presente un Protocollo sanitario ad hoc stilato dal Ministero della Salute, con il coinvolgimento del Comitato tecnico scientifico, che contiene tutte le indicazioni operative per lo svolgimento dei programmi solidaristici in sicurezza e i contatti con la compagnia aerea per poter organizzare voli con standard covid-free siano già stati approntati”.

Senza contare nell’incontro tenuto a Minsk il 1 aprile 2021 tra l’ambasciatore italiano, Mario Baldi, il capo del Dipartimento degli Aiuti Umanitari bielorusso e i rappresentati dell’associazione di volontariato Puer, che si occupa appunto di accoglienza di bambini e ragazzi provenienti anche da Chernobyl, è emersa chiara e netta la volontà di riapertura da parte Bielorussa già dal prossimo giugno e che il Comune di Firenze, il Comune di Roma e la Regione Lazio hanno già approvato o presentato mozioni per la ripresa dei programmi, dimostrando che anche gli enti territoriali sono a favore della riapertura dei progetti.

“Tra l’altro – fanno notare ancora le famiglie – per il mese di giugno sono state già approvate altre manifestazioni con maggiore impatto sanitario, come il Motor show a Milano o gli Europei di calcio, mentre in questo caso si tratta di progetti specifici limitati nel tempo, economicamente a carico delle famiglie italiane da sempre”.

L’Italia è infatti da anni in prima fila per l’accoglienza dei bambini provenienti dalle zone del disastro nucleare. I dati, per ora, sono fermi al 2015, ma danno l’idea delle dimensioni del disastro: fino a 5 anni fa erano stati accolti 10.800 minori soli, di cui 7.829 bielorussi, soprattutto nelle regioni del Nordest: età prevalente dagli 8 ai 13 anni.

“Quello che si chiede è quindi revocare una sospensione ingiustificata che impedisce ai minori coinvolti il proseguimento dei percorsi di risanamento fisico e psicologico già avviati nel nostro Paese – aggiungono ancora le famiglie ospitanti -.Chiediamo un ricongiumento che vada di pare passo con la ripresa di tante altre questioni che si erano bloccate nel periodo di pandemia. Un ricongiungimento covid free e in tutta sicurezza, che possa rappresentare per gli orfani bielorissi un spensierato in un’area, quella aquilana, sana e anche dal punto di vista della salute, visto anche che in accordo alle Raccomandazioni della Eu 2020/912 del 30 Giugno 2020 e successive modifiche, su cui gli Stati membri hanno ampio margine di discrezionalità, le accoglienze vanno classificate come spostamenti essenziali che, come tali, sono sempre permesse”.