L’AQUILA – Il professor Luca Ventura, anatomopatologo presso l’Ospedale “San Salvatore” e perito medico a disposizione della Sacra Lipsanoteca dell’Arcidiocesi dell’Aquila, sarà il relatore del 93esimo Congresso della Società Italiana di Biologia Sperimentale, che si terrà, in versione online a causa dell’emergenza Covid-19, dal 22 al 25 aprile. In occasione di questo importante appuntamento, verranno presentati gli ultimi aggiornamenti scientifici emersi dallo studio sulle reliquie del Beato Jean Bassand, sottoposte a ricognizione canonica e relative indagini scientifiche nel 2019.
Il noto paleopatologo aquilano presenterà una comunicazione dal titolo “Studio sperimentale della mummificazione artificiale con calce”. La ricerca è stata effettuata in collaborazione con il dottor Mirko Traversari (Antropologo Fisico dell’Università di Bologna), il dottor Marco Leonardi (Biologo dell’Università dell’Aquila), la professoressa Alessandra Foscati (Storica dell’Università di Lisbona) e con il contributo delle dottoresse Sonia Ciocca e Monia Di Marco (Tecniche di Laboratorio presso il nosocomio aquilano).
Dalle fonti storiche riguardanti il Beato, morto ad Aquila nel 1445 e conservato nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, è emerso che il suo corpo fu trattato con la calce per essere scheletrizzato. Lo stesso accorgimento fu utilizzato quasi un secolo dopo (1552) sul corpo di San Francesco Saverio nelle Indie Orientali. In entrambi i casi, però, la calce favorì una straordinaria conservazione dei tessuti molli, contribuendo alla mummificazione del corpo. In altri casi, come quello di Papa Clemente VI (1352), è invece riportato come la calce abbia effettivamente accelerato la decomposizione dei tessuti con relativa scheletrizzazione.
Per meglio comprendere il curioso fenomeno, i ricercatori hanno trattato con la calce piccoli animali da laboratorio già sacrificati e “sepolti” all’interno di appositi contenitori. A distanza di alcuni mesi è stato possibile verificarne le condizioni di conservazione ad occhio nudo ed al microscopio. A conferma di quanto riferito per il Beato Bassand (e San Francesco Saverio), la calce inserita all’interno del contenitore aveva favorito la conservazione, contrastando la proliferazione dei microorganismi e disidratando i tessuti.
Se ne deduce che, mentre l’aggiunta di calce nelle sepolture in terra accelera la decomposizione, l’inserimento della calce all’interno di uno spazio chiuso (come un sarcofago o una cassa) favorisce la conservazione del cadavere.
Gli stratagemmi per ottenere la conservazione dei corpi erano ben noti sin dal medioevo e venivano utilizzati più spesso di quanto si possa pensare, non solo per “imbalsamare”, ma anche per consentire l’esposizione prolungata del defunto. Quest’ultima costituiva un elemento essenziale nel caso del decesso di un personaggio autorevole, al fine di consentire a sudditi o fedeli di rendergli omaggio per più giorni dopo il decesso.






