L’AQUILA – La deputata del Partito democratico, la 61enne Stefania Pezzopane, nel nome della esperienza e della “confidenza” con il potere, il capogruppo in Comune, il 44enne Stefano Palumbo, nel segno del largo ai giovani. Ma anche una candidata civica “d’area” e di prestigio come l’ex rettrice dell’Università dell’Aquila, la 64enne Paola Inverardi, per i cultori della meritocrazia accademica, appena fuori il recinto dei partiti.
Il tutto con l’insidiosa incognita del consigliere regionale Americo Di Benedetto, 52enne, che tenta la rivincita con una sua coalizione moderata e centrista, dopo la sconfitta alle elezioni del 2017 contro l’attuale sindaco di Fratelli d’Italia, Pierluigi Biondi. E con una possibile discesa in campo anche del consigliere regionale del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci, 44 anni, che accarezza però anche il sogno di candidarsi in Parlamento.
Questi i nomi che già circolano sui possibili candidati a primo cittadino dell’Aquila, nel campo del Partito democratico e del centrosinistra o comunque non nel centrodestra, in vista delle elezioni della primavera del 2022. In una situazione già in partenza incerta e conflittuale, che comunque fa il paio con quello che avviene nel centrodestra, dove si assiste al periodico esplodere dello scontro tra il sindaco e la Lega, e con una Forza Italia assai irrequieta.
L’ipotesi Pezzopane circola da tempo, lei non lo ha mai detto con chiarezza, ma non lo ha nemmeno mai smentito, anche perché manca ancora più di un anno alle elezioni, e le tempistiche della politica la deputata le conosce a menadito.
Nell’intervista di giovedì ad Abruzzoweb a precisa domanda su una sua eventuale discesa in campo ha così risposto: “Io candidata sindaco dell’Aquila? Se viene fatto da più parti il mio nome la cosa mi lusinga, ma il tema delle elezioni è davvero prematuro da affrontare, ciò che è importante, e lo dico da dirigente del Partito democratico, è cacciare una destra che ha chiuso la città in una morsa, e per farlo occorre unire tutto il centrosinistra, e andare anche oltre il suo perimetro, coinvolgendo le associazioni, i mondi sociali e le attività produttive. Il nome del candidato potrà arrivare solo dopo questo percorso”.
Un dire e non dire insomma, in buon politichese. Ma potrebbe essere nella logica delle cose, per Pezzopane, concludere la sua carriera a palazzo Fibbioni, o palazzo Margherita quando sarà ricostruito, lasciando lo scranno parlamentare con un anno d’anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura, sempre se reggerà fino al 2023 il governo delle larghissime intese di Mario Draghi. Dopo essere stata assessore e consigliere regionale, presidente della Provincia dell’Aquila, senatrice e dunque deputata. Forte di un consenso costruito con scientifica determinazione negli anni e con parte importante del Pd aquilano dalla sua. Tenuto conto infine che con il dimezzamento netto dei posti in Parlamento, a seguito del referendum, sarà molto più difficile staccare per la terza volta un biglietto per Roma.
Non è chiaro se a tirare la sua volata saranno gli altri due componenti della mitologica “triade” che ha dominato per decenni il centrosinistra aquilano, ovvero Massimo Cialente, 68enne ex sindaco, per due legislature, del capoluogo abruzzese, ed ex parlamentare, e Giovanni Lolli, 70 anni, nella passata consiliatura regionale, vice presidente della Giunta regionale e presidente vicario quando il 56enne Luciano D’Alfonso, ha optato per il seggio di senatore dem, ed ex parlamentare e sottosegretario.
Ma non tutto il partito, per non parlare dell’area vasta del centrosinistra, sono disposti ad appoggiare la candidatura di Pezzopane: c’è chi vorrebbe un cambiamento generazionale, un volto nuovo, e non considera vincente la candidatura di Pezzopane.
Sotto traccia altri movimenti sono dunque in atto.
L’11 marzo, per dirne una, è stata presentata “Bottega futuro”, un laboratorio di idee che raccoglie varie personalità della società civile, del mondo delle professioni e dell’università.
Nel comunicato stampa di presentazione si sottolinea che “nei prossimi mesi si discuterà di coalizioni e di candidature a sindaca/o: sono dinamiche che non ci appassionano; ci interessa, piuttosto, riempire questi mesi di contenuti, aprendo alla comunità un luogo di discussione per formulare proposte concrete, e misurabili, che diano forma ad un’idea di città, con lo sguardo rivolto ai prossimi trent’anni, provando intanto a renderla vivibile già oggi, e per tutte/i”.
C’è chi invece sostiene che in realtà il laboratorio ha anche e soprattutto l’obiettivo, non a trent’anni, ma ad un anno soltanto, di preparare il campo per Stefano Palumbo, capogruppo del Partito democratico, ingegnere 43enne, in Consiglio comunale dal 2012. Una proposta relativamente giovane ed essendo residente a Roio, rivolta anche alle frazioni del capoluogo, troppo spesso ai margini delle politiche cittadine, e in ritardo nel processo di ricostruzione.
A Bottega futuro hanno aderito anche il segretario provinciale della Cgil Francesco Marrelli, l’ex consigliere di Rifondazione comunista Enrico Perilli e il segretario cittadino dell’Anpi, William Giordano.
In Bottega futuro c’è poi lei: Paola Inverardi, ex rettrice dell’Università dell’Aquila, da pochi giorni presidente della fondazione collegio di merito “Ferrante d’Aragona”, che gestirà oltre 150 appartamenti cittadini da destinare agli studenti meritevoli con borse di studio e a prezzi calmierati, fondazione che vede come soci Comune dell’Aquila, Università e Gran Sasso Science Institute.
In molti, persuasi della forza della proposta e della sua capacità aggregante oltre gli steccati di partito, che è lo stesso scenario ideale prospettato come visto da Pezzopane, hanno fatto una spietata corte a Inverardi per convincerla ad essere candidata. Per ora l’ex rettrice non sembra essere interessata, e ha spiegato di avere altri progetti. Ma mai dire mai, visto che al voto manca oltre un anno.
Nel campo del centrosinistra, nella parte “centrale” e dai confini molto plastici, c’è però una minaccia non indifferente per questi progetti: risponde al nome di Americo Di Benedetto, ex presidente della Gran Sasso acqua, attuale consigliere regionale di Legnini presidente e consigliere comunale de Il Passo possibile, e soprattutto nel 2017 candidato sindaco del centrosinistra, divenuto tale dopo aver vinto le primarie con Pierpaolo Pietrucci, ora anche lui consigliere regionale del Pd, prendendo il posto proprio di Giovanni Legnini, candidato presidente del centrosinistra che ha lasciato l’Emiciclo una volta divenuto commissario straordinario della ricostruzione post-sisma 2016.
Le primarie che hanno lasciato uno strascico di veleni e sospetti che hanno avuto funesti effetti nella competizione elettorale dove al ballottaggio Di Benedetto ha perso contro le previsioni e dispetto del vantaggio del primo turno, contro Biondi.
Una ferita ancora aperta per Di Benedetto, che avrebbe in animo di tentare la rivincita a costo anche di lasciare in anticipo lo scranno in consiglio regionale, tenuto conto che la legislatura termina nel 2023.
Ma sarebbe un candidato indipendente, non inquadrabile nel centrosinistra e nel Pd. Alla guida di una “cosa” civica e trasversale, esito del lavoro di captazione del consenso svolto da Di Benedetto in questi anni. Suoi alleati di non secondaria importanza sono le amministrazioni separate degli usi civici, come quelle di Preturo, dove è presidente il consigliere Antonio Nardantonio e di Arischia, guidato da Elia Serpetti, consiglieri comunali, assieme a Emanuela Iorio e lo stesso Di Benedetto de Il Passo possibile.
Non è un caso dunque che corra voce che Lolli e lo stesso Legnini abbiano già incontrato Di Benedetto per comprendere le sue intenzioni, evidenziando che una sua discesa in campo autonoma, per non dire antagonista al centrosinistra, rischierebbe di regalare per una seconda volta la città al centrodestra. Non è dato sapere cosa Di Benedetto abbia risposto. Una cosa è certa, anche questa volta, già ad un anno dalle elezioni, una candidatura unitaria, compatta e condivisa del centrosinistra appare a dir poco improbabile.
C’è infine da chiedersi cosa intenderà fare Pietrucci. Potrebbe restare a fare il consigliere regionale, incarico senz’altro meno logorante rispetto a quello del sindaco, e molto meglio retribuito, oppure, in uno slancio di orgoglio, cercare la rivincita nella sua città. Dal consiglio regionale, suo attuale punto di vista, guardando verso ovest, oltre palazzo Fibbioni, c’è però Roma e il Parlamento.






