ROMA – Il quadro europeo aggiornato al 6 novembre indica che l’influenza circola ancora a livelli bassi, ma sta aumentando in diversi Paesi. Tra i virus sorvegliati resta rilevante il ruolo del SARS-CoV-2, responsabile del Covid, la cui circolazione cresce in più territori. È ancora molto bassa, invece, l’attività del virus respiratorio sinciziale, che nei bambini più piccoli può provocare bronchiolite.
In Italia la fotografia è meno nitida – come riporta Mondo Sanità -: il bollettino nazionale dell’Istituto superiore di sanità consultabile al 7 novembre è fermo a marzo, dopo la sospensione dei flussi di dati per questioni legate alla privacy. Mancano quindi rilevazioni nazionali aggiornate con cui confermare il numero dei casi e descrivere con precisione l’andamento della stagione. Anche per questo, le previsioni su un’impennata imminente o su un picco già fissato tra Natale e gennaio vanno considerate con cautela.
L’influenza spesso si presenta all’improvviso: febbre, dolori muscolari, forte stanchezza e tosse possono mettere fuori gioco anche chi fino a poche ore prima si sentiva bene. Altre infezioni respiratorie, però, possono dare disturbi molto simili. Dai soli sintomi non è sempre possibile capire quale virus ci abbia colpito.
La distinzione conta soprattutto per le persone più vulnerabili. Negli anziani, nei bambini piccoli e in chi convive con malattie croniche, l’influenza può provocare complicanze o peggiorare problemi di salute già presenti. Proteggersi significa quindi ridurre il rischio che un’infezione si trasformi in qualcosa di più impegnativo di qualche giorno a letto.
Il vaccino non agisce immediatamente: servono circa due settimane perché si sviluppi la protezione. Aspettare che i contagi aumentino molto significa rischiare di incontrare il virus prima che l’organismo sia pronto.
Le raccomandazioni del Ministero della Salute per la stagione 2026-2027 prevedono l’avvio delle campagne dall’inizio di ottobre. Tra i principali destinatari figurano le persone dai 60 anni, i bambini dai sei mesi ai sei anni, le donne in gravidanza, gli operatori sanitari e chi ha patologie che aumentano il rischio di complicanze. Il medico o il pediatra può indicare il percorso più adatto.
Chi ha già avuto un episodio di febbre o raffreddore non dovrebbe considerarsi automaticamente protetto per tutto l’inverno: potrebbe aver incontrato un virus diverso. La vaccinazione resta offerta alle persone per cui è indicata anche nel corso della stagione.
Va chiarito anche un equivoco frequente: il vaccino antinfluenzale non impedisce tutti i malanni invernali. Ammalarsi di raffreddore dopo averlo ricevuto non significa che non abbia funzionato, perché la sua protezione è diretta contro l’influenza.






