L’AQUILA – “Restituiamo finalmente ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente le persone che intendono mandare in Parlamento. Una possibilità che non c’era più dal 1993 e che oggi, finalmente, viene restituita agli elettori”.
È uno dei passaggi dell’intervista di Abruzzoweb al senatore aquilano di Fratelli d’Italia Guido Liris, capogruppo commissione Bilancio, commentando il via libera dell’Aula di Palazzo Madama alla riforma della legge elettorale.
Ultimo passaggio alla Camera: martedì 22 alle 16 scade termine per la presentazione degli emendamenti, e l’arrivo in aula è previsto il 28 settembre.
Il senatore conferma che altra grande novità che sarà approvata per decreto sarà anche il collegio unico regionale per Camera e Senato in Abruzzo e in altre regioni.
“Il nuovo sistema – spiega il senatore – punta a garantire maggiore stabilità e governabilità, due esigenze fondamentali per un Paese che deve poter contare su istituzioni solide e su maggioranze in grado di portare avanti un programma di governo. Stabilità e diritto di scelta non sono concetti alternativi: possono e devono stare insieme”.
Partiamo dalle preferenze: una delle critiche è che, in realtà, sono “finte preferenze”, perché poi, al di là delle crocette che metteranno i cittadini, a essere eletti saranno i capilista blindati…
Subire delle critiche da parte del centrosinistra è inaccettabile: dal 1993 i cittadini italiani non avevano alcun tipo di ruolo, alcun tipo di potere nel designare il proprio rappresentante. Oggi le preferenze le abbiamo reintrodotte noi. Certo, è vero, con un compromesso con Lega e Forza Italia, che hanno voluto anche il capolista blindato. FdI era a favore delle preferenze e basta, sono state del resto un cavallo di battaglia da sempre.
Ma, in percentuale, a conti fatti, quanti saranno i parlamentari davvero eletti e quanti nominati dalle segreterie dei partiti?
Gli eletti con le preferenze saranno molti, una percentuale non è ad oggi possibile farla. Faccio però notare che un partito può indicare un capolista in più collegi contemporaneamente. E il capolista poi potrà optare per la sua elezione per uno solo di questi collegi. Questo significa che in tutti gli altri collegi sarà eletto chi prenderà più voti, grazie alla reintroduzione delle preferenze. Soprattutto nei partiti più grandi, che eleggono un numero maggiore di parlamentari, sarà una competizione vera, con la scelta restituita ai cittadini.
Andiamo oltre, ci sarà anche il listino nazionale?
Certo: è necessario, avendo stabilito il premio di maggioranza per la coalizione che supera il 42%. Se ciò accadrà, si attingerà da quel listino per assicurare la quota necessaria di parlamentari per avere la maggioranza assoluta, per garantire la governabilità.
Rimarranno dei nominati, comunque…
Occorre considerare che ci sono uomini e donne che magari, per diversi motivi, non hanno dimestichezza con le preferenze, personalità della cultura, dell’imprenditoria, lontane dalla politica e dai partiti, che comunque portano un valore aggiunto nell’agone politico. A quelle persone non si può chiedere di concorrere alle preferenze.
Altro tema che ha determinato un duro scontro è la parità di genere, che sarebbe compromessa.
La presenza femminile, la quota rosa, è stata mantenuta nella parte riservata alle preferenze e nel listino. Non era possibile metterla anche nei capilista, che non possono dipendere da un’alternanza di genere: il vincolo uomo-donna può essere un fattore limitante. Sarà ciascun partito a decidere chi schierare in base al valore e alle competenze, e nulla vieta di mettere capilista solo le donne e nessun uomo.
Non è troppo alto il numero di firme per presentare una lista?
Parliamo di quelle liste che non sono presenti in una delle due aule del Parlamento. La norma è opportuna per sbarrare la strada alle liste civetta che di fatto inquinano il voto, a fuorviare l’elettorato. Questa soglia serve a dire basta, per fare un esempio, a liste Forza Roma per togliere voti a Forza Italia.
C’è poi l’indicazione del premier, cavallo di battaglia di FdI: lo avete fatto apposta per mettere in difficoltà l’opposizione, che non riesce ancora a individuare un leader riconosciuto da tutti?
Questa è una grande vittoria di Fratelli d’Italia: una coalizione avrà la possibilità di indicare in maniera compatta Giorgia Meloni quale premier. Una vittoria importante, dopo aver avuto in passato figli di nessuno, persone che nessuno ha mai visto e conosciuto negli ambienti politici, culturali o professionali, che ci siamo ritrovati presidenti del Consiglio. Il centrosinistra avrà ora l’occasione di mettersi d’accordo, con un programma e un candidato premier, anche se la vedo difficile, visto che, a differenza di noi, non parlano la stessa lingua, hanno culture, provenienze e sensibilità diverse e sono divisi su temi fondamentali.
Cambieranno a questo punto anche i collegi elettorali?
Sì, certo, sarà fatto per decreto, con un collegio unico regionale anche in Abruzzo per Camera e Senato, e anche questo allarga la possibilità di scelta per il cittadino.





