L’AQUILA – “Questa città ci ospita da tantissimi anni, si è creato un connubio profondo, rafforzato con il terremoto del 2009. Come pure è imprescindibile il legame con la montagna abruzzese, teatro delle nostre esercitazioni, che ci devono far trovare pronti in tutti gli scenari in cui veniamo chiamati a operare”.

Nell’intervista ad Abruzzoweb, il 47enne colonnello Mario D’Angelo, comandante del 9° Reggimento Alpini dall’ottobre 2024, evidenzia il nesso profondo con il territorio abruzzese del corpo militare della Caserma Pasquali Campomizzi dell’Aquila.

Proprio ieri, a conferma di questo profondo legame, in oltre mille hanno partecipato ieri in sfilata nel centro storico dell’Aquila, al suon delle fanfare, alla conclusione dei tre giorni della nona edizione del Raduno “Ricordando il Battaglione Alpini L’Aquila”, manifestazione promossa dall’Associazione Nazionale Alpini, Sezione Abruzzi.

Ad aprire la manifestazione un tricolore lungo 99 metri, trasportato dai volontari dell’associazione Jemo ‘Nnanzi, della Croce Rossa Italiana e di altre realtà associative, con al fianco la  Fanfara della Sezione ANA Abruzzi e della Banda di Paganica. Gli alpini sono arrivati da diverse regioni italiane, hanno sfilato nel cuore della città in una giornata dedicata alla memoria, alla fratellanza e ai valori del servizio.

Il reggimento si compone di un comando di reggimento, una compagnia di supporto logistico reggimentale e due battaglioni: il primo, battaglione “L’Aquila”, rappresenta la pedina operativa, mentre il secondo, battaglione multifunzionale “Vicenza”, costituisce uno strumento dedicato alle immediate attività di soccorso alla popolazione in caso di pubbliche calamità. In prima linea anche nell’emergenza incendi di quest’anno, in particolare sul Monte Morrone (QUI IL LINK).

La Bandiera di Guerra del reparto è decorata di due Ordini Militari d’Italia, due Medaglie d’Oro al Valor Militare, quattro Medaglie d’Argento al Valor Militare, due Medaglie di Bronzo al Valore dell’Esercito, una Croce d’argento al Merito dell’Esercito e una Medaglia d’Oro al Merito della Croce Rossa.

Comandante Mario D’Angelo: qual è oggi la missione del 9° Reggimento Alpini e quali sono i principali compiti affidati al reparto?

Il nono reggimento è una realtà ormai consolidata nel panorama abruzzese attraverso varie evoluzioni ordinative dell’esercito. La presenza degli alpini in questa regione è venuta a essere sempre più numerosa. L’anima del nono reggimento è il battaglione L’Aquila, a cui si è aggiunto il ricostituito battaglione Vicenza nel 2017, unità specificamente designata per l’intervento nelle emergenze e nelle pubbliche calamità. Queste due unità costituiscono la spina dorsale del reggimento: due realtà diverse che operano nello stesso contesto e nella stessa cornice, condividendo addestramento e tradizioni.

Il 9° Reggimento Alpini ha una forte presenza e un profondo legame con L’Aquila e con il territorio abruzzese. Quanto è importante questo rapporto per il Reggimento?

Il nono reggimento alpini e i suoi battaglioni vivono la realtà dell’Appennino abruzzese quotidianamente, perché le nostre attività principali, a cominciare dalle esercitazioni, hanno come sfondo il rapporto forte e stretto con la montagna. Non dimentichiamo poi che gran parte del personale è abruzzese, di tutte e quattro le province, e questa caratteristica consente anche a chi non è di questa regione di rafforzare il legame con questa terra, di apprezzare le nostre montagne. L’Aquila ci ospita da tantissimi anni, si è creato un connubio eccezionale, perché, oltre che da un punto di vista dei rapporti istituzionali, noi la sentiamo la nostra città, con cui abbiamo condiviso la storia.

In occasione, ad esempio, del terremoto del 2009…

Siamo stati, come ovvio, in prima linea nella fase dell’emergenza, e poi in quella dell’assistenza alla popolazione sfollata, e quella tragedia non ha fatto altro che cementare il rapporto.

Attualmente quali sono le principali attività operative e addestrative che vi vedono impegnati?

Svolgiamo tutta una serie di attività addestrative destinate a prepararci per quelli che sono i compiti assegnati al nostro reggimento, che si traducono sostanzialmente nella preparazione alle operazioni in campo nazionale, in particolare per quanto riguarda l’operazione Strade Sicure, che è una costante per il reggimento in termini di impiego, e il personale deve essere preparato per poter operare al meglio nel contesto specifico. Una costante è poi l’attività addestrativa in contesto montano, svolta settimanalmente, e poi ci sono quelle attività addestrative che sono prodromiche all’impiego in relazione alle cosiddette ‘prontezze’, per le quali la Nato ci assegna dei compiti specifici in termini di unità da tenere in riserva per eventuali interventi nei teatri delle missioni estere.

A proposito di missioni estere, dove siete stati e dove siete impegnati?

Il reggimento è stato impegnato in tantissime missioni estere, l’ultima delle quali è stata la missione in Somalia, nella cornice europea dell’Eutm, una missione di addestramento a favore delle forze armate somale a guida europea, a cui l’Italia partecipa. Nello specifico, il nostro reggimento ha espresso un’unità di livello compagnia per operare in quello scenario. La caratteristica che ha il nostro reggimento è stata proprio quella, negli anni, di avere la possibilità e la capacità di intervenire in Bosnia, così come in Kosovo, in Afghanistan, in Libano, adattandoci ai contesti in cui c’è una differenza abissale tra popolazioni con le quali si deve interagire.

Tenuto conto che, purtroppo, i recenti conflitti bellici hanno determinato anche un mutamento, spesso di paradigma, a livello di tecnologie, tattiche, strategie, quali sono le principali sfide e i progetti su cui il 9° reggimento alpini sta concentrando la propria attività?

Mi preme rimarcare che noi dobbiamo evolvere mantenendo salda la nostra identità. È ovvio che gli scenari per i quali potremmo essere chiamati sono dirompenti, hanno delle caratteristiche imprevedibili, mutano in una maniera così repentina da richiedere un costante adattamento. La sfida è proprio essere al passo con questa evoluzione e garantire sempre una preparazione al nostro personale che gli consenta di essere in grado di operare al meglio in ogni scenario. Compresi quei contesti in cui sentiamo parlare ogni giorno, dove ovviamente noi non vorremmo mai operare. Se serve, dobbiamo però essere pronti a farlo.