ROMA – Sono terminati ieri i lavori della commissione Affari costituzionali del Senato sulla riforma della legge elettorale.
L’esame riprenderà oggi alle 9 con i pareri sugli emendamenti, oltre 600 prima di una nuova sospensione, volta anche a consentire ai senatori di FdI di raggiungere Bari per le celebrazioni legate al record di durata del governo Meloni.
Le votazioni proseguiranno anche lunedì e martedì, con l’obiettivo di chiudere l’esame in commissione in vista dell’approdo del provvedimento nell’Aula del Senato, previsto per mercoledì 9 settembre.
C’è ancora qualche giorno di tempo per la decisione definitiva, ma le chance che il centrodestra ritocchi la legge elettorale introducendo il doppio turno sembrano, ad oggi, davvero risicate.
A pesare sono i tanti dubbi tecnici ma soprattutto la freddezza di Lega e Forza Italia. Così, in vista della battaglia parlamentare, che le opposizioni preannunciano dura, l’idea sembra tornare nel cassetto anche dopo che Forza Italia – tentata in un primo tempo di presentare una propria proposta di modifica – non deposita nessun emendamento a suo nome sul punto.
Tra le varie richieste di modifica presentate, la maggioranza di centrodestra ha presentato un emendamento firmato da tutti i partiti per introdurre le preferenze nella nuova legge elettorale. L’emendamento è rilevante, perché nei mesi scorsi una proposta simile – presentata all’epoca solo da Fratelli d’Italia e Noi Moderati – era stata bocciata durante l’esame alla Camera per un solo voto di scarto. A luglio infatti la proposta per dare agli elettori la possibilità di votare direttamente per i propri candidati in Parlamento era stata bocciata alla Camera per via dei cosiddetti “franchi tiratori”, ossia i deputati di centrodestra che nel voto segreto hanno votato contro l’emendamento, affossandolo.
LA LEGGE ELETTORALE
Il Melonellum è un sistema proporzionale con premio di maggioranza. In base al testo approvato dalla Camera, vince un bonus di 70 deputati e 35 senatori la coalizione che arriva prima, superando il 42% dei consensi. A Palazzo Madama un emendamento a prima firma del senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera propone l’introduzione del ballottaggio.
Funzionerebbe così: una coalizione può ottenere il premio di maggioranza al primo turno solo se raggiunge il 48% dei consensi. Sotto questa soglia, se due contendenti hanno superato il 38%, viene previsto un secondo turno. Senza apparentamenti successivi: le coalizioni non possono allargarsi formalmente ad altri partiti esclusi dall’alleanza al primo turno. Se nessuna coalizione raggiunge il 38%, la suddivisione dei seggi è proporzionale: nessuno vince il bottino extra di parlamentari e ciascun partito ottiene un numero di eletti proporzionale ai suoi voti. Il ballottaggio non viene previsto anche in un secondo caso: vince il premio di maggioranza la coalizione che ottiene almeno il 42% dei consensi in entrambe le Camere, se la seconda classificata si ferma sotto il 38%.
Al momento, la riforma prevede solo liste bloccate: bloccati gli elenchi dei singoli collegi, bloccato il listone di parlamentari extra – 70 deputati e 35 senatori – che guadagnerebbe la coalizione vincente. Vuol dire, in sostanza, che l’elettore può scegliere sulla scheda solo il partito. I nomi dei candidati sarebbero appannaggio delle segreterie. La maggioranza ha provato a inserire le preferenze alla Camera, senza successo: l’emendamento, nel voto segreto, è stato bocciato dai “franchi tiratori”.
Ora ci riprova al Senato, dove il voto sarà palese. Dopo una lunga trattativa, l’emendamento è stato firmato da tutta la coalizione. Prevede una forma di preferenze “soft”. Cosa vuol dire? L’elettore si trova sulla scheda, per ogni forza politica, un capolista bloccato. È il nome del candidato che passerà di sicuro se il partito ottiene un certo numero di voti. Sotto il candidato blindato, c’è una lista di altri sei nomi prestampati.
Tra questi, il cittadino ne potrà indicare tre con le crocette. Non viene prevista l’alternanza di genere tra i candidati blindati. L’unico correttivo: se il capolista è un uomo, la seconda dev’essere una donna. Costretta però a giocarsi la partita delle preferenze, senza alcuna garanzia.
Il centrodestra si prepara a rivedere una modifica introdotta nel Melonellum alla Camera per volontà di FI. È la cosiddetta norma “anti-cespugli” o “anti-frammentazione”: i voti delle liste che non raggiungono il 3% vengono “cestinati” e non contribuiscono all’assegnazione del premio di maggioranza. Con un’eccezione: il miglior perdente della coalizione. Ovvero la lista che abbia ottenuto il miglior risultato sotto il 3%. Facciamo un esempio: la coalizione X raggiunge, in totale, il 42% dei voti.
Ma uno dei partiti che ne fanno parte arriva al 2,9% e un altro si ferma al 2%. Il primo può essere recuperato come miglior perdente. Il secondo, invece, non viene proprio conteggiato.
Il totale della coalizione a quel punto sarebbe il 40%. Il paradosso nel meccanismo: a vincere potrebbe essere una coalizione che ha preso meno voti dell’altra, penalizzata dall’eliminazione dei “più piccoli”. Al Senato, due emendamenti di FdI puntano a correggere la misura: il primo abbassa la soglia dal 3% al 2%, il secondo la porta all’1%. Così com’era già previsto nel Rosatellum e nella prima versione del Melonellum.




