L’AQUILA – Non solo la chiesa di Santa Maria Paganica o la sede universitaria di palazzo Carli all’Aquila, ruderi puntellati dal 6 aprile 2009: tra le grandi incompiute post sisma, va annoverata anche la Residenza sanitaria assistita di Montereale, in provincia dell’Aquila, resa inagibile dal terremoto del centro Italia del 17 gennaio 2017, con tutti gli anziani ospiti, oltre 60, trasferiti nella struttura dell’ex Onpi nel capoluogo.

I cantieri sono fermi e deserti da metà 2024, le betoniere silenti, quando invece si fa un gran parlare della necessità di presidiare i territori montani di servizi socio sanitari di prossimità.

Una patata bollente che ha già dato adito a duri scontri politici, che ora suo malgrado è in mano al nuovo dg Paolo Costanzi, entrato in servizio il primo settembre, dopo l’interregno del facente funzione Stefano Di Rocco, direttore amministrativo, che ha traghettato l’indebitatissima Asl, impegnata a risparmiarne nei prossimi tre anni 15 milioni di euro, dopo che il direttore generale Ferdinando Romano è uscito di scena da inizio giugno, essendo stata impossibile la sua seconda proroga da parte del presidente della Regione, Marco Marsilio di Fdi, ed ora è commissario del Policlinico di Tor Vergata a Roma, la sua città.

Una vicenda ancor più clamorosa a causa del fatto che i lavori di ristrutturazione sono stati avviati nel 2020, con un appalto della Asl provinciale dell’Aquila vinto dal raggruppamento temporaneo d’imprese I Platani-Todima srl degli imprenditori aquilani Luigi Palmerini e Marino Serpetti, per circa 4 milioni di euro, poi lievitati a seguito di varianti, ad oltre 5 milioni.

Con direzione dei lavori affidata dalla Asl a Marcello D’Onofrio, quale rappresentante e mandatario del raggruppamento di professionisti a cui era stato conferito l’incarico per la progettazione esecutiva e con rup Mauro Antonello Tursini.

A seguire il clamoroso colpo di scena: la revoca dell’appalto in danno decisa a gennaio scorso dall’ex direttore generale Ferdinando Romano, per presunti ritardi e omissioni, dopo uno stop ai lavori di circa sei mesi, con segnalazione anche all’Anac, l’Autorità anticorruzione.

Inevitabile è stato dunque il deflagrare del contenzioso, con l’apertura di una indagine della Procura dell’Aquila, coordinata dal sostituito procuratore Roberta D’Avolio, con un blitz della Guardia di finanza negli uffici Asl per sequestrare le carte, a seguito di un esposto delle due ditte escluse e con il dente avvelenato.

Mentre nella struttura il cantiere è fermo, e gli ospiti sono ancora “parcheggiati” all’ ex Onpi, ultimo atto della intricata vicenda è stata la decisione del Tribunale dell’Aquila del 10 giugno, di respingere il ricorso presentato da I Platani e Todima, ma solo per quello che riguarda la istanza di sospensione del provvedimento di revoca in danno, con i giudici che non sono entrati nel merito.

Limitandosi a far valere il fatto, per il no alla sospensiva, che eventuali risarcimenti potranno essere stabiliti in future fasi processuali.

Variante additata da Palmerini e Serpetti, nell’esposto, come causa dello stop ai lavori e poi della  revoca, visto che l’integrazione sarebbe dovuta essere appaltata con un nuovo bando e non affidata alle loro due imprese, in quanto supera il 10% della somma totale.

Nelle carte dell’inchiesta è finita anche una delibera del Comune di Montereale, di cui è sindaco Massimiliano Giorgi, datata 2018, con la quale veniva concesso un permesso a costruire valido per tre anni, dunque entro il marzo 2021, per rendere “abitabile o agibile” l’edificio della Rsa inagibile dal gennaio 2017, ma poi non ci sarebbe traccia di proroghe concesse dai tecnici e nuove delibere.