L’AQUILA – La Perdonanza celestiniana “moderna”, istituita nel 1983 con la liturgia che conosciamo, con il corteo della Bolla, il Fuoco di Celestino che parte dal monte Morrone, l’accensione del Tripode, per volontà dell’allora sindaco Tullio De Rubeis, ha avuto in realtà un precedente, una idea embrionale, che prese l’abbrivio nella frazione di Pianola, nella forma della “Perdonanza degli ammalati”.
Su volere e iniziativa del compianto Padre Quirino Salomone, scomparso a 84 anni l’anno scorso, che poi è stato tra i protagonisti della istituzione della Perdonanza moderna.
Il 28 agosto quell’anno, tutti i pazienti dell’ospedale psichiatrico di Collemaggio misero in scena il momento dell’arrivo di Pietro Angeleri, per diventare papa con il nome di Celestino V.
Questa in sintesi quanto illustrato dal giornalista aquilano Carlo Gizzi, oggi responsabile comunicazione della Protezione civile regionale, ex capo ufficio stampa Giunta regionale, nel corso di un conviviale che si è tenuta a Pianola ad inizio agosto.
Padre Quirino, francescano da Taranta Peligna, ha spiegato Gizzi, assieme ad un gruppo di giovani che organizzavano già il presepe vivente a Pianola, mise in piedi una manifestazione in cui tutti i malati dell’ospedale psichiatrico mettessero in scena il momento dell’arrivo di Pietro Angeleri sul sagrato, dove tutti i ruoli fossero interpretati dai malati psichiatrici.
“Chiamò questa festa ‘la Perdonanza degli ammalati’, volendo significare che gli ammalati, i cosiddetti “pazzi”, avrebbero concesso il perdono alle persone cosiddette ‘normali’ che li avevano relegati all’interno di stanze munite di letti di contenzione e sbarre alle finestre”. L’anno seguente fu approvata la legge 180, conosciuta come legge Basaglia, che ha sancito la chiusura dei manicomi.
Oggi nel programma religioso della Perdonanza, c’è Perdonanza dei Malati e delle Confraternite, che si svolgerà venerdì 29 agosto alle 15.30 nella Basilica di Collemaggio, con il pellegrinaggio regionale dell’Unitalsi, la Santa Messa con il rito dell’unzione degli infermi, presieduta da Mons. Giuseppe Gianiorio, vicario generale dell’Arcidiocesi di L’Aquila, liturgia animata dalla Corale di Tornimparte diretta dal M° Mario Santucci.
A seguire l’intervento di Gizzi, che arricchisce di significato una celebrazione, ora patrimonio immateriale dell’Unesco, che da 731 anni anni rievoca e aggiorna il profondo significato del rito solenne dell’indulgenza dai peccati, che Papa Celestino V, a un mese dalla sua elezione a Pontefice, nel 1294, concesse a tutti i fedeli, nella basilica costruita per sua stessa volontà. (f.t.)
ALLE ORIGINI DELLA PERDONANZA MODERNA
Nel 1977 un frate francescano di Taranta Peligna, padre Quirino Salomone, all’età di 39 anni, venne inviato all’Aquila dalla Curia generale con l’incarico di rettore della Basilica di Santa Maria di Collemaggio e di cappellano dell’ospedale psichiatrico.
È considerato uno dei fondatori della Perdonanza celestiniana moderna e si è prodigato per l’accoglienza degli ultimi tramite la Fraterna Tau, la Mensa di Celestino e il Movimento Celestiniano, di cui era il punto di riferimento spirituale.
Padre Quirino aveva appreso dai filmati dell’archivio Istituto Luce che, durante il Ventennio e fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, ogni anno si svolgeva all’Aquila la Festa della Perdonanza con figuranti vestiti in costumi medievali e con l’arrivo del monaco del Morrone, Pietro Angeleri, che giungeva a dorso di un asinello sul piazzale della Basilica di Collemaggio, dove c’erano ad accoglierlo i più alti dignitari della corte angioina, che più tardi avrebbero assistito all’incoronazione a papa con il nome di Celestino V.
Quirino aveva in mente di fare qualcosa di più per la ricorrenza della Perdonanza, di quanto non si facesse fino a quell’anno: la benedizione delle automobili e dei motocicli impartita dal vescovo dell’Aquila, a cui seguiva un corteo strombazzante per tutto il centro della città.
Sua intenzione era quella di restituire nuova dignità a quella ricorrenza, ma non sapeva su chi contare per realizzare quel suo progetto.
Fu così che, una volta giunto all’Aquila per rivestire il suo duplice incarico, il francescano si rivolse a un capo scout di allora – Angiolino Gagliostri – per chiedergli se poteva contare sull’aiuto di quei giovani.
Ma Angiolino, dopo avergli detto che non disponeva di ragazzi capaci di aiutarlo nel suo intento, gli fece una proposta: “All’Aquila esiste un gruppo di giovani che organizzano un bellissimo presepio vivente a Pianola; potresti chiedere a loro se ti danno una mano”.
Fu così che padre Quirino chiamò uno di questi giovani e, una volta entrato in contatto con tutto il gruppo organizzatore del presepio vivente, espose la sua idea: organizzare una manifestazione in cui tutti i malati dell’ospedale psichiatrico mettessero in scena il momento dell’arrivo di Pietro Angeleri sul sagrato, dove tutti i ruoli fossero interpretati dai malati psichiatrici.
Chiamò questa festa “la Perdonanza degli ammalati”, volendo significare che gli ammalati, i cosiddetti “pazzi”, avrebbero concesso il perdono alle persone cosiddette “normali” che li avevano relegati all’interno di stanze munite di letti di contenzione e sbarre alle finestre.
Questa festa, con tanto di asinello e di attori-ammalati che indossavano i costumi di scena forniti dal presepio vivente di Pianola, si tenne il 28 agosto 1977, cui seguì l’apertura della Porta Santa, l’ingresso in basilica dei “sani” e dei “pazzi” (giudicate voi chi erano i sani e chi i pazzi) e la messa officiata da Padre Quirino e dal vescovo dell’epoca.
In quell’anno era in corso un dibattito a livello politico e scientifico sulla opportunità di lasciare ancora aperti questo tipo di ospedali – i manicomi – dove le persone giudicate “malate mentali” venivano rinchiuse praticamente a vita!
La malattia mentale non si è mai scrollata di dosso l’uniforme di vergogna e stigma che ci riporta in quei luoghi dove veniva chiusa e isolata, per essere nascosta “ai normali”: i manicomi. Una divisa che rappresentava uno scandalo sociale e classificava chi la indossava come “matto”.
Dibattito che si concluse, felicemente, con la legge di riforma, conosciuta come legge n.180/1978 o legge Basaglia; legge che sanciva la chiusura dei manicomi.
Non sappiamo se la “Perdonanza degli ammalati” e il suo ideatore Padre Quirino abbiano avuto un ruolo in questa rivoluzione che volle la chiusura dei lager, ma di sicuro possiamo affermare che la Nuova Perdonanza nacque in quell’anno, nel 1977, e che da allora proseguì e si sviluppò fino ad arrivare a quella di oggi che è stata anche riconosciuta come patrimonio immateriale dell’Unesco.
Quei ragazzi di allora che vennero mobilitati da padre Quirino con il compito di realizzare un sogno che portava nel cuore da quando era giovane studente del seminario di San Giuliano, con entusiasmo e passione continuarono a fare crescere questa festa: tra loro c’erano Andrea Corridore, Umberto Cavalli, Floro Panti ed altri.
In quegli anni nacque l’idea del corteo (ancora senza “bolla della Perdonanza” che giaceva dimenticata in un archivio della Santa Sede fino a quando non venne consegnata a Padre Quirino uno o due anni dopo); nacque l’idea del “Fuoco di Celestino” che partiva dal Morrone e, scortato dalla “Staffetta della Perdonanza”, composta da podisti e ciclisti di varie associazioni aquilane, attraverso lo stesso percorso fatto da Pietro Angeleri a dorso di asinello lungo il corso dell’Aterno, giungeva alla Basilica di Collemaggio per accendere il tripode di rame sbalzato dai fratelli Arduini, che ora svetta ancora sulla torre civica: la fiaccola del “Fuoco di Celestino”, impugnata da un podista, veniva consegnata a un Vigile del Fuoco che, per mezzo di una scala, saliva sulla torretta per accendere il “Fuoco del Morrone”.
In quegli anni nacque l’idea della “Veglia in musica” che durava dall’apertura fino alla chiusura della Porta Santa, nel corso della quale musicisti locali, cori e artisti davano sfogo al loro estro.
Questo gruppo di giovani aquilani e pianolesi, sotto la guida di Padre Quirino, per gli anni a seguire continuarono a far crescere questa festa e a fissarne tutti gli aspetti e le caratteristiche che ancora oggi ne costituiscono l’ossatura: l’impugnatura della “fiaccola del Perdono” venne cesellata in argento dal gioielliere Cardilli, il bastone con il quale i cardinali picchiano per 3 volte sulla Porta Santa prima dell’apertura, proviene da un ramo di ulivo dell’Orto del Getzemani che venne acquistato da Padre Quirino durante un pellegrinaggio in Terra Santa.
Un altro momento importante nella storia della Moderna Perdonanza si realizzò quando venne costituito da Padre Quirino, con il compito di organizzare e far crescere questo evento storico, religioso, civile, il Centro internazionale di Studi Celestiniani, con rogito del notaio Fanti del 24 giugno 1982, del quale facevano parte anche alcuni di questi giovani promotori.
Qualche anno dopo, nel 1984, il Comune dell’Aquila, grazie alla felice intuizione del sindaco Tullio De Rubeis, decise di avocare a sé l’organizzazione della parte civile della Perdonanza, costituendo un comitato che ebbe il compito di far crescere e far conoscere al mondo questa festa annuale che è oggi diventata quell’evento di caratura internazionale che tutti conosciamo.






