L’AQUILA – “Ci sentiamo ignorati, senza logica alcuna e in piena incoerenza rispetto a quanto avvenuto per le altre categorie di lavoratori. Il fatto più triste è nella totale assenza di una ragione plausibile se non il disinteresse tecnico e morale che ha impedito la nostra stabilizzazione”.
Questo riferiscono ad Abruzzoweb, chiedendo l’anonimato, timorosi di esporsi per possibile ritorsioni nella complessa carriera accademica, ricercatori universitari di tipo B dei settori non bibliometrici, di diverse facoltà, vincitori di concorso, residenti nel cratere sismico aquilano alcuni già ai tempi del terremoto del 6 aprile 2009, che si ritengono, al pari di altri ricercatori degli altri crateri sismici, del centro Italia e dell’Emilia, fortemente danneggiati nella loro carriera che avrebbe dovuto portarli dopo un triennio di attività alla stabilizzazione come professori associati.
Proprio per il loro status di terremotati, che li vede penalizzati nell’acquisizione dell’abilitazione nazionale necessaria per la loro stabilizzazione a tempo indeterminato. In particolare per il requisito della “continuità scientifica” al cospetto dei diversi criteri voluti dalla norma, ovvero della loro attività accademica, anche prima ancora di diventare ricercatore di tipo b, vincendo il concorso, ovvero nella precedente fase di assistenza e dottorato.
Negli atenei del cratere sismico ci sono stati infatti spesso lunghi “buchi”, a causa del terremoto, con la sospensione di corsi e attività e la loro vita post sisma non gli ha permesso di curare appieno le necessità di ricerca e accademiche.
Per quanto riguarda i ricercatori B residenti nei crateri sismici, si parla di circa una trentina di persone, nel contesto delle diverse università dell’Aquila, di Teramo, di Macerata e Camerino, innanzitutto, ma tendenti a crescere con la evoluzione dei concorsi, che chiedono che vengano messi nelle condizioni di poter ottenere l’agognata stabilizzazione, tenuto conto che, nel post sisma, per altre categorie di lavoratori del cratere si è proceduto a stabilizzazioni a gogo, vedi Uffici speciali della ricostruzione, Comuni, Asl e vari enti pubblici.
E per di più protestano, “siamo stati scavalcati regolarmente nei concorsi nazionali da colleghi di altre regioni e territori, in buona parte dalle scuole romane e dal Lazio, arrivati a frotte anche in Abruzzo, che non hanno avuto certo i nostri problemi, e hanno potuto vantare percorsi più performativi e vincenti, avendo avuto modo e potenzialità di condurre un percorso formativo lineare e in continuità per ottenere l’abilitazione scientifica”.
La doccia fredda è stata l’esclusione dal Dl Economia dell’emendamento volto a favorire la loro stabilizzazione – provvedimento valido per i residenti al momento del terremoto nei crateri sismici 2009 dell’Aquila, del 2012 dell’Emilia e del 2016 del centro Italia -, dichiarato però “improponibile”, a firma ai senatori abruzzesi di Fdi Guido Liris, capogruppo della Commissione Bilancio, ed Etel Sigismondi, segretario regionale. Esclusione avvenuta nella stessa commissione Bilancio e ora l’emendamento è già ripresentato tal quale nel disegno di legge 1184 “Pnrr”, e ci sarebbero interlocuzioni in corso con il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, al fine di far comprendere la specificità del caso, che non può creare un precedente, tenuto conto che l’emendamento tutelerebbe anche ricercatori della sua regione, l’Emilia Romagna, colpita dal terremoto del 2012.
Lo svantaggio proseguono, “non si colloca solo nel triennio alle dipendenze della Università, ma anche prima, specie nel periodo decorrente dal sisma che incide sulla qualità e sulla continuità della ricerca tale da condizionare l’ottenimento dell’Abilitazione letto il preposto bando. Lo stesso non prevede deroghe o forme di considerazione per chi ha subito questo svantaggio”.
Mentre invece, a tutela del candidato, vengono presi in considerazione i casi di congedo obbligatorio per paternità o maternità.
Se perderanno questo treno la beffa per questi ricercatori sarà anche doppia, perché si accinge a scomparire lo strumento dell’abilitazione scientifica, e il loro triennio sarà del tutto inutile, a cui hanno avuto acceso, giova ricordare con un concorso molto selettivo.
Prima di entrare ancor più nel dettaglio, occorre fare chiarezza sullo status dei ricercatori, che sono di tipo A e tipo B.
Il primo, ricercatore A, vinto il concorso va a lavorare all’Università massimo per sei anni e poi arrivederci.
Il ricercatore di tipo B è per così dire di “rango superiore”, perché dopo tre anni può acquisire l’abilitazione scientifica e può diventare professore associato, rispondendo ad un bando nazionale e dunque stabilizzato.
Occorre però avere requisiti per vantare un punteggio competitivo nel bando nazionale: oltre alle pubblicazioni scientifiche, ci sono le esperienze di ricerca, formative, di docenza all’estero, partecipazioni in comitati di ricerca internazionali, a convegni di natura nazionale o internazionale.
Oggettivamente per parte dei ricercatori il terremoto ha determinato una maggiore difficoltà a fare tutto questo, ma il vero vulnus, ritenuto dagli stessi ricercatori il vero problema, è rappresentato dalla continuità scientifica e della ricerca nella loro carriera all’università, dall’assistenza fino al dottorato, che spesso non è stato possibile garantire con linearità perché nei vari dipartimenti universitari, molte attività sono state interrotte e sono andate avanti a singhiozzo con mille difficoltà, a causa del terremoto e molto spesso sono state le condizioni dei ricercatori a non permettere una lineare presenza e completezza a causa della loro condizione.
L’emendamento intende dare risposta proprio a questo vulnus, ovvero si legge nella scheda introduttiva “allo svantaggio determinato dal sisma, essendo previsto un giudizio sui ricercatori candidati alla Abilitazione Scientifica Nazionale vertente sulla continuità e qualità nel tempo dei risultati della ricerca e su esperienze internazionali, aspetti sui quali i terremotati a causa del proprio status non hanno potuto esprimersi”.
Beninteso, la deroga “si propone possa essere concessa solo a quei ricercatori di tipo b, con i valori soglia delle pubblicazioni e per almeno due terzi degli indicatori”, ovvero per i medesimi presupposti per accedere alla selezione per l’ottenimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale.
Gli stessi prima di essere stabilizzati “dovranno essere destinatari di valutazione positiva da parte dell’Ateneo al termine del triennio”.
Si precisa che “la misura non ha incidenza alcuna sui conti dello Stato, rappresenta l’occasione per tutelare i terremotati della ricerca che sempre meno lavorano, per i suddetti motivi, nelle Università Italiane e permette, in particolare, di non disperdere i fondi assegnati dalla legge 145/2018 per l’assunzione di ricercatori b, che in assenza di stabilizzazione di detti ricercatori rappresenterebbero un investimento perso”.
Concludono i terremotati della ricerca: “il Ministero dell’Istruzione a differenza degli altri Ministeri, come il Mef, non considera i terremotati, dimentica la portata e l’eccezionalità del fenomeno che ha determinato interventi essenziali per i cittadini e i territori svantaggiati. Nel mentre si accinge a scomparire lo strumento dell’abilitazione scientifica non si vogliono adeguare e non vogliono cambiare i criteri per una valutazione corretta in capo a chi per anni ha subito lo svantaggio del terremoto, un terremoto che ha creato precedenti normativi essenziali per la tutela di persone e territori svantaggiati di cui la nostra Nazione va fiera, una posizione difficile da digerire proprio perché non sensibile a quanto normato per le categorie dei lavoratori e gli Enti che hanno subito il terremoto per ben 15 anni, in questo caso però a zero costo per lo Stato”.






