L’AQUILA – “È in nome del decoro e della legalità che vari esponenti della destra locale nelle scorse settimane hanno dichiarato che interagiranno con i proprietari dell’area in cui ha sede Casematte affinché si proceda allo sgombero. Una minaccia che ha prodotto un’ondata di solidarietà da parte della cittadinanza che riconosce in Casematte un presidio sociale importantissimo”.

È quanto si legge in una nota nella quale viene annunciata un’assemblea cittadina aperta all’Aquila, domenica 18 maggio, alle ore 16:30, per discutere collettivamente del futuro dello spazio sociale e dell’area di Collemaggio.

Di seguito la nota completa.

“CaseMatte è stata aperta il 31 ottobre 2009 e da quel momento è diventata sede di eventi culturali, concerti, presentazioni di libri e un’attività politica che ha permesso ai cittadini e alle cittadine aquilane di confrontarsi, fare proposte, organizzare campagne e forme di protesta.

È stato il luogo chiave della partecipazione attiva nel periodo del post-sisma e continua ancora oggi ad accogliere una ricca pluralità di collettivi, associazioni e artist3 (Fuori Genere, collaborazione 180 amici , UDS e Link, Gruppo di autocoscienza, slam poetry, studio di registrazione, skatepark). Il lavoro quotidiano che viene portato avanti su base volontaristica porta alla consapevolezza che uno spazio libero e liberato, in cui praticare l’autogestione come Casematte, sia ancora (e sempre) necessario in ogni luogo e tempo, e anche nella nostra città.

A L’Aquila infatti sono pochi gli spazi per vivere una socialità non mercificata ed ancor meno quelli dove sperimentare una politica apartitica. Per non parlare di luoghi in cui sia possibile dar vita ad una produzione artistica che sia davvero libera e slegata dalle logiche di performativitá. Noi sappiamo che è sulla nascita e sullo sviluppo di questi luoghi che si gioca la vera alternativa alla solitudine, alla depressione, alla dipendenza, all’ignoranza, alla mancanza di presa sul presente. Sono questi luoghi sicuri per tutte le individualitá non convenzionali. Quale cittadinanza realmente attiva è possibile se il futuro di ogni idea riposa tra istituzionalizzazione e ferocia da tastiera?

A questo proposito è necessario riportare al centro dell’attenzione dell’intera cittadinanza la lunga e controversa storia del Parco della Luna.

Il 4 giugno 2015 più di 20 associazioni si riuniscono all’Aquila per immaginare insieme un percorso per la riqualificazione dell’ex manicomio di Collemaggio e riescono ad elaborare un manifesto chiamato “Collemaggio cittadella solidale della creatività”. Con questo obiettivo comune si abbozza il progetto chiamato “Parco della Luna” che, in linea con la riqualificazione iniziata dal basso con l’attivazione della struttura di Casematte (edificio B6) e del contiguo progetto dell’albergo in via dei Matti n.0 (edificio B4), proponeva di riattivare altri 4 edifici dell’area (B8,B10,B11,B12) per dare spazio a molteplici attività culturali, artistiche e artigianali.

Dopo dieci anni, a marzo 2025, la progettazione esecutiva è in corso ma è affidata senza bando pubblico a un gruppo selezionato di operatori, quando era invece specificata formalmente l’inclusione delle associazioni coinvolte nella presentazione del progetto iniziale, inclusa Casematte.

Se l’esistenza di fondi dà una speranza, il rischio è quindi che la visione socio-culturale e la partecipazione attiva, concetti cardine del progetto presentato, vengano messe in secondo piano, a favore di una gestione che sembra ignorare il valore comunitario e partecipativo che aveva animato l’iniziativa.  La riqualificazione del Parco di Collemaggio potrebbe rappresentare una grande opportunità ma solo se verranno mantenuti gli impegni e si riprenderà la visione di un progetto partecipato che sia realmente sostenibile, solidale e inclusivo.

Per tanti anni, nonostante l’abbandono e il buio, abbiamo vissuto il nostro impegno nello spazio di CaseMatte anche come contributo a un processo più ampio. E vorremmo continuare a farlo, provando a stravolgere questa fase di inaridimento degli spazi di partecipazione, con l’entusiasmo della scoperta di nuove pratiche e di nuovi linguaggi”.