L’AQUILA – “Futuro”, quello negato e quello che appartiene alle nuove generazioni, e “Giustizia”: due parole che hanno accompagnato la fiaccolata nel sedicesimo anniversario del terremoto che il 6 aprile del 2009 all’Aquila ha spezzato la vita di 309 persone.
Un corteo in forma ridotta, come voluto dai familiari delle vittime, in segno di rispetto per un dolore che negli anni non passa e la partenza da un luogo simbolo della tragedia, la Casa dello Studente, anziché dal Tribunale, dove troppo spesso si sono riaccese profonde ferite con sentenze definite “vergognose”, anche ieri sera.
Lo ha ribadito Vincenzo Vittorini, dell’Associazione Familiari Vittime del Terremoto, che quella notte ha perso moglie e figlia: “Avevamo scelto di non fare la fiaccolata ma solo un incontro al Parco della Memoria. Poi si è deciso di partire da questo luogo simbolo, la Casa dello Studente. Qui dove sono morti ragazzi che erano il futuro delle loro famiglie e di loro stessi. È quello che è successo che li ha uccisi, perché non sono morti da soli, sono stati uccisi. Nei giorni scorsi è stata cancellata quella vergognosa sentenza che stabiliva il concorso di colpa al 30%. Ripartiamo da qui per dire che non esistono morti di serie A e di serie B”.
Circa un migliaio i presenti alla fiaccolata: aquilani, familiari delle vittime, istituzioni, una marcia silenziosa e intima più contenuta rispetto a quelle che si sono svolte in questi 16 anni, nel rispetto di una sofferenza quotidiana.
Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, i senatori Guido Liris ed Etel Sigismondi, il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, l’assessore regionale alla Cultura e presidente del Consiglio comunale Roberto Santangelo, i consiglieri regionali Massimo Verrecchia, Pierpaolo Pietrucci, Sandro Mariani, la consigliera provinciale Gabriella Sette, assessori e consiglieri comunali, il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, il prefetto Giancarlo Di Vincenzo.
“Il modo migliore per onorare vittime del terremoto è creare continuamente le condizioni affinché la città possa essere vissuta a pieno, soprattutto grazie ai ragazzi nati dopo il terremoto, che portano sulle loro spalle il destino di questa comunità”, ha detto il sindaco Pierluigi Biondi, presidente dell’Anci Abruzzo.
I partecipanti alla fiaccolata, dopo aver attraversato via XX Settembre, sono arrivati al Parco della Memoria per deporre dei fiori sui nomi che compongono il memoriale.
Ad accendere il braciere della memoria Carlo Cruciani, carabiniere in pensione, in servizio presso il centralino del 112 nella notte del sisma, tra il 5 e il 6 aprile 2009.
Le rose bianche sui nomi delle vittime illuminati nella fontana, monumento del ricordo, poi letti ad alta voce anche da Gabriella Corrado, nata la notte del terremoto, venuta alla luce pochi minuti dopo la scossa delle 3.32.
Una scelta fortemente simbolica la partecipazione di chi non ricorda la tragedia ed è cresciuto tra le strade di una città in ricostruzione che, giorno dopo giorno, si riappropria dei suoi spazi. Una ricostruzione materiale ma soprattutto sociale, un percorso complesso da 16 anni al centro del dibattito.
“C’è ancora molto da fare ma nessuno oggi può negare i progressi fatti in questi anni e nessuno può dire che L’Aquila non sia un modello”, ha sottolineato il sindaco Biondi.





