L’AQUILA – “La Dermatite atopica è una malattia invalidante che purtroppo influisce pesantemente sulla qualità della vita. In Abruzzo siamo riusciti a realizzare il primo percorso diagnostico terapeutico assistenziale, Pdta, a livello regionale, non ci sono altri casi in Italia. Sono molto orgogliosa sia del nostro lavoro che del supporto dell’Agenzia sanitaria regionale”.
Ormai da mesi a Roma, in un posto di grande prestigio, accetta volentieri di celebrare un successo del “suo” Abruzzo e della “sua” L’Aquila, la professoressa Maria Concetta Fargnoli, ex responsabile della Dermatologia Generale ed Oncologia della Università degli studi del capoluogo regionale e ora brillante direttore scientifico dell’IRCCS Istituto Dermatologico San Gallicano della Capitale, oltre che vicepresidente SIDeMaST – Società Italiana di Dermatologia e delle Malattie Sessualmente Trasmesse.
Il medico, una istituzione nella Asl aquilana dove ha creato una vera e propria scuola e dove è stata davvero molto amata e stimata, senza mezzi termini sottolinea con orgoglio che la Regione Abruzzo è stata la prima in Italia ad aver varato un nuovo Percorso diagnostico terapeutico assistenziale dedicato alla malattia infiammatoria cronica della pelle.
Un lavoro a cui la scienziata ha dato un apporto notevole insieme agli altri esperti e con l’agenda sanitaria regionale guidata dal medico aquilano Pierluigi Cosenza.
Nei giorni scorsi la Giunta regionale del presidente, Marco Marsilio, di FdI, su indicazione dell’assessore alla Sanità Nicoletta Verì, ha approvato il documento tecnico di sicurezza 16 pagine redatto dal gruppo di lavoro delle Asl abruzzesi e dell’Asr, e firmato da Cosenza. Oltre a Fargnoli, hanno fatto parte del gruppo il professor Paolo Amerio – UOC Dermatologia, Università degli studi di Chieti-Pescara, il dottor Giampiero Mazzocchetti – UOSD Dermatologia, Ospedale “Santo Spirito” Pescara, la dottoressa Patrizia Nespoli – UOS Dermatologia, Ospedale “Mazzini” Teramo e la professoressa Lia Ginaldi, referente regionale medicina in genere; per l’Asr, le ho dottoresse Giorgia Fragassi e Anita Saponari e il dottor Vito Di Candia.
“Questa iniziativa è stata fortemente voluta dal gruppo di lavoro dei responsabili di Dermatologia d’Abruzzo e supportata dall’Agenzia sanitaria regionale, per questo ringrazio moltissimo il dottor Cosenza e tutti i suoi collaboratori per averci assistito e seguito nella formalizzazione di questo percorso”, sottolinea Fargnoli.
“La dermatite atopica – spiega – è una malattia infiammatoria della pelle che esordisce in oltre il 50% dei casi nei bambini molto piccoli. Il paziente ha questa malattia per gran parte della sua vita, nel 20% dei casi resta in una forma moderata-severa nei pazienti adulti, impattando moltissimo sulla qualità di vita ma anche su quelle che sono sia le scelte professionali che sociali e familiari. Una malattia che crea molti problemi: il sintomo principale è il prurito che impatta moltissimo sul sonno e sulla quotidianità, un risvolto sociale importante”.
“Insieme agli altri responsabili delle Dermatologie abruzzesi – aggiunge Fargnoli – abbiamo stilato un percorso che molto recentemente è stato approvato dall’Asr. Ci tengo a ribadire che è il primo percorso diagnostico sulla Dermatite atopica approvato a livello regionale in Italia, perché esistono realtà a livello aziendale ma non a livello regionale. Mi auguro che presto venga implementato anche a livello delle singole Asl”.
“I Pdta servono a gestire quella che è la presa in carico del paziente, per fare in modo che sia omogenea a livello regionale con diversi step, quindi vari livelli, dal primo che può gestire una fase lieve della malattia fino ai centri ospedalieri che gestiscono una fase moderata-severa, creando un collegamento tra queste due realtà ospedale-territorio. Questo anche alla luce di quelle che sono le più recenti possibilità terapeutiche per le forme moderate-severe che ha questa malattia e che sono in grado di cambiare la vita del paziente che, spesso, ha comorbilità – come asma, congiuntivite, rinite – quindi garantisce anche la gestione della multidisciplinarietà sia omogenea. L’obiettivo è facilitare la connessione ospedale-territorio armonizzando le attività delle diverse realtà regionali attraverso una rete”, conclude Fargnoli che con le sue parole dimostra di non aver dimenticato l’Abruzzo e L’Aquila.






