L’AQUILA – Sette anni fa perse un occhio a causa di una rasoiata inferta dal rivale in amore, un minorenne all’epoca dei fatti, figlio di un collaboratore di giustizia siculo: forse finora l’episodio più grave della movida aquilana che ci fu a piazza Chiarino. Ma quella vicenda sembra non finire mai visto che ora il giovane aggredito si ritrova sotto processo  dal giudice di pace  per  percosse avendo reagito all’aggressione nei riguardi di chi gli fece del male per futili motivi. Non rischia molto, se colpevole, al massimo una multa essendo accusato di aver causato un trauma addominale guaribile in 20 giorni, ma il tutto a fronte di strascichi giudiziari interminabili e penosi.

Il giovanissimo aggressore, che ora come il padre vive lontano dall’Aquila, venne anche arrestato con la motivazione di essere un soggetto pericoloso e fu condannato a dieci mesi di reclusione con i benefici di legge, pena bassa anche per il fatto di essere minorenne all’epoca dei fatti. Questo a prescindere dalla causa civile per il risarcimento dei danni a suo carico che è in corso.

Il ragazzo, sferrato il colpo, si dette alla fuga tra gli sguardi atterriti  della gente che, vedendo il viso del ferito diventato una maschera di sangue, chiamò il 118. Riferì, poi, di avere avuto paura di ritorsioni da parte degli amici del giovane da lui ferito gravemente anche se  non gli fu mai torto un capello come attestano le indagini dei carabinieri.

Nel corso di questo giudizio in tribunale l’imputato è assistito dall’avvocato Massimiliano Venta  la parte civile  dal collega Massimo Costantini entrambi del Foro aquilano.